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Presidenziali in Ecuador, 100mila soldati schierati per garantire la sicurezza del voto. Di nuovo spari a un comizio

La decisione del governo è arrivata dopo l’uccisione del candidato Villavicencio, e del politico Briones. Di nuovo una sparatoria interrompe un comizio del candidato Noboa
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QUITO – L’Ecuador si prepara a votare per le elezioni presidenziali più violente della storia recente del Paese latinoamericano. Domenica 20 agosto i cittadini ecuadoriani sono chiamati a votare per il prossimo presidente, mentre le autorità hanno annunciato il dispiegamento di 100mila soldati per garantire la sicurezza e il corretto svolgimento delle elezioni.

L’iniziativa non ha comunque impedito che in serata un comizio del candidato Daniel Noboa venisse interrotto da una sparatoria. La polizia si è immediatamente premurata di smentire che si sia trattato di un nuovo attentato. Le circostanze della sparatoria rimangono da chiarire. Ma un post su X di Noboa lascia aperta la porta al movente politico: “Hanno sparato contro la nostra carovana. La paura non ha spazio nel Paese che vogliamo”.

La decisione del governo di schierare un imponente apparato di sicurezza è arrivata dopo l’uccisione del candidato Fernando Villavicencio, avvenuta lo scorso 9 agosto, e dell’omicidio d…

QUITO – L’Ecuador si prepara a votare per le elezioni presidenziali più violente della storia recente del Paese latinoamericano. Domenica 20 agosto i cittadini ecuadoriani sono chiamati a votare per il prossimo presidente, mentre le autorità hanno annunciato il dispiegamento di 100mila soldati per garantire la sicurezza e il corretto svolgimento delle elezioni.

L’iniziativa non ha comunque impedito che in serata un comizio del candidato Daniel Noboa venisse interrotto da una sparatoria. La polizia si è immediatamente premurata di smentire che si sia trattato di un nuovo attentato. Le circostanze della sparatoria rimangono da chiarire. Ma un post su X di Noboa lascia aperta la porta al movente politico: “Hanno sparato contro la nostra carovana. La paura non ha spazio nel Paese che vogliamo”.

La decisione del governo di schierare un imponente apparato di sicurezza è arrivata dopo l’uccisione del candidato Fernando Villavicencio, avvenuta lo scorso 9 agosto, e dell’omicidio di Pedro Briones, politico del partito di sinistra Revolución Ciudadana, a soli 6 giorni dalle elezioni. A sfidarsi alle urne per questo primo turno elettorale sono 8 candidati, ma ad ogni angolo delle strade di Quito – la capitale del Paese – sono appesi cartelloni dei due favoriti: Luisa González e Jan Topic.

Secondo i sondaggi González è la candidata che dovrebbe ottenere più voti alle elezioni di domenica, ma gli analisti politici hanno sottolineato che una gran fetta dell’elettorale ha manifestato una forte indecisione sulla volontà di voto.

Unica donna candidata alla presidenza, González ha 45 anni, fa parte del partito di sinistra Revolución Ciudadana da cui proveniva anche l’ex presidente Rafael Correa (che ha governato il Paese dal 2007 al 2017). Avvocata ed ex deputata, González conta su una carriera politica di successo e un programma politico molto solido.

Ma, come avvertono diversi analisti politici, l’uccisione del giornalista e candidato presidenziale Fernando Villavicencio potrebbe influenzare molto l’elettorato che potrebbe scegliere di votare Jan Topic, il candidato che più di tutti promette misure ferree contro la crescente ondata di violenza che da anni attraversa il Paese latinoamericano.

Topic è un imprenditore e un ex soldato. Ha 40 anni, si presenta come un outsider anti establishment ed è candidato con l’alleanza Juntos Triunfaremos, ribattezzata “Por un país sin miedo (per un Paese senza paura)”. Il tema principale della sua campagna elettorale è la lotta al narcotraffico, che rappresenta il maggior problema di violenza e insicurezza nel Paese latinoamericano.

Topic ha promesso più volte che, se eletto, userà la “mano dura” contro il narcotraffico. Spesso si è presentato ai comizi vestito come un militare e, anche per il tipo di linguaggio usato nei suoi discorsi, è stato soprannominato il “Rambo ecuadoriano”.

Mentre Luisa González ha paragonato il suo programma di governo a quello del presidente brasiliano Lula da Silva, con una serie di obiettivi basati su idee progressiste e sulla giustizia sociale. González ha dichiarato di mettere al primo posto la sicurezza, ma di voler anche combattere la fame, la povertà e la mancanza di lavoro nel proprio Paese.

Ha condannato l’ondata di violenza culminata con gli omicidi dei politici Villavicencio e Briones, affermando che “l’Ecuador sta vivendo la sua epoca più sanguinosa” e che “lo Stato è controllato dalle mafie”. Il Paese latinoamericano ha chiuso il 2022 con il triste primato del più alto tasso di morti violente nella sua storia: 25,32 ogni 100mila abitanti, la grande maggioranza causata dal narcotraffico che negli ultimi anni ha trasformato l’Ecuador nel principale corridoio della cocaina diretta in Europa e negli Stati Uniti.

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