Trump in aula a Washington, Douglas: “L’ex presidente è uno stress-test della democrazia americana”
dalla nostra inviata Anna LombardiWASHINGTON – «Siamo di fronte a un caso che farà giurisprudenza. Per la prima volta un ex presidente viene incriminato per azioni compiute mentre era in carica. Se è arrivato fin qui, il procuratore speciale Jack Smith ha certo prove sostanziali per sostenere le accuse». Lawrence Douglas è il professore di diritto dell’Amherst College, in Massachusetts, specializzato in risposte legali a crimini di stato.
Esperto di nazisti e negazionisti, nel 2020 ha anche previsto la resistenza di Trump ad accettare i risultati, affrontando dal punto di vista legale la reticenza a lasciare il potere nel libro Will He Go? Trump and the Looming Election Meltdown, ovvero: “Se ne andrà? Trump e l’incombente crisi elettorale”.
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WASHINGTON – «Siamo di fronte a un caso che farà giurisprudenza. Per la prima volta un ex presidente viene incriminato per azioni compiute mentre era in carica. Se è arrivato fin qui, il procuratore speciale Jack Smith ha certo prove sostanziali per sostenere le accuse». Lawrence Douglas è il professore di diritto dell’Amherst College, in Massachusetts, specializzato in risposte legali a crimini di stato.
Esperto di nazisti e negazionisti, nel 2020 ha anche previsto la resistenza di Trump ad accettare i risultati, affrontando dal punto di vista legale la reticenza a lasciare il potere nel libro Will He Go? Trump and the Looming Election Meltdown, ovvero: “Se ne andrà? Trump e l’incombente crisi elettorale”.
Lawrence Douglas
Dopo New York e Miami, oggi Trump apparirà in un tribunale di quella Washington dove voleva continuare a esercitare il potere a ogni costo...
«La presenza in aula non è mai una formalità, il momento in cui si fronteggiano le accuse è importante, passaggio essenziale per proseguire il percorso legale. Certo, sarebbe stato meglio se le incriminazioni di New York e Miami fossero arrivate dopo Washington. Quelle accuse non sono gravi quanto aver tentato una sorta di colpo di stato cercando di alterare il risultato di elezioni democratiche. Temo che averlo già visto in tribunale per motivi più triviali, sottragga gravità a un momento e un reato unici. I suoi sostenitori si sono già assuefatti a quel tipo di immagini. E con la sua retorica ha avuto tutto il tempo di contestare la legittimità delle indagini, insinuando dubbi. Se invece questa incriminazione fosse stata la prima, gli sarebbe stato più difficile contestare l’integrità del sistema».
Sta già emergendo la linea di difesa dei suoi avvocati, pronti ad invocare il primo emendamento, la libertà di parola. E anche la buona fede: al momento dei fatti, dicono, Trump credeva davvero che le elezioni gli fossero state rubate...
«Non mi sembrano argomenti sostenibili. Non è accusato di incitamento alla violenza: caso in cui si sarebbe potuto dire che aveva pronunciato un discorso politico, nel pieno del suo diritto costituzionale. L’incriminazione non è focalizzata sulle violenze di quel giorno, considerate solo cima dell’iceberg di una cospirazione più ampia per sovvertire il risultato delle presidenziali. Se pure era mal informato ed era in uno stato di “illusione”, questo non vuol dire che era incapace di comprendere la realtà. E come parlare di buona fede quando molti di coloro che gli erano intorno – a parte pochi avvocati corrotti - gli dicevano che le elezioni erano legittime e aveva perso? La sua malizia, poi, emerge da una frase rivolta al vice, Mike Pence, la cui testimonianza influirà molto. Trump gli disse “sei troppo onesto”. Affermazione eloquente che peserà in tribunale».
I guai legali ostacoleranno la corsa alla Casa Bianca di Trump?
«Nella costituzione non c’è nulla che possa impedire a una persona incriminata, condannata o perfino già in carcere di correre, vincere ed essere nominato presidente. Certo, non è mai successo prima: se così fosse entreremmo in un territorio legale inesplorato e forse contestabile».
Potrebbe auto-concedersi la grazia?
«Anche questa sarebbe materia di giurisprudenza. In teoria sì ma una tale azione probabilmente porterebbe a una nuova richiesta di impeachment. Per rimuoverlo, però, servirebbe la collaborazione dei repubblicani e questi hanno troppa paura di scontentare la base. Trump purtroppo rappresenta uno “stress-test” della democrazia, ne sta mettendo a dura prova i limiti».