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Niger, i ribelli contro la Francia: “Aiuta gli estremisti islamici”

Mohamed Bazoum

 (reuters)
Oggi in Nigeria vertice dell’Ecowas. Timori per la sorte del presidente deposto Bazoum
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TUNISI — Resta inflessibile la giunta militare, che ha conquistato il potere a Niamey due settimane fa, e manda accuse forti (e provocatorie) alla Francia, l’ex potenza colonizzatrice, ormai bersaglio di ogni critica nel Niger. L’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, invece, cerca di calmare le acque e mette in avanti la via diplomatica per trovare una soluzione al caos nigerino.

Oggi ad Abuja, capitale della Nigeria, si tiene il vertice dei dirigenti dei Paesi che fanno parte dell’organizzazione, per decidere il da farsi: insistere con il dialogo? Ma se Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, restasse insensibile alla mano tesa? Lanciare un nuovo ultimatum per l’intervento militare, come quello scaduto alla …

TUNISI — Resta inflessibile la giunta militare, che ha conquistato il potere a Niamey due settimane fa, e manda accuse forti (e provocatorie) alla Francia, l’ex potenza colonizzatrice, ormai bersaglio di ogni critica nel Niger. L’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, invece, cerca di calmare le acque e mette in avanti la via diplomatica per trovare una soluzione al caos nigerino.

Oggi ad Abuja, capitale della Nigeria, si tiene il vertice dei dirigenti dei Paesi che fanno parte dell’organizzazione, per decidere il da farsi: insistere con il dialogo? Ma se Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, restasse insensibile alla mano tesa? Lanciare un nuovo ultimatum per l’intervento militare, come quello scaduto alla mezzanotte di domenica scorsa? Il problema è che a Niamey i militari sfoggiano un’evidente intransigenza. Ieri hanno accusato la Francia, che nel Niger ha 1.500 soldati, di aver violato la chiusura dello spazio aereo decretato dai golpisti e di «aver liberato terroristi jihadisti», nel contesto di «un piano di destabilizzazione del nostro Paese».

Un aereo militare francese è in effetti decollato da N’Djamena, nel Ciad, e ha sorvolato una parte del territorio del Niger, ma da Parigi hanno ribattuto che quel volo era previsto ed era stato segnalato alla giunta. Questa ha anche affermato che alcuni jihadisti sono stati liberati dai francesi e «hanno poi partecipato a una riunione per pianificare un’offensiva nella zona delle tre frontiere», quella ai limiti di Niger, Burkina Faso e Mali, dove i militari nigerini hanno denunciato l’attacco a una propria guarnigione.

Nonostante tutto, però, l’Ecowas spinge al dialogo. Martedì sera Bola Tinubu, presidente della Nigeria che più di tutti aveva insistito per la necessità di un intervento militare, ha ribadito che «la diplomazia è la migliore strada da seguire». Tinubu sta affrontando notevoli resistenze all’interno del suo paese contro un attacco ai “fratelli” nigerini. A livello internazionale, a parte i tentativi degli Stati Uniti di mediare al posto di Parigi, dall’immagine troppo compromessa, si è proposta per il negoziato l’Algeria, ben contenta di riempire nel Sahel il vuoto di potere lasciato dall’odiata Francia.

Intanto preoccupa il destino di Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, prigioniero dei golpisti nella residenza ufficiale. Secondo il suo entourage, lui e i suoi familiari vivono ormai in «condizioni crudeli e disumane», senza acqua corrente, elettricità né viveri freschi. Rhissa Ag Bula, già capo storico delle rivolte tuareg negli anni Novanta e Duemila, rimasto fedele a Bazoum, ha organizzato il Consiglio di resistenza per la repubblica (Crr), con l’obiettivo di liberarlo, anche con le armi.

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