Tunisi – Ormai ci siamo. Scade domani sera l’ultimatum lanciato ai militari golpisti, che dal 26 luglio hanno preso il potere in Niger e che da allora tengono prigioniero il presidente Mohamed Bazoum. Come minacciato una settimana fa, l’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, interverrà militarmente se il generale Abdourahamane Tiani, nuovo uomo forte di Niamey, non si farà da parte e rimetterà al potere Bazoum. Le ore passano e tutti (sfortunatamente) restano saldi sulle loro posizioni, senza cedere.
La Francia, ex potenza colonizzatrice e che sul posto ha 1.500 soldati, continua ad appoggiare (al pari dell’Occidente) Bazoum e il pugno duro dell’Ecowas. «I golpisti – ha detto oggi la ministra degli Esteri francese Catherine Colonna – hanno fino a domenica sera per rinunciare a questo avventurismo, le loro avventure personali, e a restaurare la democrazia in Niger». La Francia appoggerà «con fermezza e determinazione» l’Ecowas.
Quello in Niger è…
Tunisi – Ormai ci siamo. Scade domani sera l’ultimatum lanciato ai militari golpisti, che dal 26 luglio hanno preso il potere in Niger e che da allora tengono prigioniero il presidente Mohamed Bazoum. Come minacciato una settimana fa, l’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, interverrà militarmente se il generale Abdourahamane Tiani, nuovo uomo forte di Niamey, non si farà da parte e rimetterà al potere Bazoum. Le ore passano e tutti (sfortunatamente) restano saldi sulle loro posizioni, senza cedere.
La Francia, ex potenza colonizzatrice e che sul posto ha 1.500 soldati, continua ad appoggiare (al pari dell’Occidente) Bazoum e il pugno duro dell’Ecowas. «I golpisti – ha detto oggi la ministra degli Esteri francese Catherine Colonna – hanno fino a domenica sera per rinunciare a questo avventurismo, le loro avventure personali, e a restaurare la democrazia in Niger». La Francia appoggerà «con fermezza e determinazione» l’Ecowas.
Quello in Niger è «il colpo di Stato di troppo», ha aggiunto, rispetto agli altri visti negli ultimi tre anni in Mali, Guinea e Burkina Faso. Sono Paesi poi scivolati nell’orbita russa, in particolare il Mali (lì sarebbero presenti 1.600 mercenari di Wagner): i tre hanno promesso di combattere con Tiani.
Tanto per ribadire il messaggio, Colonna ha anche ricevuto oggi al Quai d’Orsay Ouhoumoudou Mahamadou, il premier nigerino, fuggito a Parigi. Quanto ai golpisti, giovedì sera avevano denunciato gli accordi di cooperazione militare con la Francia, che teoricamente dovrebbe ritirare i propri soldati. Parigi si rifiuta, perché non riconosce la giunta come un’«autorità legittima». Cosa faranno i suoi militari, nel caso dell’intervento dell’Ecowas? E i mille soldati americani e i 350 italiani, anche loro presenti sul posto? È possibile una collaborazione, almeno a livello di intelligence, con le truppe dell’organizzazione.
L’Ecowas dice di avere un piano militare già pronto, anche se non ha voluto fornire indicazioni, neppure sulla tempistica. Potrebbero essere coinvolti fino a 50mila militari: il contributo dell’esercito della Nigeria sarà fondamentale (ieri il Senato di quel Paese ha bocciato la partecipazione dei suoi militari all’operazione, ma il presidente Bola Tinubu può andare avanti lo stesso ed è quello che farà). Intanto, altri Paesi, come il Senegal e la Costa d’Avorio, hanno promesso di partecipare. A Niamey i golpisti continuano a promettere «una risposta immediata a ogni aggressione». È stato appena nominato un nuovo capo di Stato maggiore, il generale Moussa Salaou Barmou, formato negli Stati Uniti e specialista della lotta anti-terrorismo.
Secondo la testata Lsi Africa, istruttori di Wagner sarebbero già presenti a Niamey, dopo che i primi contatti con l’organizzazione paramilitare erano stati presi nei giorni scorsi dalla giunta nigerina grazie al colonnello Assimi Goita, l’uomo forte del Mali. Lui sarebbe un consigliere importante di Tani, come lo era stato per Ibrahim Traoré, il militare che ha preso il potere in Burkina Faso nel settembre 2022.