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Niger, sale la pressione sui golpisti, Ecowas: “Pronti a intervenire”. I familiari di Bazoum: “È in condizioni disumane”

La minaccia dei ribelli recapitata ai mediatori americani: “Se attaccati uccidiamo Bazoum”
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TUNISI – L’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, continuerà a negoziare con i golpisti, che hanno conquistato il potere in Niger. Ma al tempo stesso predispone subito una forza militare pronta a entrare nel Paese, se la giunta del generale Abdourahamane Tiani, nuovo uomo forte di Niamey, non accetterà di ripristinare ai vertici dello stato Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, ancora prigioniero dei militari nella sua residenza con la sua famiglia.

Insomma, un messaggio di fermezza dall’Ecowas, che alla vigilia del summit ad Ajuba, capitale della Nigeria, non era per niente scontato. I Paesi dell’Africa occidentale apparivano indecisi e divisi. E invece, alla fine, il presidente ivoriano Alassane Ouattara, annu…

TUNISI – L’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, continuerà a negoziare con i golpisti, che hanno conquistato il potere in Niger. Ma al tempo stesso predispone subito una forza militare pronta a entrare nel Paese, se la giunta del generale Abdourahamane Tiani, nuovo uomo forte di Niamey, non accetterà di ripristinare ai vertici dello stato Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, ancora prigioniero dei militari nella sua residenza con la sua famiglia.

Insomma, un messaggio di fermezza dall’Ecowas, che alla vigilia del summit ad Ajuba, capitale della Nigeria, non era per niente scontato. I Paesi dell’Africa occidentale apparivano indecisi e divisi. E invece, alla fine, il presidente ivoriano Alassane Ouattara, annuncia che il vertice “ha dato il semaforo verde a un’operazione” che andrà realizzata “nel più breve tempo possibile”.

Omar Touray, presidente della Commissione dell’organizzazione, ha spiegato che questa ordina “il dispiegamento di una "forza d'attesa" col fine di ristabilire l’ordine costituzionale in Niger”. Ha insistito su quell’espressione: “forza d'attesa “ e non “forza d’attacco”.

I capi di stato presenti ad Ajuba hanno sottolineato che si tratta di una “decisione solidale”, presa da tutti collettivamente, anche per smentire le voci su forti divisioni all’interno dell’Ecowas, che circolavano poco prima del vertice. Alassane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio, ha insistito che “è una decisione che ingloba tutti noi, non si tratta di un faccia a faccia tra Nigeria e Niger”, smentendo l’altra critica all’Ecowas, considerata ostaggio di Bola Tinubu, il presidente della Nigeria, il gigante dell’area, che fin dagli inizi aveva insistito perché si intervenisse militarmente nel Niger.

Altri dettagli non sono stati resi noti, ma è chiaro se i capi di stato maggiore dei diversi Paesi dovranno organizzare questa forza militare. Oltre alle Nigeria, anche il Senegal e la Costa d’Avorio hanno promesso di fornire mezzi e soldati e altri Paesi, come il Benin, potrebbero aggiungersi. Già si parla della possibilità che sia un ufficiale senegalese a dirigerla. Sarà concretamente un mezzo di pressione sui golpisti di Niamey.

Ma questi hanno davvero l’intenzione di cedere? Per il momento no. In mattinata, prima dell’inizio del summit ad Abuja, Tiani ha nominato un nuovo governo (venti ministri in tutto) sotto la guida di un premier, che aveva scelto nei giorni scorsi, Ali Mahman Lamine Zeine. È un economista, con un’esperienza anche internazionale (era finora il responsabile della filiale della Banca africana di sviluppo in Ciad). Ma soprattutto Zeine è stato ministro delle Finanze durante la presidenza di Mamadou Tandja (199-2010) e ne rappresentava una sorta di figlio spirituale. Chiamato affettuosamente dai nigerini “Baba Tandja”, morto nel 2020, era un personaggio austero e molto amato in Niger, dove viene associato alla lotta contro la povertà, che fu, quando era al potere, la sua priorità. La scelta di Zeine da parte dei golpisti, insomma, non è casuale: vuole rassicurare all’estero, ma anche all’interno del Paese.

Anche la composizione del governo va in questo senso: la maggioranza dei ministri sono dei civili e ci sono addirittura tre donne (Elisabeth Cherif all’Educazione, Aissatou Abdoulaye Tondi alla Funzione pubblica e Aissa Lawan Wandarama, responsabile degli aiuti umanitari). Ma due posti chiave sono occupati da esponenti in vista della giunta: si tratta del generale Mohamed Toumba, agli Interni, e soprattutto di Salifou Mody, alla Difesa. Quest’ultimo è il numero due di Tiani ed era il capo delle forze armate del Niger fino al primo aprile scorso, quando era stato liquidato da Bazoum.

Lo stesso Tiani, a capo della guardia presidenziale, era in bilico negli ultimi tempi, Bazoum pensava di sostituirlo e sarebbe questa la prima ragione scatenante del golpe. Personaggio molto influente e carismatico nell’esercito, Mody, nei giorni scorsi, era andato a Bamako a incontrare gli esponenti della giunta lì al potere, sotto influenza russa di Wagner, che hanno promesso di sostenere i golpisti di Niamey, nel caso l’Ecowas decidesse di attaccare. Da sottolineare: agli Esteri è stato nominato Bakary Yaou Sangare, che ha alle spalle una lunga carriera diplomatica e che dall’aprile scorso era rappresentante permanente del Niger presso l’Onu.

Poco rassicurante, invece, è la situazione di Bazoum e della sua famiglia, ancora prigionieri e, secondo l’entourage del presidente “in condizioni crudeli e disumane”. In una dichiarazione congiunta dei familiari e dei leader politici vicini a Bazoum si denuncia “il trattamento criminale che ricorda i campi di concentramento e semplicemente contrario alla morale umana”. 

I golpisti avrebbero addirittura l’intenzione di ucciderlo, se l’Ecowas finirà per intervenire davvero. Tra le richieste dei firmatari compaiono “la scarcerazione del presidente, della moglie e del figlio già molto provati” e il ripristino di “acqua, elettricità, cure mediche e di un’alimentazione adeguata”. 

Istanze simili a quelle dell’Ue, “profondamente preoccupata” per le condizioni del presidente nigerino. L'Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell ha pubblicato un post su X in cui chiede “ancora una volta la liberazione immediata e senza condizioni degli ostaggi. Il presidente Bazoum ha dedicato la sua vita per migliorare la vita quotidiana dei nigerini. Nulla giustifica un simile trattamento".

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