Il terzo incomodo nel Sahel in fiamme: tornano sulla scena i jihadisti africani
di Daniele RaineriIn questi giorni le fazioni dello Stato islamico sparpagliate nel mondo stanno pubblicando le foto del loro giuramento di fedeltà al nuovo capo del gruppo, Abu Hafs al Qureishi, che è stato annunciato giovedì 3 agosto come quarto califfo – dopo la morte in combattimento del terzo (una volta era una notizia globale, oggi passa quasi inosservata). Per l’occasione la brigata dello Stato islamico nel Sahel ha postato immagini grandiose, si vedono grandi con centinaia di combattenti e convogli di veicoli – segno sicuro del fatto che i guerriglieri islamisti in quelle zone non temono raid aerei e droni.
A guardare meglio le immagini si vedono anche quattro mezzi dell’esercito maliano: facevano parte di un convoglio militare che mercoledì sco…
In questi giorni le fazioni dello Stato islamico sparpagliate nel mondo stanno pubblicando le foto del loro giuramento di fedeltà al nuovo capo del gruppo, Abu Hafs al Qureishi, che è stato annunciato giovedì 3 agosto come quarto califfo – dopo la morte in combattimento del terzo (una volta era una notizia globale, oggi passa quasi inosservata). Per l’occasione la brigata dello Stato islamico nel Sahel ha postato immagini grandiose, si vedono grandi con centinaia di combattenti e convogli di veicoli – segno sicuro del fatto che i guerriglieri islamisti in quelle zone non temono raid aerei e droni.
A guardare meglio le immagini si vedono anche quattro mezzi dell’esercito maliano: facevano parte di un convoglio militare che mercoledì scorso andava dal Mali verso il confine col Niger. I fanatici dello Stato islamico hanno teso un’imboscata al convoglio, hanno incendiato tre veicoli, ucciso 13 soldati maliani e preso gli altri quattro veicoli. Ecco, vedere quei veicoli esibiti come trofeo nella cerimonia di giuramento pochi giorni dopo dovrebbe funzionare da segnale forte di allerta: nel Sahel non esistono soltanto i generali golpisti del Niger e i loro alleati in Mali e Burkina Faso contro il blocco Ecowas (Nigeria in testa), pronti a farsi la guerra da un momento all’altro. C’è un terzo polo combattente che sfrutterà la situazione e sono i gruppi del jihad, divisi in due grandi famiglie – una legata ad al Qaeda e l’altra legata allo Stato islamico.
Dal 26 luglio, giorno del golpe in Niger, il mondo sta prestando più attenzione del solito al Sahel. Ecco alcune notizie che sono arrivate dall’area nello stesso periodo di tempo. Lo stesso 26 luglio c’è stata in Mali una battaglia brutale fra lo Stato islamico e il gruppo Jnim (“Fronte di supporto all’Islam e ai musulmani”, è la sigla di al Qaeda in quella fascia di Paesi africani). Cinquantacinque morti, in località Boulikessi. Il 2 agosto c’è stato il già menzionato assalto dello Stato islamico al convoglio dell’esercito maliano che stava andando verso il confine con il Niger, il convoglio è stato distrutto. Il 5 agosto il Jnim ha attaccato il villaggio di Bodio, sempre in Mali, ha ucciso diciassette abitanti, ne ha sequestrati una decina e ha incendiato alcune case, gli altri sono scappati. Il 7 agosto il Jnim ha rivendicato l’assedio, per la seconda settimana consecutiva, di un contingente di mercenari russi del gruppo Wagner e di un reparto dell’esercito maliano nella zona di Boni. Il fatto che l’assedio stia continuando dopo così tanti giorni indica che il gruppo qaedista in quella zona è in vantaggio, dal punto di vista militare. Ieri un capo di al Qaeda in Mali ha annunciato che i suoi combattenti avrebbero ormai circondato la città di Timbuctù e punterebbero a conquistarla – non sarebbe la prima volta che succede. E sempre ieri è stata diffusa la foto dell’esecuzione di “due spie locali della Wagner”. Come si è visto, le fazioni di al Qaeda e dello Stato islamico non lottano soltanto contro le forze governative per il controllo del territorio, ma si scontrano tra loro.
Il governo del Mali ha dichiarato di essere schierato dalla parte dei generali golpisti del Niger e che in caso di conflitto manderebbe il suo esercito a combattere al loro fianco. In realtà già adesso non riesce a contenere i gruppi jihadisti in casa, figurarsi se dovesse anche mandare soldati all’estero. La stessa cosa vale per il Burkina Faso e, in misura minore, anche per gli altri Paesi della regione, Nigeria inclusa. Pieter Van Ostaeyen, analista belga che ogni mese pubblica un rapporto dettagliato sulle attività dei gruppi estremisti nel Sahel , dice a Repubblica che «ovviamente» un conflitto in quella regione sarebbe un regalo dal cielo per il jihad.
Cita Idarat al Tawwahush, un manuale famoso nei circoli dell’estremismo islamico nel quale si teorizza che la prima cosa da ottenere con metodi violenti nella guerra contro gli infedeli è uno stato di caos, un ritorno alla lotta selvaggia di tutti contro tutti che mette le forze di sicurezza e i gruppi di estremisti allo stesso livello.
Nel Sahel immenso dove si combatte in regime di scarsità di risorse e dove ogni singola squadra delle forze di sicurezza può fare la differenza, un conflitto tra gli eserciti di Nigeria, Senegal, Niger, Mali e Burkina Faso potrebbe essere l’imprevisto che regala allo Stato islamico la chance di tornare forte come lo era dieci anni fa in Iraq e Siria. Van Ostaeyen cita anche Iyad ag Ghali, un capo di al Qaeda, che quest’anno ha dichiarato: «L’epicentro del jihad è in Africa».