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Niger, “Non sono ostili a noi”. Così l’Italia sdogana i militari ribelli

(afp)
Crosetto e Tajani frenano sull’escalation militare: “L’unica via è quella diplomatica. Verremmo visti come colonizzatori”
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L’Italia si smarca dalla posizione interventista francese, evidenziando le differenze di postura rispetto alla crisi nigerina. Ieri un tweet del ministro della Difesa Guido Crosetto è stato interpretato da molte cancellerie come un riconoscimento di fatto degli ufficiali che hanno deposto il presidente Bazoum.

Crosetto infatti non li ha definiti “golpisti” ma ha usato la sigla Cnsp che indica il Consiglio nazionale per la salvaguardia della Patria, formato dai comandanti ribelli. E ha sottolineato la loro «non ostilità verso i militari italiani».

Crosetto nel suo messaggio fa riferimento a una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi a Niamey tra i rappresentanti dei quattro contingenti occidentali presenti in Niger – Usa, Francia, Italia e Germania – e il portavoce dei generali che hanno preso il potere. Nel corso del vertice, l’ufficiale nigerino avrebbe accusato i francesi di minacciare la sicurezza nazionale, contestandogli il trasferimento in Niger di un consistente repa…

L’Italia si smarca dalla posizione interventista francese, evidenziando le differenze di postura rispetto alla crisi nigerina. Ieri un tweet del ministro della Difesa Guido Crosetto è stato interpretato da molte cancellerie come un riconoscimento di fatto degli ufficiali che hanno deposto il presidente Bazoum.

Crosetto infatti non li ha definiti “golpisti” ma ha usato la sigla Cnsp che indica il Consiglio nazionale per la salvaguardia della Patria, formato dai comandanti ribelli. E ha sottolineato la loro «non ostilità verso i militari italiani».

Crosetto nel suo messaggio fa riferimento a una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi a Niamey tra i rappresentanti dei quattro contingenti occidentali presenti in Niger – Usa, Francia, Italia e Germania – e il portavoce dei generali che hanno preso il potere. Nel corso del vertice, l’ufficiale nigerino avrebbe accusato i francesi di minacciare la sicurezza nazionale, contestandogli il trasferimento in Niger di un consistente reparto di forze speciali a bordo di pick up con targhe civili del Ciad e la “corruzione” per spingere all’azione alcuni Paesi dell’Africa occidentale. In questo incontro, l’esponente del Cnsp ha ribadito che i francesi devono lasciare il Niger, mentre non c’è avversità nei confronti delle missioni statunitense, italiana e tedesca.

La preoccupazione del governo di Roma è chiara: qualsiasi operazione condotta da eserciti stranieri in questo momento rischia di far degenerare la situazione. Un intervento potrebbe non solo aumentare il consenso popolare verso i golpisti, ma anche irrobustire i rapporti della giunta con i colonnelli filorussi che guidano il Mali e il Burkina Faso, aprendo così le porte del Niger alla Wagner. «L’unica via è quella diplomatica – ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alla Stampa -. L’Europa non può permettersi uno scontro armato, non dobbiamo essere visti come colonizzatori dell’Africa. Al contrario, dobbiamo creare una nuova alleanza con i Paesi africani, che non sia sfruttamento».

Pure la Germania ieri ha dichiarato di sostenere prioritariamente la linea diplomatica, senza però escludere altre iniziative: «Sosteniamo l’Ecowas nelle trattative», ha sottolineato a Berlino il portavoce degli Esteri rispondendo a una domanda sull’intervista di Tajani. Per poi aggiungere: «Ecowas ha più volte detto che considera la violenza militare come ultimo strumento». I tedeschi credono che il peso delle sanzioni internazionali renderà difficile l’attività dei generali spingendoli a negoziare. Allo stesso tempo, il governo Scholtz ha lanciato un monito netto: «Vorrei sottolineare ancora una volta il nostro messaggio ai golpisti avvertendoli che dovranno attendersi dure conseguenze personali se dovesse accadere qualcosa al presidente democraticamente eletto Mohamed Bazoum e alla sua famiglia. La riterremmo una escalation e così farebbero i nostri partner africani».

A questo punto sarà determinante l’orientamento di Washington, che schiera nel Niger la più grande task force del Continente con due basi e mille soldati. Nelle ore successive al putsch gli Stati Uniti sembravano determinati a ripristinare l’autorità di Bazoum, allineandosi sulla posizione francese per l’azione di Ecowas. L’evoluzione della situazione pare avere ispirato cautela. Da una parte ci sono timori per l’ingresso nel Paese dei mercenari russi, dall’altra il veto dell’Algeria ad operazioni straniere complica qualsiasi appoggio occidentale agli eserciti di Ecowas. Che a detta di diversi analisti non sarebbero in grado di gestire da soli un intervento armato a Niamey. Al momento però gli americani non riconoscono le decisioni dei golpisti, come la revoca degli ambasciatori nominati da Bazoum.

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