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Corani bruciati e bugie: la Svezia sotto assedio risponde con la “difesa psicologica”

S.Momika, l'iracheno che ha bruciato il Corano 

 
Il rogo del Libro sacro da parte di un iracheno vicino all’estrema destra accende le proteste nel mondo musulmano. Mosca soffia sul fuoco
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Stoccolma — Nella Svezia risparmiata dalla canicola che soffoca il resto d’Europa, bruciano gli animi solitamente “cool” dei cittadini. La “Myndigheten för psykologiskt försvar”, agenzia governativa per la “Difesa psicologica” nata nel 2022 per proteggere dalla disinformazione, è in allerta: pronta a rispondere online a possibili campagne contro il Paese, come quella che tempo fa ha inondato il mondo arabo, sostenendo che i servizi sociali svedesi portano via i figli a famiglie musulmane per affidarli a istituti dove «si pratica la pedofilia».

E te ne accorgi pure dallo schieramento di polizia che venerdì pomeriggio, all’ora della preghiera, pattuglia l’edificio avorio al 10 di Kapellgränd, vicino alla centralissima Medborgarplatsen. L’ex centrale elettrica realizzata nel 1903 in stile “moresco”, che in virtù delle forme arabeggianti fu trasformata nel 2000 in moschea grazie a fondi degli Emirati Arabi. Fedeli in abiti chiari dribblano con gentilezza i giornalisti approdati quaggiù p…

Stoccolma — Nella Svezia risparmiata dalla canicola che soffoca il resto d’Europa, bruciano gli animi solitamente “cool” dei cittadini. La “Myndigheten för psykologiskt försvar”, agenzia governativa per la “Difesa psicologica” nata nel 2022 per proteggere dalla disinformazione, è in allerta: pronta a rispondere online a possibili campagne contro il Paese, come quella che tempo fa ha inondato il mondo arabo, sostenendo che i servizi sociali svedesi portano via i figli a famiglie musulmane per affidarli a istituti dove «si pratica la pedofilia».

E te ne accorgi pure dallo schieramento di polizia che venerdì pomeriggio, all’ora della preghiera, pattuglia l’edificio avorio al 10 di Kapellgränd, vicino alla centralissima Medborgarplatsen. L’ex centrale elettrica realizzata nel 1903 in stile “moresco”, che in virtù delle forme arabeggianti fu trasformata nel 2000 in moschea grazie a fondi degli Emirati Arabi. Fedeli in abiti chiari dribblano con gentilezza i giornalisti approdati quaggiù per carpire reazioni alla comunità dopo l’ennesimo tentativo di dare alle fiamme un Corano. Sì, la provocazione di Salwan Momika, 37 anni, cristiano iracheno che a Mosul era capo di una milizia.

L'assalto all'ambasciata svedese di Baghdad

 

Spodestato da altri signori della guerra si è rifugiato in Svezia nel 2018, avvicinandosi al partito di estrema destra Swedish Democrats, diventando un emulo di Rasmus Paludan. Il leader neonazi danese che nel 2020 e nel 2022 bruciò il testo sacro all’Islam a Malmo e Stoccolma — le città svedesi dove le comunità islamiche sono più nutrite — sostenendo che i musulmani non comprendono il concetto di libertà d’espressione e mal tollerano la legge che la garantisce, pilastro della Costituzione svedese, facendo riferimento pure ai disordini del 2007 scatenati dai disegni satirici di Lars Vilks che rappresentò Maometto col corpo di un cane.

Dopo aver ottenuto il permesso della polizia, Momika aveva già bruciato un Corano a Stoccolma lo scorso 29 giugno davanti all’ambasciata turca facendo infuriare Erdogan fino a mettere a rischio l’ingresso del Paese nella Nato. Giovedì voleva ripetere il gesto davanti all’ambasciata irachena: ma è rimasto letteralmente col cerino in mano, limitandosi, si fa per dire, a calpestare il libro.

«È un opportunista, agisce per fini personali» dice Masaab el-Aloosy, analista del Gulf International Forum, tracciandone il profilo sul quotidiano libanese L’Orient-Le Jour: «Ha minacciato col coltello un uomo e perso la residenza svedese. Sostenuto dagli islamofobici brucia il Corano per bloccare il rimpatrio in Iraq, sostenendo che la sua vita è a rischio».

Proteste contro la profanazione davanti all'ambasciata svedese di Teheran 

 

Intanto, però, a infiammarsi sono le relazioni fra Svezia e Iraq. Giovedì l’ambasciata svedese di Baghdad è stata assaltata da sostenitori del leader religioso Moqtada al Sadr: ne è seguita una querelle diplomatica che ha spinto Stoccolma a far rientrare l’intero staff e l’Iraq a sospendere la licenza al gruppo svedese di telecomunicazioni Ericsson, nonostante questi abbia preso le distanze dal gesto. Manifestazioni si sono tenute nelle capitali di Iraq, Iran e Libano. Teheran ha rifiutato le credenziali del nuovo ambasciatore svedese, l’Arabia Saudita ha convocato l’incaricato d’Affari e la Turchia ha protestato. Se ne discuterà in una riunione dei Paesi della Cooperazione Islamica.

«Momika non è un lupo solitario. Specula sulle tensioni di un Paese in trasformazione intercettandone i malumori» ci dice Anders Hellstrom, politologo della Malmo University. «Un tempo Paese-modello, oggi la Svezia è dilaniata da disuguaglianze economiche profonde, un sistema scolastico indebolito da eccessiva privatizzazione e dalla deregulation della sanità pubblica. Il livello di criminalità si è alzato. E l’invasione russa dell’Ucraina ci ha spinti ad abbandonare la neutralità per chiedere l’ingresso nella Nato. Ancora, l’approdo in Parlamento della formazione di estrema destra Sweden Democrats ha messo in crisi i partiti tradizionali».

Proprio l’insicurezza percepita ha permesso a SD di ottenere il 20,5 per cento di voti nelle elezioni 2022: secondo partito. I socialdemocratici, pur forti del 30,3 non hanno trovato una maggioranza, aprendo la strada a una coalizione di centrodestra formata da Moderati, Cristianodemocratici e Liberali, con l’appoggio di SD.

Una situazione inquinata da interventi esterni. Secondo un’inchiesta del Guardian a pagare le 320 corone, circa 27 euro, per i permessi delle dimostrazioni incendiarie di Paludan, fu Chag Frick: giornalista vicino a SD che in un’intervista del 2019 col New York Times vantò legami col Cremlino. «Qui la Russia ha messo in piedi la sua macchina della propaganda già prima del conflitto e ha connessioni con l’estrema destra locale» conferma Magnus Ranstorp, esperto di terrorismo del “Centro per la sicurezza sociale” della Försvarshögskolans, Università svedese di Difesa: «Non abbiamo prove che Momika abbia legami di questo tipo ma è possibile. Le sue sono azioni studiate per creare tensioni non solo interne. D’altronde la reputazione svedese è da tempo sotto attacco nel mondo arabo: a Baghdad hanno bruciate bandiere arcobaleno sostenendo che difendiamo i diritti Lgbt ma permettiamo la profanazione del Corano».

Poco conta la presa di distanze del ministro degli Esteri svedese Tobias Billström: «La libertà d’espressione non implica che il governo sostenga tutte le opinioni». Dopo che anche il rifugiato di origini siriane Ahmed Alloush ha ottenuto il permesso di bruciare Torah e Bibbia facendo infuriare Israele, salvo poi rinunciare («Volevo solo far capire che riguarda tutti») il dibattito si è fatto battente: «Alla base della legge sulla libertà d’espressione c’è l’atto sulla libertà di stampa datato 1766, il più antico. La blasfemia non è reato dal 1970» ci spiega Christian Fernandez, esperto di Migrazioni Internazionali della Malmö University.

«Sono concetti radicati ma abbiamo anche leggi che regolano i crimini d’odio. Semmai l’estrema destra usa i simboli della nostra vocazione liberale per trasformarli nell’opposto in nome di un disegno populista fortemente anti-immigrati: ma della libertà d’espressione si preoccupa poco giacché, per dire, attacca le drag queen. Nei sondaggi il 50 per cento dei cittadini è contro i roghi. Tocca alla politica definire nuovi confini senza snaturare i nostri valori».

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