Golpe in Niger, i militari nel palazzo del presidente: "Bazoum deposto". Gli Usa chiedono la liberazione immediata
di Leonardo MartinelliUn manifestante ferito a Niamey
(afp)TUNISI — La Guardia militare dichiara di aver preso il potere in Niger e deposto il presidente Mohamed Bazoum, in carica dal marzo 2021. Il capo dello Stato è stato preso ieri in ostaggio nella sua residenza, assediato dalla Guardia presidenziale, che fin dalla mattina gli si era rivoltata contro. Nella notte poi, con un annuncio trasmesso in tv, un gruppo di militari ha detto di aver rovesciato il "regime". Il colonnello Amadou Abdramane, al fianco nove soldati in uniforme, ha scandito: "Noi, forze di difesa e sicurezza, abbiamo deciso di mettere fine al regime che conoscete; questo per il continuo deterioramento della sicurezza e il malgoverno dell'economia e della società". L'ufficiale ha annunciato l'entrata in vigore immediata di un coprifuoco dalle dieci di sera alle cinque della mattina fino a nuovo ordine. Disposta anche la chiusura dei confini nazionali. Il colonnello Abdramane ha aggiunto che i soldati hanno agito nel nome di un nuovo Consiglio per l…
TUNISI — La Guardia militare dichiara di aver preso il potere in Niger e deposto il presidente Mohamed Bazoum, in carica dal marzo 2021. Il capo dello Stato è stato preso ieri in ostaggio nella sua residenza, assediato dalla Guardia presidenziale, che fin dalla mattina gli si era rivoltata contro. Nella notte poi, con un annuncio trasmesso in tv, un gruppo di militari ha detto di aver rovesciato il "regime". Il colonnello Amadou Abdramane, al fianco nove soldati in uniforme, ha scandito: "Noi, forze di difesa e sicurezza, abbiamo deciso di mettere fine al regime che conoscete; questo per il continuo deterioramento della sicurezza e il malgoverno dell'economia e della società". L'ufficiale ha annunciato l'entrata in vigore immediata di un coprifuoco dalle dieci di sera alle cinque della mattina fino a nuovo ordine. Disposta anche la chiusura dei confini nazionali. Il colonnello Abdramane ha aggiunto che i soldati hanno agito nel nome di un nuovo Consiglio per la salvaguardia della patria (Cnsp).
A livello internazionale, dagli Usa alla Francia, l’ex potenza coloniale, passando per la Cedeao (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest), tutti ne hanno chiesto la liberazione. Il Niger è l’ultimo alleato del mondo occidentale nel Sahel, dove insidiosa è la presenza dei jihadisti e crescenti sono le infiltrazioni dei mercenari russi di Wagner.
Blinken, serve il ripristino della democrazia
Gli Stati Uniti chiedono "la liberazione immediata" del presidente nigerino Mohammed Bazoum. Lo ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken che ha chiamato il presidente nigerino Mohammed Bazoum, "per esprimere il forte interesse degli Stati Uniti "al ripristino dell'ordine costituzionale" nel Paese. "Gli Usa si uniscono al popolo nigerino e ai partner regionali e internazionali nel condannare il tentativo di prendere il potere con la forza", si legge in una nota del dipartimento di Stato americano.
Il segretario ha sottolineato che il forte "partenariato economico e sulla sicurezza tra Usa e Niger dipende dalla continuazione del governo democratico e dal rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani".
I rapporti con l’Occidente
Dopo il naufragio, l’anno scorso, di Barkhane, l’operazione pilotata dai francesi per sostenere i Paesi subsahariani nella lotta al jihadismo, 1.500 soldati di Parigi sono stati trasferiti dal Mali proprio nel Niger, tanto più che a Niamey la Francia può contare su una base aerea molto attiva. Bazoum, rigorosamente filoccidentale, è un civile ed è stato democraticamente eletto, due rarità ormai nell’area, dove si susseguono i colpi di Stato, che instaurano militari al potere.
Bazoum, laureato in filosofia e cofondatore di un partito socialista moderato nel 1990, è l’uomo sul quale la Francia e l’Occidente contano nel Sahel, in alternativa ai regimi militari che governano il Mali, dopo il golpe del maggio 2021, e il Burkina Faso, che ha vissuto due colpi di Stato a distanza di otto mesi (il secondo nel dicembre scorso).
I due Paesi, che confinano con il Niger, presentano pure una massiccia presenza di Wagner.
La giornata di ieri ha fatto tremare le diplomazie occidentali. Fin dalla mattina la Guardia presidenziale ha bloccato l’accesso al palazzo presidenziale e anche alla residenza, dove si trovava Bazoum. Alla testa dei ribelli, il generale Abdourahmane Tchiani, a capo della Guardia presidenziale dal 2011. La circolazione in città è continuata come al solito, una situazione surreale.
Le trattative con i golpisti
Nel primo pomeriggio la presidenza ha informato con un tweet che un negoziato era in corso con i responsabili dell’ammutinamento, ma che, se le trattative fossero fallite, l’esercito e la Guardia nazionale sarebbero intervenuti per fermarli con la forza. Dopo, il silenzio, anche se fonti vicine al presidente hanno segnalato che lui e la moglie erano «sani e salvi» e che Bazoum stava cercando di trattare con i riottosi, con l’aiuto di Mahamalou Issoufou, suo predecessore e mentore politico. Man mano che il tempo passava, però, era chiaro che il negoziato stava fallendo, mentre nelle strade del centro non c’era più nessuno, come se la popolazione della capitale avesse preso finalmente sul serio quel tentativo di golpe.
Le manifestazioni dei sostenitori di Bazoum
Un gruppo di manifestanti a favore di Bazoum ha cercato di raggiungere il palazzo presidenziale, ma è stato disperso dalla guardia, che ha sparato sulla folla. Intanto, il presidente del Benin, Patrice Talon, ora alla guida della Cedeao, ha raggiunto Niamey, per tentare una mediazione. Secondo fonti di Repubblica, esisterebbe comunque un pressing su Bazoum, perché si dimetta e dia vita a una transizione militare guidata da Salifou Mody, già capo di Stato maggiore, ma che era stato silurato dal presidente nell’aprile scorso, per essersi recato in visita in Mali, un’iniziativa forse non concordata con Bazoum.
Il Niger si estende su un milione e 267mila km quadrati, per i due terzi desertici e ha una popolazione di 26,2 milioni di abitanti, che per la metà vive con meno di 2,15 dollari al giorno, la soglia della povertà. È uno dei principali produttori mondiali di uranio, la cui quotazione è calata negli ultimi anni.
Ma proprio sotto la guida di Bazoum, che ha lanciato un ambizioso piano contro la povertà, il Paese registra una forte crescita economica (nel 2022 il Pil è aumentato dell’11,5%). Il presidente proviene dall’area alla frontiera con il Ciad e fa parte della tribù araba degli Ouled Souleymane, originaria della Libia, minoritaria in Niger ma economicamente influente.
A parte le infiltrazioni dei jihadisti (particolarmente forti al confine con il Mali), il Niger deve gestire un altro problema, l’afflusso massiccio di rifugiati dalla Nigeria e dal Mali (erano più di 255mila nel 2022).
È anche una tappa fondamentale per il grosso degli immigrati subsahariani in cammino verso l’Europa. Da lì passano in Algeria e in Libia, per poi raggiungere la Tunisia e imbarcarsi per Lampedusa. L’instabilità politica a Niamey avrebbe conseguenze anche su questo dossier.