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La testimonianza di un giornalista americano
che ha assistito al processo contro l'ex dittatore cambogiano

"Ho visto Pol Pot,
stava piangendo"
Ma Hun Sen, il nuovo leader del paese asiatico, dice: "E' tutta una manovra dei Khmer Rossi, comanda ancora lui". Intanto cresce la pressione internazionale dopo il colpo di stato

Per la prima volta dopo 18 anni un giornalista occidentale ha visto Pol Pot. Vivo e sotto processo. Nate Thayer, il corrispondente americano della "Far Eastern Economic Review" da venerdì scorso si trova ad Anlong Veng, roccaforte dei gurriglieri Khmer Rossi a 310 chilometri da Phnom Penh. E ha descritto le fasi del processo al quale i suoi ex compagni hanno sottoposto il dittatore cambogiano.

"Si è trattato di un classico processo nello stile della rivoluzione culturale degli anni '60. Gli eventi di questa 'purga' sono stati così traumatici che ho pensato che Pol Pot potesse morire durante il dibattimento. Mentre veniva denunciato dai suoi ex fedelissimi gli si leggeva l'angoscia in volto. Stava per piangere", ha raccontato il giornalista. Thayer ha precisato che sette capi dell'organizzazione hanno accusato Pol Pot e tre suoi luogotenenti di assassinio, attentato alla riconciliazione nazionale, appropriazione di fondi del movimento e hanno denunciato il fatto che i comandanti "ubriaconi e corrotti" hanno violentato le mogli dei loro compagni. Il tutto mentre la folla, circa 500 persone, urlava "Schiacciate, schiacciate Pol Pot e la sua banda". Al termine del processo Pol Pot è stato condannato all'ergastolo. I Khmer rossi hanno comunque annunciato che non consegneranno il loro ex leader ai tribunali internazionali.

Una condanna che però non convince Hun Sen, il secondo premier cambogiano, che il 5 luglio scorso ha estromesso con un sanguinoso colpo di stato il primo capo del governo, il principe Norodom Ranariddh. "E' una manovra politica dei Khmer rossi. Pol Pot è ad Anlong Veng e continua a comandare le sue forze", ha dichiarato Hun Sen ai giornalisti. Nel frattempo, per il paese la situazione si fa sempre più complicata. L'ultimo colpo è arrivato dalla decisione dell'Asean, l'Associazione delle nazioni del sudest asiatico, di non ammettere la Cambogia. Il vertice dell'organizzazione, riunito a Kuala Lumpur, in Malaysia, ha motivato la decisione proprio con il recente colpo di stato. Nella stessa seduta sono state però ammesse nell'Asean il Laos e la Birmania.

(28 luglio 1997)


La prima
intervista
dal 1979

La "carriera"
di Pol Pot

La tragedia
cambogiana

DALL'ARCHIVIO
DI Repubblica.it

Il processo
al dittatore

Hun Sen

Ranariddh