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Niger, il presidente Bazoum dalla prigionia: “Il mio Paese è sotto attacco”. E Prigozhin soffia sul fuoco: “L’Occidente finanzia il terrorismo”

(reuters)
L’appello in un editoriale sul Washington Post. Mentre Prigozhin, in un video, ha definito il colpo di Stato “un movimento di liberazione del Paese”. I golpisti ritirano gli ambasciatori da 4 Paesi: “Risponderemo a qualsiasi aggressione dell’Ecowas”
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TUNISI – Ormai è chiaro : almeno indirettamente e per il momento a parole (ma fino a quando?), la brigata Wagner si catapulta nella situazione esplosiva del Niger, dove il presidente Mohamed Bazoum è tenuto prigioniero da un gruppo di golpisti nella sua residenza ufficiale, dal 26 luglio. E dove questo colpo di Stato assume sempre più i contorni di una ribellione anti-Occidente, che i russi possono recuperare (la loro organizzazione paramilitare si è installata negli altri Paesi dell’area, già passati sotto il potere di giunte militari, in particolare il Mali).

Il video di Prigozhin

Nelle ultime ore Evgenij Prigozhin, a capo di Wagner, ha diffuso un video con un suo discorso e la propria analisi di quanto sta accadendo in Niger, su…

TUNISI – Ormai è chiaro : almeno indirettamente e per il momento a parole (ma fino a quando?), la brigata Wagner si catapulta nella situazione esplosiva del Niger, dove il presidente Mohamed Bazoum è tenuto prigioniero da un gruppo di golpisti nella sua residenza ufficiale, dal 26 luglio. E dove questo colpo di Stato assume sempre più i contorni di una ribellione anti-Occidente, che i russi possono recuperare (la loro organizzazione paramilitare si è installata negli altri Paesi dell’area, già passati sotto il potere di giunte militari, in particolare il Mali).

Il video di Prigozhin

Nelle ultime ore Evgenij Prigozhin, a capo di Wagner, ha diffuso un video con un suo discorso e la propria analisi di quanto sta accadendo in Niger, sul proprio conto di Telegram. Siamo in pieno nella retorica utilizzata dalla sua brigata in tutto il Sahel, una campagna insidiosa condotta da anni sui social, con l’aiuto di media, giornalisti e influencer subsahariani. Nel video Prigozhin punta il dito contro “una società francese che sfrutta l’uranio del Niger” (è Orano, ex Areva, uno dei colossi pubblici del nucleare). “Ma non si può pagare agli autoctoni il 5% del prezzo al quale lo rivendono, come fanno loro. È così che il Niger è sprofondato nella povertà da molto tempo”. “Per nascondere questi crimini economici – continua Prigozhin -, il Paese è stato riempito di un alto numero di terroristi, che avrebbe dovuto essere controllato da un grande numero di truppe diverse, finanziate dall’Onu, dall’Ue, dagli americani, dai britannici e da chissà chi. Così, il popolo nigerino, che doveva considerarsi libero e felice, grazie alle opportunità economiche offerte dal proprio Paese, si è fatto derubare di tutto. E per farli tacere, li hanno mantenuti nella paura per parecchi decenni”. È la teoria diffusa sulla rete dagli specialisti di Wagner: se nel Sahel esistono i jihadisti, è perché gli occidentali ce li hanno portati, per avere poi un pretesto per inviarvi truppe e controllare militarmente il territorio. “Per questo motivo – conclude il capo di Wagner - la trasformazione del Niger era assolutamente necessaria. Il potere di Bazoum e dei suoi complici permetteva a questa coalizione di predatori di restare sul territorio nigerino. Ecco di cosa si tratta, di un movimento di liberazione per l’indipendenza del Paese”.

L’Op Ed di Bazoum sul Washington Post

In un certo senso, a Prigozhin risponde lo stesso Bazoum, con un articolo pubblicato sul “Washington Post”, dove il presidente esprime tutto il suo timore per una ripresa del terrorismo e per il fatto che l’intero Sahel cada “sotto l’influenza russa”, se il golpe avrà davvero successo. “Scrivo in quanto ostaggio – si legge nel suo articolo -. Il Niger è attaccato da una giunta militare che cerca di rovesciare la nostra democrazia e sono solo uno tra le centinaia di cittadini a essere stato arbitrariamente e illegalmente imprigionato”. “Con il via libera degli istigatori del putsch e dei loro alleati regionali – continua -, tutta l'area centrale del Sahel potrebbe passare sotto l’influenza russa via il gruppo Wagner, il cui terrorismo brutale lo si è visto in modo evidente in Ucraina”. Secondo Bazoum, presidente eletto democraticamente due anni fa, “il Paese non è mai stato così sicuro da quindici anni a questa parte”, rivendicando il fatto che l’influenza delle organizzazioni jihadiste, presenti in diverse regioni del Paese, è stata limitata, anche grazie alla presenza dei militari stranieri. In Niger ci sono attualmente 1500 soldati francesi, un migliaio di americani, 350 italiani e un centinaio di tedeschi.

Bazoum ha anche ricordato le conseguenze delle sanzioni decise nei giorni scorsi contro il Niger dei golpisti dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest. Il prezzo del riso, ricorda, è già salito del 40% e gli aiuti allo sviluppo internazionali, che contribuiscono al 40% del bilancio dello Stato, sono stati sospesi. “In una regione travagliata come il Sahel – scrive -, in mezzo ai movimenti autoritari che si sono imposti nei nostri Paesi vicini, il Niger è l’ultimo bastione per il rispetto dei diritti”. Negli ultimi tre anni Mali, Burkina Faso e Guinea sono stati teatri di golpe e sono oggi governati da giunte, sotto l’influenza russa. Questi tre Paesi hanno già promesso ad Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, di combattere accanto a lui, nel caso in cui l’Ecowas concretizzi l’altra minaccia lanciata contro i golpisti nigerini: se entro domenica non si metteranno da parte e non rimetteranno al suo posto Bazoum, interverranno militarmente contro il nuovo regime.

La posizione dei golpisti

Da parte di Tiani, comunque, non c’è per il momento nessuna intenzione a desistere. Ieri, in tarda serata, ha denunciato gli accordi militari conclusi con Parigi, che l’anno scorso, dopo che i golpisti in Mali avevano buttato fuori i soldati francesi, ne aveva sposati 1500 in Niger. Ecco, questi adesso se ne devono andare (non si capisce ancora quale sarà il destino degli altri occidentali, italiani compresi). I golpisti hanno anche annunciato alla «fine delle funzioni» degli ambasciatori in quattro Paesi: la Francia, gli Usa, il Togo e la Nigeria (il colosso dell’area, molto, influente nell’Ecowas). I quattro ambasciatori attualmente sul posto cesseranno immediatamente la loro attività.

Intanto, ieri sera è arrivata a Niamey una delegazione di Ecowas, guidata dall’ex presidente della Nigeria, Abdulsalami Abubakar, per cercare di mediare ancora con Tiani e compagnia. Sì, nella speranza di fermare quest’inquietante processo ,che potrebbe portare a una vera e propria guerra.

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