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La Barbie della discordia. Dal Vietnam al Pakistan il film campione di incassi è nel fuoco incrociato di critiche e censura

(reuters)
Anche negli Stati Uniti i repubblicani irritati dalla mappa che “fa propaganda per la Cina”
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LONDRA – Un successo mondiale di critica e di pubblico, ma anche una fonte di polemiche che ne fa un caso geopolitico. Forse inavvertitamente, infatti, Barbie ha scatenato proteste a livello internazionale, dal Vietnam al Pakistan, sebbene le contestazioni non abbiano direttamente a che fare con la vicenda narrata dal film diretto da Greta Gerwig, bensì con dettagli che appaiono sullo sfondo.

Si tratta di errori, di sviste o di scelte volute? È quello che si chiedono i paesi irritati da questi aspetti della pellicola.

Al centro della disputa c’è una mappa che si intravede in una scena del film, dalla quale sembra che il Mar Cinese Meridionale appartenga alla Cina, una demar…

LONDRA – Un successo mondiale di critica e di pubblico, ma anche una fonte di polemiche che ne fa un caso geopolitico. Forse inavvertitamente, infatti, Barbie ha scatenato proteste a livello internazionale, dal Vietnam al Pakistan, sebbene le contestazioni non abbiano direttamente a che fare con la vicenda narrata dal film diretto da Greta Gerwig, bensì con dettagli che appaiono sullo sfondo.

Si tratta di errori, di sviste o di scelte volute? È quello che si chiedono i paesi irritati da questi aspetti della pellicola.

Al centro della disputa c’è una mappa che si intravede in una scena del film, dalla quale sembra che il Mar Cinese Meridionale appartenga alla Cina, una demarcazione avvalorata da Pechino ma a cui si oppongono il Vietnam e altre nazioni dell’Estremo Oriente, espressamente ripudiata nel 2016 da una sentenza del Tribunale Internazionale dell’Aia.

La reazione delle autorità vietnamite e di quelle delle Filippine, anch’esse coinvolte nella questione geografica, è stata di annullare per il momento la distribuzione di Barbie.

Perfino negli Usa, un gruppo di senatori repubblicani ha emesso una protesta, ipotizzando che la Warner Bros, casa di produzione della pellicola, abbia deciso apposta una configurazione favorevole alle aspirazioni cinesi per favorire l’accesso al mercato di Pechino, diventato da alcuni anni uno dei più importanti al mondo per il gran numero di spettatori che porta nei cinema.

I produttori hollywoodiani rispondono che la mappa non ha alcun significato occulto: “E’ soltanto il disegno fantasioso di una bambina, riflette il viaggio di Barbie dal mondo delle favole al mondo della realtà. Non c’era nessuna intenzione di fare un’affermazione politica”, dichiara un portavoce della Warner Bros.

Non è la prima volta che Vietnam e Filippine mettono al bando un film per controversie di questo genere. Così come è noto che la Cina mette pressioni su compagnie straniere, dalle catene alberghiere alle linee aeree, per indicare sulle mappe l’isola di Taiwan come parte del suo territorio.

Su Barbie circolano anche altre inquietudini. La censura cinematografica del Pakistan, anch’esso non nuovo a divieti contro film stranieri, ha avviato un procedimento per stabilire se la pellicola viola le norme religiose e morali nazionali. “

L’ho appena visto”, commenta indignata dalla minaccia una anonima utente pakistana su Twitter, “e non c’è assolutamente nulla da censurare, niente parolacce, niente nudità, niente oscenità, il tema del film è la possibilità per ogni donna di fare quello che vuole, il che è un punto fermo della nostra società”. Per ragioni non apertamente spiegate, il lancio del film è stato rimandato anche in vari Paesi del Medio Oriente. dagli Emirati Arabi Uniti all’Egitto.

Ma tutto questo non ha impedito che, insieme a Oppenheimer (il film sullo scienziato americano che diresse il programma per costruire la prima bomba atomica: perciò il fenomeno è stato ribattezzato sui social “Barbenheimer”), Barbie sia diventato il film di cui più si parla in questi giorni in tutto il mondo e, con 370 milioni di dollari di incassi nel suo primo weekend, sia anche il maggiore successo commerciale di tutti i tempi per un film diretto da una donna.

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