Anche Libano e Kuwait vietano Barbie: “Promuove l’omosessualità ed è contro la morale”
a cura della redazione EsteriDopo le polemiche sollevate da Vietnam, Filippine e Pakistan anche Libano e Kuwait si oppongono alla proiezione del film Barbie di Greta Gerwig. Se nel caso dei Paesi del Sud-est asiatico il problema era geopolitico, legato alla scena in cui compare una mappa del Mar cinese meridionale conteso, per gli Stati mediorientali la questione è morale e culturale.
Per il Kuwait il film campione di incassi (oltre un miliardo di euro a livello globale in sole tre settimane) “mina alla pubblica morale". A stabilirlo è stato il Comitato di censura cinematografica, che si occupa di “vietare tutto ciò che mina la morale pubblica, l'ordine pubblico e le tradizioni, introducendo idee straniere nella società”.
Per il Libano, invece, l’iconica bambola della Mattel “promuove l’omosessualità”, ragione per cui il Paese ha accolto la richiesta di censura del ministro della Cultura Moha…
Dopo le polemiche sollevate da Vietnam, Filippine e Pakistan anche Libano e Kuwait si oppongono alla proiezione del film Barbie di Greta Gerwig. Se nel caso dei Paesi del Sud-est asiatico il problema era geopolitico, legato alla scena in cui compare una mappa del Mar cinese meridionale conteso, per gli Stati mediorientali la questione è morale e culturale.
Per il Kuwait il film campione di incassi (oltre un miliardo di euro a livello globale in sole tre settimane) “mina alla pubblica morale". A stabilirlo è stato il Comitato di censura cinematografica, che si occupa di “vietare tutto ciò che mina la morale pubblica, l'ordine pubblico e le tradizioni, introducendo idee straniere nella società”.
Per il Libano, invece, l’iconica bambola della Mattel “promuove l’omosessualità”, ragione per cui il Paese ha accolto la richiesta di censura del ministro della Cultura Mohammad Mourtada. Secodo Mourtada il film “sostiene il cambio di genere, il rifiuto della paternità, mina e ridicolizza il ruolo della madre e mette in discussione la necessità del matrimonio e della genitorialità”.
Il divieto si inserisce in una più vasta campagna di repressione dei diritti Lgbtq+, promossa soprattutto dal partita islamista sciita Hezbollah. In uno dei Paesi più liberali della regione, chi aspettava l’uscita del film prevista per il 31 agosto rimarrà deluso.