Niger, niente accordo. Pronto il blitz militare. Bazoum: “Se perdo il Sahel sarà russo”
di Leonardo MartinelliTUNISI — Si complica sempre di più la situazione in Niger, dove si rischia la deriva verso la guerra e la destabilizzazione della presenza strategica occidentale nel Sahel. I golpisti, al potere dal 26 luglio, hanno denunciato gli accordi di cooperazione militare con la Francia, l’ex potenza colonizzatrice. Significa che i 1.500 soldati di Parigi, di stanza in Niger, dovranno partire.
Ma ieri il ministero degli Esteri francese ha sottolineato che "il quadro giuridico della cooperazione con il Paese riposa su accordi conclusi con le autorità legittime”. Per Parigi non lo sono il generale Abdourahamane Tiani e la nuova giunta. I francesi (e gli occidentali) continuano a scommettere su Mohamed Bazoum.
TUNISI — Si complica sempre di più la situazione in Niger, dove si rischia la deriva verso la guerra e la destabilizzazione della presenza strategica occidentale nel Sahel. I golpisti, al potere dal 26 luglio, hanno denunciato gli accordi di cooperazione militare con la Francia, l’ex potenza colonizzatrice. Significa che i 1.500 soldati di Parigi, di stanza in Niger, dovranno partire.
Ma ieri il ministero degli Esteri francese ha sottolineato che "il quadro giuridico della cooperazione con il Paese riposa su accordi conclusi con le autorità legittime”. Per Parigi non lo sono il generale Abdourahamane Tiani e la nuova giunta. I francesi (e gli occidentali) continuano a scommettere su Mohamed Bazoum.
È il presidente democraticamente eletto due anni fa, ancora prigioniero nella sua residenza, con la moglie e il figlio di 22 anni. Giovedì i golpisti hanno tolto loro l’elettricità e da ieri non hanno più da mangiare. Ma Bazoum vuole resistere fino allo scadere dell’ultimatum che l’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, in testa la Nigeria, ha lanciato a Tiani: se entro domenica non rimetterà al potere Bazoum, l’Ecowas interverrà militarmente (ieri è stato definito un piano d’attacco). L’opzione sembra sempre più difficile da evitare.
Anche perché i golpisti ostentano tanta determinazione. Ieri si sono presi addirittura la libertà di revocare il coprifuoco notturno: sono sicuri di poter gestire in sicurezza il Paese. Giovedì sera a Niamey era arrivata una delegazione dell’Ecowas per trovare un compromesso fra le parti, ma Tiani non si è nemmeno degnato di riceverla, l’hanno fatto distrattamente alcuni suoi sottoposti.
La giunta ha anche sospeso dalle sue funzioni gli ambasciatori a Washington, a Parigi, nel Togo e nella Nigeria. E poi quella volontà di cacciare senza ritegno i 1.500 soldati francesi (non è chiaro che cosa succederà ai mille americani e anche ai 350 soldati italiani e al centinaio di tedeschi presenti in Niger).
Intanto le sanzioni economiche dell’Ecowas si fanno sentire. Il prezzo del riso è schizzato su del 40% e i bancomat a Niamey sono inutilizzabili, non si può più ritirare soldi dai propri conti. Ieri l’Olanda, dopo la Francia, la Germania e l’Unione europea, ha congelato gli aiuti allo sviluppo al Niger.
Ma non importa, i golpisti fanno i duri. Perché? Nei giorni scorsi Salifou Mody, numero due della giunta, è andato nel vicino Mali, altro Paese nelle mani dei militari (con il Burkina Faso e la Guinea, i tre Paesi sono stati teatri di golpe negli ultimi tre anni, per poi passare nell’orbita russa e dei mercenari di Wagner). Più fonti indicano che Mody a Bamako avrebbe incontrato i rappresentanti di Wagner. Saranno loro a sostenere i golpisti nigerini, quando l’Ecowas attaccherà?
Già Mali, Burkina Faso e Guinea si sono detti disponibili per scendere in campo al loro fianco. E ieri Evgenij Prigozhin, a capo di Wagner, ha diffuso un video sul proprio conto Telegram. Ha ribadito l’astrusa teoria che Wagner diffonde sui social da anni in tutto il Sahel (i jihadisti sarebbero stati portati lì dagli occidentali, per giustificare la loro "occupazione militare”): secondo lui, “il potere di Bazoum permetteva a questa coalizione di predatori di restare in Niger. Oggi è in atto un movimento di liberazione per l’indipendenza del Paese”.
Lo stesso Bazoum è riuscito a inviare al Washington Post un suo articolo, pubblicato ieri: "Con il via libera degli istigatori del putsch e dei loro alleati regionali – scrive -, tutta l’area centrale del Sahel potrebbe passare sotto l’influenza russa via il gruppo Wagner, il cui terrorismo brutale lo si è visto in Ucraina”. Nel Sahel, conclude, “in mezzo ai movimenti autoritari che si sono imposti nei nostri Paesi vicini, il Niger è l’ultimo bastione per il rispetto dei diritti”.