Slitta l’arrivo di Zaki in Italia: “Piani cambiati, sarò a Bologna tra un paio di giorni”. L’attivista ha rifiutato il volo di Stato e l’atterraggio a Ciampino
di Francesca CaferriLa festa deve aspettare. “Solo un paio di giorni”, scrive Patrick Zaki nel tweet con cui annuncia che, contrariamente a quanto previsto, non sarà a Bologna oggi per un ritardo nella preparazione dei documenti di revoca del suo divieto di viaggio.
La svolta arriva alla fine di una giornata complessa, l’ennesima, nel caso del ricercatore egiziano dell’università di Bologna condannato la scorsa settimana per diffusione di notizie false contro lo Stato e poi graziato dal presidente Abdel Fatah al Sisi.
Insieme alla grazia, era arrivata la revoca del divieto di viaggio e Zaki, sin dai primi momenti dall’uscita dal carcere aveva espresso il desiderio di andare subito a Bologna. Ma sin dal mattino di ieri si era capito che il viaggio sarebbe stato complicato.
A Patrick d…
La festa deve aspettare. “Solo un paio di giorni”, scrive Patrick Zaki nel tweet con cui annuncia che, contrariamente a quanto previsto, non sarà a Bologna oggi per un ritardo nella preparazione dei documenti di revoca del suo divieto di viaggio.
La svolta arriva alla fine di una giornata complessa, l’ennesima, nel caso del ricercatore egiziano dell’università di Bologna condannato la scorsa settimana per diffusione di notizie false contro lo Stato e poi graziato dal presidente Abdel Fatah al Sisi.
Insieme alla grazia, era arrivata la revoca del divieto di viaggio e Zaki, sin dai primi momenti dall’uscita dal carcere aveva espresso il desiderio di andare subito a Bologna. Ma sin dal mattino di ieri si era capito che il viaggio sarebbe stato complicato.
A Patrick due giorni fa, appena uscito dal carcere era stata offerta la possibilità di andare immediatamente in Italia su un volo privato messo a disposizione dalla presidenza del Consiglio. Un’opzione che il giovane aveva declinato nel nome della necessità di mantenere la sua indipendenza di ricercatore impegnato nel campo dei diritti umani.
Lunghe discussioni all’ambasciata italiana del Cairo, giovedì pomeriggio, non erano bastate a fargli cambiare idea: Patrick aveva ringraziato, privatamente e pubblicamente, l’ambasciatore, i funzionari, il governo e l’Italia tutta. Ma non aveva ceduto su quella che vedeva come una potenziale minaccia alla sua indipendenza futura.
Così, aveva prenotato un posto per sé e per i suoi familiari sul volo Egyptair in partenza dal Cairo questa mattina per Milano e chiesto ad un amico di andarlo a prendere in macchina e portarlo a Bologna: qui lo aspettava la festa organizzata dall’università e dal comune.
Profilo basso dunque, bassissimo: ma non abbastanza per schivare le polemiche. “Ingrato”, titolava ieri mattina Libero, proseguendo una polemica lanciata in aula dal senatore Maurizio Gasparri che già giovedì pomeriggio, incurante delle dichiarazioni già rilasciate, si chiedeva quando Zaki avrebbe trovato il tempo per ringraziare il governo.
La difesa di Amnesty International non era bastata: "La reputazione dei difensori dei diritti umani si basa sulla loro indipendenza dai governi. Ringraziano e apprezzano quando si fanno delle cose per loro e infatti Patrick ha ripetutamente ringraziato governo e ambasciata. Decidere di viaggiare su un volo di linea non è un gesto di opposizione politica, ma un gesto di indipendenza", ha detto il portavoce Riccardo Noury. Parole al vento, o quasi.
La decisione di non salire sull’aereo già parcheggiato in un’area riservata dello scalo del Cairo infatti ha creato molta irritazione negli ambienti del governo: i funzionari di Palazzo Chigi sono stati costretti a cancellare la photo opportunity con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni organizzata a Ciampino.
Se a questo si aggiunge che sia Palazzo Chigi che la Farnesina erano già irritati con Zaki per le critiche alla politica di apertura alla Tunisia contenute in un articolo scritto sulle colonne di Repubblica, si capisce perché ieri l’Italia non è intervenuta in nessuna maniera quando l’Egitto ha messo i bastoni fra le ruote ai piani del ricercatore con la giustificazione del ritardo burocratico nella preparazione delle carte.
"Un cittadino egiziano può partire dal suo Paese come vuole, con lo strumento che vuole. Gli era stata offerta la possibilità ma non è un obbligo. Se lui non vuole, è una sua scelta, senza problemi. A noi interessava liberarlo. Il governo ha lavorato per questo, poi dopo sono sue scelte”, si è limitato a dire il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Cosa accadrà nelle prossime ore è difficile prevederlo: domani il documento che permetterà a Zaki di varcare finalmente la frontiera dovrebbe essere pronto. Ma nulla è certo quando si tratta della burocrazia egiziana: soprattutto se ad essa si affianca la scarsa simpatia del Cairo per l’ex prigioniero, che appena uscito di cella non ha mancato di ricordare le migliaia di persone ancora in prigione in Egitto per reati di opinione e ringraziato gli attivisti che avevano minacciato di far saltare il Dialogo nazionale del presidente al Sisi a causa della sua condanna.