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Chi è Bola Tinubu, il presidente della Nigeria che spinge per l’intervento militare in Niger

Il presidente della Nigeria Bola Tinubu

 (reuters)

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Dalla gestione della crisi scaturita dal golpe dipendono la sua credibilità e il suo futuro politico
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Al potere in Nigeria da poco più di due mesi e da uno alla guida di Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, è lui, Bola Tinubu, presidente della Nigeria, soprannominato “kingmaker” o “il boss” dai suoi connazionali, a spingere per l’intervento militare in Niger e per stoppare i golpisti, che hanno fatto prigioniero Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto.

In questa vicenda, Tinubu, che è pure un personaggio controverso nel suo Paese, il gigante dell’area (214 milioni di abitanti e un’economia importante, malgrado la grave crisi degli ultimi anni), si gioca la sua credibilità e il suo futuro politico.

Prendendo le redini dell’Ecowas, Tinubu lo aveva detto chiaro e tondo: “Dobbiamo stare saldi dalla parte della democrazia. Non …

Al potere in Nigeria da poco più di due mesi e da uno alla guida di Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, è lui, Bola Tinubu, presidente della Nigeria, soprannominato “kingmaker” o “il boss” dai suoi connazionali, a spingere per l’intervento militare in Niger e per stoppare i golpisti, che hanno fatto prigioniero Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto.

In questa vicenda, Tinubu, che è pure un personaggio controverso nel suo Paese, il gigante dell’area (214 milioni di abitanti e un’economia importante, malgrado la grave crisi degli ultimi anni), si gioca la sua credibilità e il suo futuro politico.

Prendendo le redini dell’Ecowas, Tinubu lo aveva detto chiaro e tondo: “Dobbiamo stare saldi dalla parte della democrazia. Non ci sono governo, libertà e stato di diritto senza la democrazia”. La sua è anche una scelta chiaramente filo-occidentale (e già prima della sua elezione, negli ultimi anni, la Francia di Emmanuel Macron ha coltivato come non mai la relazione con la Nigeria).

Come indicato da Confidence MacHarry, esperto di sicurezza di Sbm Intelligence, “se i golpisti in Niger s’impongono, gli altri Paesi vivranno sotto la minaccia di colpi di Stato”. E, in primo luogo la Nigeria, che ha vissuto tre decenni di dittature militari prima del ritorno della democrazia, nel 1999.

Tinubu, 71 anni, musulmano, con il variopinto cappello yoruba fisso sulla testa, si è costruito la sua legittimità politica proprio come difensore della democrazia in esilio negli anni Novanta. Dopo il suo rientro, fu eletto governatore dello Stato di Lagos e lo è rimasto fino al 2007. Riuscì ad attirare capitali stranieri e a migliorare quella metropoli agghiacciante, polmone economico di un Paese intero.

Fin da allora, al suo fianco è sempre stata attiva la moglie, Oluremi Tinubu, poi senatrice dal 2011 al 2023, una sorta di lady di ferro. Tinubu, comunque, è considerato uno degli uomini più ricchi della Nigeria, con interessi in diversi settori, ed è stato sfiorato a più riprese da accuse di corruzione (uno dei mali della endemici società nigeriana), senza che nulla sia mai stato dimostrato.

Fin da quando è stato eletto, Tinubu ha manifestato la volontà di ridare al suo Paese un ruolo determinante nell’Africa subsahariana, dopo che si era eclissato negli ultimi anni (“Nigeria is back” è il suo motto). Vuole anche proteggersi.

“La Nigeria ha da temere moltissimo da una destabilizzazione in Niger – sottolinea James Barnett, ricercatore all’Hudson Institute di Washington -. Condivide con quel Paese più di 1.600 km di frontiere, che le forze di sicurezza nigeriane, troppo sollecitate, non potrebbero mai controllare in maniera soddisfacente”.

Si temono infiltrazioni jihadiste, in una Nigeria che ha già i suoi problemi: bande criminali nel Centro e nel Nord-Ovest, gruppi jihadisti (in particolare Boko Haram) nel Nord-Est e movimenti separatisti nel Sud-Est.

Se l’Ecowas interverrà davvero, sarà la Nigeria a spedire il grosso di soldati e mezzi blindati. È l’esercito più importante dell’area, ma è anche sottofinanziato e dai mezzi e l’efficienza tutto sommato limitati. Tinubu non è un militare, a differenza di altri suoi predecessori, anche dopo il ritorno della democrazia (lo stesso Muhammadu Buhari, presidente dal 2015 al 2023).

Al momento attuale, Tinubu non ha neanche un ministro della Difesa operativo (il Governo è stato nominato ma il Senato deve ancora dare la fiducia). Intanto, lui ha varato alcune riforme che vogliono rilanciare l’economia, ma che hanno provocato una fiammata inflazionistica. Insomma, Tinubu ostenta un certo decisionismo in questa crisi internazionale, ma ha le sue fragilità.

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