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La seconda vita di Pence, il “troppo onesto”che si ribella a Trump

L’ex vicepresidente non si cura dei sondaggi e mette davanti i principi al cinismo di social e rivali nella sfida per la nomination repubblicana
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WASHINGTON — “Io sono un cristiano, un conservatore, un repubblicano, in questo ordine”, diceva ai reporter il deputato Mike Pence, arrivato nella capitale nel 2013, dopo due sconfitte in Indiana contro il democratico Phil Sharp, docente dell’Università di Harvard ben lontano da Pence, figlio del gestore di una pompa di benzina, la domenica cotta e tunica da chierichetto alla messa cattolica, convertito all’Hannover College, in provincia, alla fede evangelica, “Testimonierai Cristo in ogni momento!”.

Ora Mike Pence, 64 anni, ex vicepresidente di Donald Trump, riappare da rivale del boss che serviva con tale fedeltà da guadagnarsi il nomignolo sprezzante “Ruffiano in Capo”, senza mai un’intervista che facesse ombra alla Casa Bianca, sorridendo ai comizi compunto, un passo indietro, i cronisti veterani a mormorare “Sembra Nancy Reagan che guarda rapita il marito”. Sfuggiva però al cinismo dei media un’altra battuta dell’austero Pence: «”arò sempre fedele a Trump, ma nel rispetto della C…

WASHINGTON — “Io sono un cristiano, un conservatore, un repubblicano, in questo ordine”, diceva ai reporter il deputato Mike Pence, arrivato nella capitale nel 2013, dopo due sconfitte in Indiana contro il democratico Phil Sharp, docente dell’Università di Harvard ben lontano da Pence, figlio del gestore di una pompa di benzina, la domenica cotta e tunica da chierichetto alla messa cattolica, convertito all’Hannover College, in provincia, alla fede evangelica, “Testimonierai Cristo in ogni momento!”.

Ora Mike Pence, 64 anni, ex vicepresidente di Donald Trump, riappare da rivale del boss che serviva con tale fedeltà da guadagnarsi il nomignolo sprezzante “Ruffiano in Capo”, senza mai un’intervista che facesse ombra alla Casa Bianca, sorridendo ai comizi compunto, un passo indietro, i cronisti veterani a mormorare “Sembra Nancy Reagan che guarda rapita il marito”. Sfuggiva però al cinismo dei media un’altra battuta dell’austero Pence: «”arò sempre fedele a Trump, ma nel rispetto della Costituzione”.

“Teetotaler”, astemio assoluto sulla scia del moralista ottocentesco Livesey, Pence confessa "non vado ad eventi dove si servono alcolici e non vado a cena con una donna da solo, preferisco ci sia mia moglie Karen”. Gli avversari, da deputato e governatore dell’Indiana, 2013-2017, lo coprono di insulti, “bacchettone, sacrestano, beghino”, lui non ascolta, alla Camera presenta 90 disegni di legge, non ne passa nessuno, l’ossessione moralista contro aborto, gay, spesa sociale, diritti di identità sessuale spaventa perfino i tradizionalisti, tanto da fargli riconoscere candido: “Sono un soldatino di destra, in ritardo di 10 anni sui tempi”.

Insomma, quando Donald Trump e il clan di avvocati golpisti, alla guida Rudy Giuliani, convoca Pence perché non ratifichi al Congresso la vittoria elettorale del democratico Joe Biden, novembre 2020, ci si aspetta il solito, servile, “Ok”.

Invece il vicepresidente, nella veste istituzionale di presidente del Senato, recita il credo "Cristiano prima che repubblicano, in linea con Trump, nel rispetto della Costituzione".

Oggi Mike Pence ha una manciata di voti alle primarie del Grand Old Party repubblicano, meno del 3%, schiacciato da Trump, 54%, e dal governatore della Florida Ron DeSantis,17%. E al processo che il procuratore Jack Smith avvia contro Trump per tradimento e frodi elettorali, con la giudice Tanya Chutkan persuasa che “Il presidente non è un Re e comunque l’imputato non è Presidente!”, il morigerato Mike Pence diventa asse per l’accusa.

Ai suoi comizi si vende la maglietta con la scritta "Troppo Onesto!”, insulto che Trump infuriato rivolse al vicepresidente, il 14 dicembre 2020, vedendolo opporsi al golpe. A Washington, Trump usava Pence da santino per la destra religiosa, “Mike è fantastico – si vantava con i pastori evangelici – l’opposto di me in ogni aspetto”, fedele alla moglie, al partito, ai valori, paradosso politico e morale che rispecchia gli anni del berlusconismo in Italia, quando la gerarchia cattolica del cardinal Ruini accettò gli eccessi di Arcore, bocciando il cattolico leale Romano Prodi.

La strada di Mike Pence verso la Casa Bianca 2024 è aspra, i militanti vogliono Trump e il Paese, destra e sinistra, non ha pazienza per il rigore inamidato. Fingendo di elogiarlo, sul New York Times, l’ex Speaker della Camera Newt Gingrich, camaleonte dai mille opportunismi, lo distrugge "Pence è ammirevole, degno di finire sul libro del presidente John Kennedy Ritratti del coraggio, ma non vincerà la nomination repubblicana”.

Difficile che l’ex chierichetto non si renda conto dei sondaggi brutali, ma, quel che sembra impossibile da capire al cinismo dei social media, Usa ed Ue, è proprio il rigore di Pence, la volontà di mettere principi religiosi, morali e politici avanti alle miserie di Washington. Chi lo fischiava ieri fra i progressisti, quando voleva concedere ai commercianti il diritto di non servire coppie gay, lo applaude adesso contro Trump, viceversa i trumpiani.

Mike Pence, sfumatura canuta su pullover country Made in Indiana, non se ne cura. Come insegnava Orazio, ignora il "popolo che fischia”, restando impettito fedele di Dio, Costituzione e Famiglia, pagandone il prezzo nella vita, sordo al birignao da talk show.

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