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Meloni da Biden, l’analisi sul New York Times: “Ma l’America sta sbagliando a legittimare l’estrema destra”

Giorgia Meloni, foto di Gianluca Perticoni / Eikon

 

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Meloni si è affermata come partner occidentale affidabile, ma si dimentica cosa sta facendo in Italia. Linea dura anti-immigrati e stampa sotto pressione: il modello italiano che fa scuola in Europa
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Come possono cambiare le cose nel giro di pochi mesi: prima delle elezioni italiane dello scorso autunno, Giorgia Meloni era ampiamente descritta come una minaccia. Da quest’estate, tutto — la sua ammirazione giovanile per Benito Mussolini, i legami del suo partito con i neofascisti, la sua retorica spesso estrema — è stato perdonato.

Elogiata per la sua praticità e il sostegno all’Ucraina, Meloni si è affermata come partner occidentale affidabile, al centro delle riunioni del G7 e dei vertici della Nato. La visita a Washington suggella il suo status di membro apprezzato della comunità internazionale.

Ma la storia di un’agitatrice populista diventata pragmatica trascura un aspetto importante: ciò che sta accadendo in Italia.…

Come possono cambiare le cose nel giro di pochi mesi: prima delle elezioni italiane dello scorso autunno, Giorgia Meloni era ampiamente descritta come una minaccia. Da quest’estate, tutto — la sua ammirazione giovanile per Benito Mussolini, i legami del suo partito con i neofascisti, la sua retorica spesso estrema — è stato perdonato.

Elogiata per la sua praticità e il sostegno all’Ucraina, Meloni si è affermata come partner occidentale affidabile, al centro delle riunioni del G7 e dei vertici della Nato. La visita a Washington suggella il suo status di membro apprezzato della comunità internazionale.

Ma la storia di un’agitatrice populista diventata pragmatica trascura un aspetto importante: ciò che sta accadendo in Italia. Il governo Meloni ha dedicato i suoi primi mesi ad accusare le minoranze di minare la triade Dio, patria e famiglia, con conseguenze pratiche disastrose per i migranti, le Ong, le coppie omogenitoriali.

Altrettanto preoccupante è l’impegno nell’indebolire la legislazione contro la tortura, riempire la Rai di personaggi fedeli al governo e riscrivere la Costituzione per aumentare il potere esecutivo. Il governo Meloni non è solo nativista, ma ha anche una robusta venatura autoritaria.

Per l’Italia, questo è già abbastanza grave, ma gran parte del suo significato è al di là dei suoi confini e ci mostra come l’estrema destra possa rompere le storiche barriere con il centrodestra. Gli alleati di Meloni sono già al potere in Polonia, legittimati dal loro sostegno all’Ucraina. In Svezia, una coalizione di centro-destra conta sul sostegno dei nativisti Democratici di Svezia per governare.

In Finlandia, il partito anti-immigrati ha fatto di meglio ed è entrato nel governo. Sebbene questi partiti, come molti dei loro omologhi europei, un tempo rifiutassero l’adesione alla Nato e all’Ue, oggi cercano un posto nelle principali istituzioni euro-atlantiche, trasformandole dall’interno. Di questo progetto, Meloni è l’apripista.

Da quando è diventata premier, ha moderato il linguaggio. si preoccupa di apparire ponderata e cauta: la aiuta in questo la sua preferenza per i discorsi televisivi piuttosto che rispondere alle domande dei giornalisti. Tuttavia, può sempre contare sui colleghi del suo partito Fratelli d’Italia, che sono meno moderati.

Prendendo di mira i genitori Lgbtq+, i leader del partito hanno definito la genitorialità surrogata un “crimine peggiore della pedofilia”, sostenendo che i gay “spacciano” i bambini stranieri per propri. Meloni può apparire distante da questa retorica, ma le sue decisioni politiche riflettono fanatismo, non cautela. Il governo ha esteso il divieto di maternità surrogata per criminalizzare le adozioni in altri Paesi e ha ordinato ai comuni di smettere di registrare le coppie omogenitoriali, lasciando i bambini in un limbo legale.

Lo stesso accade con l’immigrazione. Il ministro dell’Agricoltura, che è suo cognato, ha promosso un appello alla resistenza contro la “sostituzione etnica”. Pur non essendo contraria a questo slogan — lo ha usato per opporsi con successo a una proposta di legge del 2017 che avrebbe concesso la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri — Meloni ha evitato di usare questa espressione da quando è in carica.

Il suo appello "non servono più migranti, ma più figli”, tuttavia, esprime lo stesso sentimento, e l’opposizione aggressiva all’immigrazione è stata il fulcro del suo governo. Una legge approvata ad aprile costringe i richiedenti asilo a vivere in centri gestiti dallo Stato mentre le loro richieste vengono esaminate, il tutto senza consulenza legale o corsi di lingua italiana. Nelle ultime settimane, Meloni ha condotto un accordo dell’Ue con la Tunisia, il cui regime autoritario promuove la teoria del grande complotto della sostituzione, per frenare l’immigrazione a cambio di sostegno finanziario.

La linea del governo sull’immigrazione sta diventando più dura. A giugno, le autorità hanno sequestrato due navi impegnate nel soccorso umanitario, accusate di aver violato la nuova legge che vieta alle navi gestite dalle Ong di effettuare salvataggi multipli, nonostante i casi in cui le autorità italiane non hanno risposto alle richieste di soccorso. Le persone che annegano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo sono più di 2.000 l’anno. Le mosse del governo Meloni garantiscono che le persone continueranno a morire.

Anche i giornalisti sono sotto pressione. Alcuni ministri hanno minacciato, o attivato, cause per diffamazione in quello che sembra un tentativo di intimidire le voci critiche. Anche la Rai è minacciata. Dopo le dimissioni dell’ad e dei principali conduttori a causa delle pressioni del governo, l’emittente assomiglia a una sorta di “Tele-Meloni”, con una sfrenata selezione del personale.

Il nuovo direttore generale, Giampaolo Rossi, in passato si è distinto come organizzatore di un festival di Fratelli d’Italia. Dopo la sua nomina, i giornali hanno pubblicato decine di suoi post anti-immigrazione sui social e un’intervista in cui condannava la “caricatura” antifascista che incombe sulla vita pubblica.

Non è una preoccupazione soltanto sua. Seppellire l’eredità antifascista della Resistenza è molto importante per Fratelli d’Italia, un partito che affonda le sue radici nella grande sconfitta dei suoi antenati fascisti nel 1945. Come premier, Meloni ha definito la cultura antifascista italiana del dopoguerra come un’ideologia repressiva, responsabile persino dell’assassinio di militanti di destra nelle violenze politiche degli anni ‘70.

Non si tratta solo di riscrivere la storia. Anche la Costituzione, elaborata dai partiti dell’epoca della Resistenza, è da rivedere: FdI mira a creare un capo di governo eletto direttamente e un esecutivo forte e libero da ogni vincolo. Nonostante la sua novità, il governo Meloni ha tutte le possibilità di imporre cambiamenti duraturi nell’ordine politico.

Pur con le sue radici mussoliniane, questo governo non è un ritorno al passato. Piuttosto, galvanizzando la destra in una risentita politica identitaria, rischia di diventare qualcosa di completamente diverso: il futuro dell’Europa. I conservatori britannici fanno eco all’ossessione di Meloni di privilegiare i tassi di natalità rispetto all’immigrazione; i politici francesi anti-immigrati come Éric Zemmour citano l’Italia come modello di come “unire le forze della destra”; e persino in Germania, il lungo rifiuto dei cristiano-democratici di prendere in considerazione la possibilità di scendere a patti con Afd è messo a dura prova.

Il successo non è certo inevitabile. Prima delle elezioni della scorsa settimana in Spagna, Meloni si è rivolta al partito alleato dei nazionalisti di Vox dichiarando che "è giunto il tempo dei patrioti”; in realtà, ha perso voti e i partiti di destra non sono riusciti a raggiungere la maggioranza.

Nonostante il loro crescente successo, queste forze sono state descritte per anni come degli outsider insurrezionali che rappresentano elettori a lungo ignorati. La verità più inquietante è che non sono più partiti di protesta, ma sempre più dei benvenuti nel mainstream. Per averne la prova, basta guardare a Washington.

(David Broder ha scritto Mussolini’s Grandchildren: Fascism in Contemporary Italy.

Traduzione di Luis E. Moriones)

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