Per
la maggior parte dei cambogiani il nome di Pol Pot, 69 anni, è sinonimo
di morte e orrore. Durante i terribili anni del suo regime (1975 - dicembre
78), il leader dei Khmer Rossi cercò di realizzare una utopia agraria
di ispirazione marxista che si tradusse in un genocidio.
Furono svuotate le città, aboliti denaro e proprietà privata,
chiusi ospedali, scuole, monasteri e mercati. Gli intellettuali, spesso
identificati solo dal fatto che portavano gli occhiali, vennero uccisi
o deportati nei campi di lavoro, veri e propri lager. E i contadini, obbligati
a lavorare con turni massacranti nelle risaie, morirono a migliaia di fame,
malattie e maltrattamenti. Ancora oggi si ignora quante furono le vittime:
c'è chi parla di uno, chi di due milioni, su una popolazione di
sei milioni di abitanti. Ma il continuo ritrovamento, a distanza di tanti
anni, di fosse comuni fa propendere per la cifra più alta.
Nato col nome di Saloth Sar il 28 maggio 1928 nella provincia di Kompong
Thom, Pol Pot era figlio di contadini. All'età di sei anni raggiunse
a Phnom Penh la sorella, cameriera al palazzo reale.
Nel 1949 si recò a Parigi (la Cambogia era una colonia francese)
per studiare elettrotecnica. Qui aderì al Partito comunista francese
ed entrò in contatto con numerosi intellettuali cambogiani. Ma soprattutto,
a Parigi nacque il soldalizio con Khieu Samphan, allora brillante studente:
Khieu diventò il presidente della Kampuchea Democratica dopo che
i Khmer Rossi conquistarono Phnom Penh il 17 aprile 1975 al termine di
un'aspra guerra civile seguita al colpo di Stato filo americano del 1970.
Fu tuttavia Pol Pot, che lo raggiunse sei giorni dopo, il vero regista
del genocidio.
Il regno del terrore finì con l'invasione vietnamita del novembre
1979. Ma contro gli invasori e il successivo governo filo vietnamita di
Hun Sen si scatenò la guerriglia condotta dai Khmer Rossi, i nazionalisti
di Son Sann e i seguaci del deposto re Norodom Sihanouk.
Nel 1991 le quattro parti firmarono un accordo di pace firmato dall'Onu
e nel 1993, in seguito a libere elezioni, la guida del governo è
stata affidata ai due co-primi ministri Ranariddh (figlio di Sihanouk)
e Hun Sen, mentre Sihanouk è nuovamente salito sul trono.
I Khmer Rossi non hanno voluto riconoscere il nuovo governo e controllano
una parte del territorio alla frontiera con la Thailandia dove si trovano
ricche miniere di pietre preziose. Formalmente i negoziati con le altre
forze sono stati condotti da Khieu Samphan e si ignora quale sia stato
il ruolo di Pol Pot, da anni tornato nell'ombra. Tuttavia il suo nome ha
continuato a suscitare una eco sinistra e molte fonti sostenevano che il
vero leader dei Khmer Rossi fosse sempre lui.
(22 ottobre 1997)
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La
prima
intervista
dal 1979
La
"carriera"
di Pol Pot
La tragedia
cambogiana
DALL'ARCHIVIO
DI Repubblica.it
Il processo
al dittatore
Hun Sen
Ranariddh
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