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Niger, Del Re: “Pressioni e sanzioni. Così riusciremo a cacciare i generali ribelli da Niamey”

Emanuela Del Re

 
L’intervista alla rappresentante dell’Unione europea per il Sahel. “I militari sono divisi. È anche puntando sulla spaccatura tra di loro che si cerca di trovare una soluzione ed evitare un conflitto armato”
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Emanuela Del Re, rappresentante dell’Unione europea per il Sahel, oggi è alle prese con una crisi che definisce «senza precedenti» per il livello di preoccupazione che vede in Africa. A mezzanotte di domenica è scaduto l’ultimatum del blocco Ecowas e adesso ogni giorno senza una guerra transafricana tra i generali golpisti del Niger e il blocco Ecowas — in pratica: gli eserciti della Nigeria, gigante della regione, e del Senegal — è un giorno guadagnato.

Che cosa può fare l’Ue in concreto per far desistere i golpisti in Niger ed evitare il rischio di questa guerra africana?

«Non si deve arrivare alla guerra. È necessario annichilire questa giunta che è motivata soltanto da interessi personali e sta facendo precipitare un intero Paese nel caos. Abbiamo visto uno stadio con venticinquemila persone a favore dei golpisti, ma io e la mia squadra sentiamo cose diverse dai nostri tantissimi contatti diretti che vivono in Niger, le sanzioni stanno cominciando a produrre effetti: mancano me…

Emanuela Del Re, rappresentante dell’Unione europea per il Sahel, oggi è alle prese con una crisi che definisce «senza precedenti» per il livello di preoccupazione che vede in Africa. A mezzanotte di domenica è scaduto l’ultimatum del blocco Ecowas e adesso ogni giorno senza una guerra transafricana tra i generali golpisti del Niger e il blocco Ecowas — in pratica: gli eserciti della Nigeria, gigante della regione, e del Senegal — è un giorno guadagnato.

Che cosa può fare l’Ue in concreto per far desistere i golpisti in Niger ed evitare il rischio di questa guerra africana?

«Non si deve arrivare alla guerra. È necessario annichilire questa giunta che è motivata soltanto da interessi personali e sta facendo precipitare un intero Paese nel caos. Abbiamo visto uno stadio con venticinquemila persone a favore dei golpisti, ma io e la mia squadra sentiamo cose diverse dai nostri tantissimi contatti diretti che vivono in Niger, le sanzioni stanno cominciando a produrre effetti: mancano medicinali, manca cibo, manca l’elettricità — ancora più di prima. Se vogliamo che la giunta si indebolisca dobbiamo continuare le sanzioni. L’Ue è al fianco dell’Ecowas proprio con questo tipo di intervento, che ovviamente si deve accompagnare a un’attività diplomatica serrata e complessa: i personaggi della giunta non sono in grado di pensare al Niger come a una comunità, come a un sistema di welfare, come a uno Stato di diritto. Di conseguenza è molto difficile far comprendere loro quali rischi corre il Paese se non cedono».

Da queste parole sembra di capire che le manifestazioni di piazza non siano genuine.

«Posso rispondere con parole africane, perché io mi sono sempre fatta portavoce dell’approccio africano alle cose e adesso ancora di più. In molti contesti e in determinate situazioni è abitudine convocare i manifestanti e “affittarli”: ci si trova, dunque, davanti a una vera e propria messinscena. È ovvio che una messinscena può sembrare innocua fino a un certo punto, perché poi in questi giorni c’è stato un attacco all’ambasciata francese».

La posizione aggiornata dell’Ue?

«In questi giorni l’attività dell’Unione europea è febbrile, siamo impegnati “h24”, come si dice in gergo militare, con contatti di altissimo livello per esprimere una posizione condivisa da tutti i 27 Paesi membri. Ritornare all’ordine costituzionale in Niger e liberare il presidente Bazoum. Sostenere l’azione l’azione diplomatica e politica di Ecowas che per noi è l’organizzazione di riferimento».

Gli stati di Ecowas però hanno posizioni differenti.

«Per quel che riguarda la pressione sulla giunta golpista c’è una posizione assolutamente unitaria. Possiamo dire che si discute in questi giorni su come condurre i negoziati; c’è stato un incontro la settimana scorsa e ne seguiranno altri. Ci sono più prospettive e più interessi. Il Benin in questo momento è un Paese chiave per il Niger. Il Niger, che confina col Benin, è senza sbocchi sul mare e quindi tutto deve passare attraverso quel Paese, che però ha chiuso i confini con ricadute serie sul comparto economico, che è un problema enorme per la giunta. La giunta a Niamey è molto divisa al suo interno. Se un domani arrivasse una forza che si presentasse come vincente, chi potrebbe mai dire che la giunta rimarrebbe compatta? Probabilmente molti faranno una giravolta e passeranno dalla parte del più forte. È una situazione molto traballante, ed è anche puntando sulle divisioni della giunta che si cerca di trovare una soluzione».

Che probabilità ci sono che si arrivi a una guerra?

«Non ci sono grandi discussioni in realtà sulla guerra, perché anche Ecowas la considera l’estrema ratio. Voglio chiarire una cosa. Una questione sulla quale si dibatte molto, sia nell’ambito all’Unione europea, sia nell’ambito di Ecowas, è la questione della legittimità di un eventuale intervento, si cerca una assoluta legittimità per condurre le cose in maniera corretta e trasparente. Per esempio, sarà necessario il via libera all’intervento armato da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu? Ci sarà bisogno di una legittimazione soltanto interna? Siccome si chiede sostegno all’Ue, noi siamo attentissimi alla questione procedurale e normativa».

Ma al consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la Russia e la Cina non darebbero mai il loro assenso, l’Ue potrebbe aspettare all’infinito.

«Entrambe, Russia e Cina, hanno condannato il golpe e hanno chiesto il ritorno all’ordine costituzionale. Non ho mai visto in Africa un livello di preoccupazione di livello così alto come per questa crisi».

L’Ue pensa a un contingente di peacekeeping, dopo un eventuale intervento dell’Ecowas?

«Questo non è stato contemplato. Si parla di eventuali richieste dell’Ecowas e quando le richieste arriveranno le valuteremo».

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