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Paola Pace, Capo missione dell’Oim: “Il golpe in Niger minaccia i migranti, aumentano i rischi di sfruttamento e abusi”

Un mercato a Niamey, Niger

 

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L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ospita attualmente 4.867 migranti di 25 nazionalità diverse nei suoi sette centri di accoglienza nel Paese crocevia tra Africa settentrionale e Occidentale
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Crocevia tra l’Africa occidentale e settentrionale, il Niger è uno snodo centrale delle rotte migratorie africane all’interno della regione e dirette verso il Mediterraneo. La crisi provocata dal golpe del 26 luglio rappresenta una minaccia per i migranti che si trovano nel Paese e una sfida per chi opera in questo settore.

Paola Pace, Capo missione ad interim dell’'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) in Niger racconta la situazione sul campo, i numeri e le intenzioni di chi si trova nel Paese africano e i problemi posti dal nuovo contesto nazionale.

In che modo la situazione generata dal colpo di Stato colpisce i migranti in Niger e l’attività dell’Oim?

“L'instabilità provocata dalla situazione attuale potrebb…

Crocevia tra l’Africa occidentale e settentrionale, il Niger è uno snodo centrale delle rotte migratorie africane all’interno della regione e dirette verso il Mediterraneo. La crisi provocata dal golpe del 26 luglio rappresenta una minaccia per i migranti che si trovano nel Paese e una sfida per chi opera in questo settore.

Paola Pace, Capo missione ad interim dell’'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) in Niger racconta la situazione sul campo, i numeri e le intenzioni di chi si trova nel Paese africano e i problemi posti dal nuovo contesto nazionale.

In che modo la situazione generata dal colpo di Stato colpisce i migranti in Niger e l’attività dell’Oim?

“L'instabilità provocata dalla situazione attuale potrebbe rendere ancora più vulnerabili i migranti, compresi i rifugiati e le vittime di tratta, che potrebbero essere più esposti al rischio di sfruttamento e abusi.

La crisi limita l’accesso agli aiuti umanitari e l’Oim ha più difficoltà a raggiungere le persone che hanno bisogno di assistenza. Il trasporto di alimenti, medicine e del personale si complica e richiede più tempo, impedendo una risposta tempestiva alle crisi umanitarie.

A causa della chiusura delle frontiere, l'Oim è costretta a rinviare gli spostamenti previsti, in particolare i rimpatri volontari. Anche le ammissioni ai centri saranno rallentate in quanto i centri hanno raggiunto la loro piena capacità".

Perché il Niger si trova al centro dei flussi migratori dall'Africa verso il Mediterraneo?

“Il Niger confina con ben 7 Stati: Algeria, Libia, Ciad, Nigeria, Benin, Burkina Faso e Mali. È un crocevia tra l'Africa occidentale e quella settentrionale, dunque un punto di transito per chi lascia il suo Paese. Si è trasformato in uno snodo centrale dei flussi, con un ruolo imprescindibile nella gestione delle dinamiche migratorie”.

Quanti sono i migranti attualmente in Niger?

“L'Oim ospita 4.867 migranti nei suoi sette centri situati lungo le rotte migratorie del Niger (4 nella regione di Agadez e 3 in quella di Niamey). Lavoriamo seguendo un processo a catena: i migranti che optano per il programma di rimpatrio volontario assistito e reintegrazione si muovono attraverso i centri dopo aver ricevuto riparo, vestiti e cibo, e vengono aiutati a ottenere i documenti di viaggio dalla missione consolare del loro Paese nella capitale Niamey.

Una volta arrivati ad Agadez o a Niamey, voli charter e commerciali facilitano il loro ritorno a casa. Questi migranti provengono da diversi Paesi, soprattutto dell'Africa occidentale: Guinea, Mali, Costa d'Avorio, Sierra Leone, Nigeria, Gambia, Senegal e altre nazioni limitrofe. Sono 25 le nazionalità nei centri Oim in Niger”.

Dove sono diretti?

“Nell’ultimo trimestre abbiamo rilevato che il 37% dei flussi totali è stato in uscita, il 39% in entrata, mentre il restante 24% riguarda gli spostamenti all’interno del Paese. Solo il 9% dei flussi ha avuto come destinazione il Mediterraneo; di questi il 5% era diretto in Libia e il 4% in Algeria. Il resto dei flussi migratori puntava principalmente verso l'Africa occidentale.

Questi risultati sono in linea con quelli della mappatura della mobilità regionale in Africa occidentale e centrale: l'89% dei flussi migratori è stata interna alla regione, con spostamenti dovuti a motivi economici, sociali e culturali. Molti migranti intraprendono viaggi intercontinentali alla ricerca di migliori prospettive economiche, migliori mezzi di sussistenza e condizioni di vita più sicure".

Perché i nigerini scelgono di andare in Libia?

“I nigerini sono tra le prime cinque nazionalità di migranti in Libia. La stragrande maggioranza di loro in Libia ha un lavoro dipendente o autonomo (74%), mentre in Niger ciò accadeva solo per il 36%. Dunque, nonostante il clima socio-economico libico sia teso, il mercato del lavoro è sufficientemente ampio da accogliere i lavoratori stranieri.

Un nostro recente studio ha rilevato che le loro intenzioni sono diverse: il 50% degli intervistati ha dichiarato di voler rimanere in Libia, il 29% di non avere piani specifici e il 13% di voler tornare nel Paese d'origine”.

Che rischi corrono i migranti in Niger?

“Alcuni migranti sono molto vulnerabili, come le vittime di tratta, i bambini non accompagnati (oltre 1500 tra settembre 2017 e giugno 2023), gli anziani e le persone che hanno bisogno di sostegno medico. Durante il loro viaggio, e a volte anche prima del suo inizio, alcuni migranti si trovano ad affrontare violenze e/o sfruttamento.

Si tratta di eventi traumatici che si aggiungono alle difficoltà legate alle condizioni di vita e al percorso migratorio, tra cui la separazione dai familiari e lo stress del viaggio. Per questo l’Oim offre anche un supporto psicologico ai migranti, considerando anche i limiti dei servizi sociali nel Paese”.

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