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Niger, Bazoum resiste ma l’esercito si unisce ai golpisti

Sostenitori del presidente Mohamed Bazoum a Niamey

 (afp)
Situazione ancora interlocutoria. L’instabilità una minaccia per l’Occidente nel paese al centro delle rotte dei migranti
2 minuti di lettura

TUNISI — All’inizio sembrava l’ammutinamento di un piccolo gruppo di ufficiali, forse solo un incidente di percorso per Mohamed Bazoum, presidente del Niger dall’aprile 2021, politico dalle idee progressiste e fedele amico dell’Occidente. Ma in realtà quello in atto a Niamey in questi giorni è un colpo di Stato a tutti gli effetti.

Da mercoledì mattina Bazoum è ostaggio nella sua residenza ufficiale della guardia presidenziale, la prima a esserglisi rivoltata contro. Ormai, però, sono i vertici di tutto l’esercito ad appoggiare i golpisti. E ieri nella capitale si sono organizzate manifestazioni, a tratti violente, a favore dei militari, dove si ostentavano cartelli con scritto “abbasso la Francia” e “viva la Russia”.

TUNISI — All’inizio sembrava l’ammutinamento di un piccolo gruppo di ufficiali, forse solo un incidente di percorso per Mohamed Bazoum, presidente del Niger dall’aprile 2021, politico dalle idee progressiste e fedele amico dell’Occidente. Ma in realtà quello in atto a Niamey in questi giorni è un colpo di Stato a tutti gli effetti.

Da mercoledì mattina Bazoum è ostaggio nella sua residenza ufficiale della guardia presidenziale, la prima a esserglisi rivoltata contro. Ormai, però, sono i vertici di tutto l’esercito ad appoggiare i golpisti. E ieri nella capitale si sono organizzate manifestazioni, a tratti violente, a favore dei militari, dove si ostentavano cartelli con scritto “abbasso la Francia” e “viva la Russia”.

Il timore è proprio che il Niger, oggi il più importante perno per la difesa della Francia, dell’Ue e degli Stati Uniti nel Sahel, sfugga loro dalle mani, come già avvenuto per i vicini Mali e Burkina Faso. Anche in questi due Paesi giunte militari hanno conquistato il potere, per poi aprire le porte ai mercenari russi di Wagner (il Mali in maniera innegabile e il Burkina Faso ha appena iniziato, anche se le rispettive autorità negano).

Dopo il naufragio l’anno scorso di Barkhane - l’operazione pilotata dai francesi per aiutare gli Stati subsahariani nella lotta alle infiltrazioni jihadiste - 1.500 soldati di Parigi, di stanza nel Mali, sono passati in Niger, dove gli Usa già dispongono di una base militare, che è la loro più grande di tutto il continente africano. Perfino l’Italia ha un proprio contingente sul posto, eredità di Barkhane. "Al momento la situazione del nostro personale militare non desta particolare preoccupazione”, ha detto Guido Crosetto, il ministro della Difesa. Sono 300 i soldati italiani in Niger.

Mentre a Niamey si manifestava occhieggiando a Mosca, a San Pietroburgo si teneva il summit Russia-Africa dove Vladimir Putin ha promesso la consegna gratuita fino a 50mila tonnellate di cereali nei prossimi mesi a sei Paesi amici del continente, tra cui i due vicini del Niger, Mali e Burkina Faso, già nelle mani di giunte militari.

Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, ha detto che la Russia chiede la “liberazione rapida” di Bazoum, ma senza specificare se debba recuperare il potere. Mentre la Francia “condanna fermamente il golpe” e chiede di “restaurare immediatamente le istituzioni democratiche”. Sulla stessa linea gli Stati Uniti, mentre, a causa del colpo di Stato, l’Onu ha già sospeso tutte le sue operazioni umanitarie in Niger, un Paese poverissimo.

La situazione, comunque, resta aperta e confusa. Hassoumi Massaoudou, finora ministro degli Esteri e uno dei fedelissimi di Bazoum, si è proclamato capo del governo di transizione per interim. “Lancio un appello a tutti i democratici – ha aggiunto - per determinare il fallimento di quest’avventura, che può portare ogni tipo di pericolo al nostro Paese”.

Le cose, però, sembrano mettersi male per Bazoum. 63 anni, laureato in filosofia all’università di Dakar, in Senegal, dove fu un carismatico leader del movimento studentesco, è stato uno dei fondatori nel 1990 del Partito per la democrazia e il socialismo, ancora al potere a Niamey (e la cui sede è stata saccheggiata ieri dai manifestanti favorevoli al golpe). Bazoum fa parte della tribù araba degli Ouled Souleymane, originari della Libia, minoritari in Niger ma economicamente molto influenti. Il suo essere “arabo”, e quindi “straniero”, gli ha provocato diversi problemi nel passato, nonostante la sua popolarità diffusa.

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