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Niger, negoziato e guerra: il doppio gioco dei golpisti

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La giunta militare si è detta per la prima volta “aperta alla diplomazia e alla pace”. Senza però dare segno di volersi fare da parte
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TUNISI — Spiragli di speranza sulla strada del dialogo in Niger, dove la giunta militare si è detta per la prima volta “aperta alla diplomazia e alla pace”: sono le parole del duro Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, pronunciate durante l’incontro con un drappello di capi religiosi, arrivati dalla Nigeria.

Al tempo stesso, però, i militari non esprimono minimamente la volontà di farsi da parte, come vorrebbe l’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest. E non intendono rimettere al potere Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, prigioniero ormai da più di due settimane nella sua residenza ufficiale, in condizioni sempre più dure.

La giunta nigerina …

TUNISI — Spiragli di speranza sulla strada del dialogo in Niger, dove la giunta militare si è detta per la prima volta “aperta alla diplomazia e alla pace”: sono le parole del duro Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, pronunciate durante l’incontro con un drappello di capi religiosi, arrivati dalla Nigeria.

Al tempo stesso, però, i militari non esprimono minimamente la volontà di farsi da parte, come vorrebbe l’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest. E non intendono rimettere al potere Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, prigioniero ormai da più di due settimane nella sua residenza ufficiale, in condizioni sempre più dure.

La giunta nigerina si prepara anche al peggio: l’intervento militare che l’Ecowas non esclude e che ha minacciato, se la carta della mediazione non funzionerà. Ieri ha inviato una delegazione a Conakry, la capitale della Guinea, teatro di un colpo di stato nel settembre 2021 e da allora nelle mani di una giunta guidata dal colonnello Mamadi Doumboya.

Lui aveva già appoggiato il golpe nigerino dello scorso 26 luglio. Ma ieri il generale Moussa Salaou Barmou, inviato da Tiani, ha chiesto "un sostegno rinforzato per affrontare le sfide future”.

In altre parole, scendere in campo militarmente a fianco dei nigerini, se l’Ecowas attaccherà davvero. La Guinea sembra propensa a questo passo ulteriore, che hanno già compiuto Mali e Burkina Faso, altri due paesi nelle mani di golpisti (e nell’orbita russa e dei mercenari di Wagner).

L’Ecowas interverrà davvero? Sabato era prevista nel Ghana una riunione dei capi di stato maggiore dei Paesi dell’organizzazione, poi rinviata. L’impressione è che l’Ecowas nicchi, nella speranza che la ragione prevalga.

Sabato a Niamey è arrivata una delegazione di leader religiosi dalla Nigeria, capeggiata dallo sceicco Bala Lau, alla guida di Izala, un movimento islamico d’ispirazione salafita. L’iniziativa è stata voluta da Bola Tinubu, il presidente della Nigeria.

La missione è riuscita a farsi ricevere da Tiani (non era scontato), che ha avuto per la prima volta parole di apertura al dialogo. Ma intanto Bazoum resta prigioniero, con la moglie e il figlio. Non hanno più elettricità e acqua corrente. Erano ridotti a mangiare solo riso e pasta, anche se, sabato mattina, il medico personale del presidente destituito ha potuto visitarlo. “Nonostante tutto – ha detto – ha il morale alto".

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