Stati Uniti, il democratico Dean Phillips potrebbe sfidare Biden alle primarie
di Massimo BasileDean Phillips
NEW YORK – Da mesi Dean Phillips diceva quello che molti Democratici pensano ma non osano ammettere pubblicamente: il presidente Joe Biden, arrivato a 80 anni, non dovrebbe cercare un secondo mandato.
Adesso Phillips, rappresentante progressista della Camera, eletto in Minnesota, sarebbe tentato dal fare un passo ulteriore: candidarsi alle primarie per sfidare il vecchio leader. Secondo il New York Times, sarebbe un’ipotesi. Secondo Politico, la candidatura scatterebbe soltanto in un caso: se Biden dovesse avere problemi di salute, considerata l’età.
La reazione della base, e dei donatori, sarà decisiva. A 54 anni, e giunto al terzo mandato al Congresso, moderato eletto in un sobborgo popolare a ovest di Minneapolis, ex manager nel settore privato, Phillips ha confermato il suo interesse in un’eventuale discesa in campo per le primarie. La prossima settimana dovrebbe andare a New York per incontrare una serie di potenziali donatori, ma a oggi non ha voluto aggiungere dettagli. …
NEW YORK – Da mesi Dean Phillips diceva quello che molti Democratici pensano ma non osano ammettere pubblicamente: il presidente Joe Biden, arrivato a 80 anni, non dovrebbe cercare un secondo mandato.
Adesso Phillips, rappresentante progressista della Camera, eletto in Minnesota, sarebbe tentato dal fare un passo ulteriore: candidarsi alle primarie per sfidare il vecchio leader. Secondo il New York Times, sarebbe un’ipotesi. Secondo Politico, la candidatura scatterebbe soltanto in un caso: se Biden dovesse avere problemi di salute, considerata l’età.
La reazione della base, e dei donatori, sarà decisiva. A 54 anni, e giunto al terzo mandato al Congresso, moderato eletto in un sobborgo popolare a ovest di Minneapolis, ex manager nel settore privato, Phillips ha confermato il suo interesse in un’eventuale discesa in campo per le primarie. La prossima settimana dovrebbe andare a New York per incontrare una serie di potenziali donatori, ma a oggi non ha voluto aggiungere dettagli. In uno scambio di messaggi con un giornalista del New York Times, il democratico ha solo detto di “essere stato inondato da molti incoraggiamenti”.
Quanto una sua eventuale candidatura possa incidere sul futuro delle primarie non è chiaro, anche se, nonostante tutte le perplessità, il partito sembra essersi rassegnato ad accettare la candidatura bis di Biden.
I maggiori donatori stanno facendo confluire milioni di dollari sulla campagna presidenziale, che ha raccolto 72 milioni nel secondo trimestre dell’anno, concluso il 30 giugno. Il suo possibile sfidante per ora può contare solo su 277 mila dollari.
Eletto per la prima volta nel 2018 in un distretto storicamente conservatore, questo deputato ha cominciato a raccogliere consensi anche tra i repubblicani, in particolare tra coloro che hanno voltato le spalle a Donald Trump.
A Washington ha fatto scalpore il suo intervento al Congresso, quando ha chiesto apertamente agli anziani del partito di farsi da parte. L’anno scorso aveva detto che Biden non avrebbe dovuto cercare il secondo mandato, e poi invocato le dimissioni della senatrice Dianne Feinstein, totem democratico della California, ma arrivata ormai a 90 anni, afflitta da malanni e defaillance mentali.
Il fattore P, dal nome del nuovo sfidante fantasma, probabilmente non cambierà la partita politica, ma allargherà i dubbi degli elettori, preoccupati dall’età di Biden, dalle sue continue amnesie e gaffe, in un quadro generale complicato: i guai giudiziari del figlio Hunter, destinato a essere processato per evasione fiscale, falsa dichiarazione e possesso illegale di arma, possono offuscare l’immagine del presidente, anche se la Casa Bianca ha chiarito che non userà i suoi poteri per graziare il figlio, in caso di condanna.
Nel frattempo Biden ha riconosciuto pubblicamente per la prima volta la sua settima nipote. Navy Joan Roberts, 4 anni, figlia di Hunter, 53, e Lunden Roberts, 32, una donna dell’Arkansas che nel 2019 ha fatto causa al figlio del presidente per vedere riconosciuta la paternità di Navy.
“Hunter e la madre - ha dichiarato Biden alla rivista People - stanno lavorando insieme per favorire una relazione che sia nell’interesse della figlia, preservando il più possibile la sua privacy in futuro”. “Questa - ha aggiunto - non è una questione politica, è una questione di famiglia”.
La storia aveva attirato l’attenzione dei media per il fatto che il presidente non avesse mai riconosciuto la nipote. Hunter aveva sempre negato la paternità. In un libro autobiografico, aveva raccontato: “Sono finito in tribunale con Lunden, che aveva avuto un bambino nel 2018 e sosteneva che fosse mio, ma io non ricordavo nulla del nostro incontro. In quel periodo ero un disastro”. Il test Dna ha confermato la paternità di Hunter, che ha patteggiato con la donna in una causa per il mantenimento della bambina.