Usa, i mafiosi festeggiano i guai di Rudy Giuliani, incriminato con la stessa legge che usò contro di loro
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK — L’ombra del carcere fa tremare i coimputati di Donald Trump. E mentre i mafiosi di New York festeggiano in cella i guai dell’ex sindaco-sceriffo Rudy Giuliani che li fece arrestare ben prima di diventare il mentore dell’ex presidente, in Georgia si teme l’infame Fulton County Jail.
Già. Pidocchi, violenze, celle sovraffollate. Sono le terribili condizioni del carcere di Rice Street, ad Atlanta, dove Trump e gli altri 18 co-imputati sono attesi entro il 25 agosto. Aperto nel 1985 con una capienza di 1200 prigionieri, ne contiene 3mila e le sue tremende condizioni igieniche sono al centro di una inchiesta federale dopo che un detenuto è spirato nell’indifferenza delle guardie col corpo coperto da cimici.
NEW YORK — L’ombra del carcere fa tremare i coimputati di Donald Trump. E mentre i mafiosi di New York festeggiano in cella i guai dell’ex sindaco-sceriffo Rudy Giuliani che li fece arrestare ben prima di diventare il mentore dell’ex presidente, in Georgia si teme l’infame Fulton County Jail.
Già. Pidocchi, violenze, celle sovraffollate. Sono le terribili condizioni del carcere di Rice Street, ad Atlanta, dove Trump e gli altri 18 co-imputati sono attesi entro il 25 agosto. Aperto nel 1985 con una capienza di 1200 prigionieri, ne contiene 3mila e le sue tremende condizioni igieniche sono al centro di una inchiesta federale dopo che un detenuto è spirato nell’indifferenza delle guardie col corpo coperto da cimici.
Suicidi e morti misteriose in quelle celle puzzolenti di urina, sono all’ordine del giorno: 6 nel solo 2023. Ma nonostante lo sceriffo di Fulton Patrick Labat già affermi di avergli “preparato la cella”, difficilmente Trump farà i conti con tanto orrore. Per il leader repubblicano in cerca di nuovo mandato, la prospettiva di finire in carcere prima di condanna definitiva (e pure in tal caso) è remota: per questioni di sicurezza, età e status politico.
Il suo passaggio da Fulton County Jail, scortato dai servizi segreti, sarà simbolico. Insieme ai coimputati compirà lì solo le procedure ordinarie per poi presentarsi davanti al giudice a inizio settembre, con la procuratrice Fani Willis già a proporre il 4 marzo come data del processo.
Ma quel carcere è già l’incubo dei co-imputati locali: Cathy Latham, David Shafer e Shawn Still, che si spacciarono per falsi Grandi Elettori (coloro che nel complesso sistema americano votano il Presidente in base ai risultati delle urne) tentando di alterare le presidenziali 2020 esprimendosi per Trump. E Scott Hall che s’infiltrò nel sistema di una macchina di voto.
Se condannati, finiranno in quella bolgia. E infatti l’Atlanta Journal-Constitution già insinua che quel carcere sarà un deterrente tale da spingerli a trattare con la procura, usando una delle scappatoie del “Rico”: il programma per i collaboratori della legge anti-racket che solitamente si usa contro la criminalità organizzata.
E chissà se un pensierino in tal senso non lo stia facendo pure Rudy Giuliani: l’ex sindaco-sceriffo di New York, già avvocato personale di Trump. Strozzato da un oneroso divorzio (6 milioni alla terza moglie Donna Hanover) e una richiesta di risarcimento da un miliardo sulla testa – la causa per diffamazione intentata contro di lui da Dominion, l’azienda di macchine per il voto elettronico falsamente accusata di aver alterato i risultati nel 2020 – Giuliani è senza soldi.
Rudy Giuliani
Lo dice pure la prima moglie Judith dopo essersi vista restituire un assegno di mantenimento da 10mila dollari per mancanza di fondi. Ben più di altri avvocati finiti nei guai per The Donald, l’ex mentore che tanto lo sostenne nella propagazione della “Big Lie”, la grande bugia delle elezioni rubate, ora deve far fronte a una lunga lista di cause legate alle false asserzioni.
Inseguito dai debiti, privato pure della licenza d’avvocato, escluso dal giro di conferenze repubblicane, è dunque andato più volte a Mar-a-Lago chiedendo aiuto economico a Trump. Per lui il tycoon ha però già sborsato per lui 340mila dollari e ha ignorato la supplica, costringendolo a mettere in vendita la casa a Manhattan da 7 milioni di dollari.
Ma ora l’ex sindaco, incriminato sulla base di quello stesso Rico che negli anni 80 usò per distruggere le “cinque famiglie” mafiose di New York, è diventato pure zimbello dei criminali che fece arrestare: "In galera hanno festeggiato l’incriminazione” racconta Murray Richman, legale del padrino John Gotti Jr.
Disperato com’è potrebbe fare di tutto pur di non finire a fargli compagnia. Trump, già aggravato dalle sue spese legali – 16 milioni fra 2021 e 2022, altri 27 nei primi mesi del 2023 prelevati dal “tesoretto” raccolto per la campagna elettorale da Save America, il comitato nato per gestire i fondi ricevuti da piccoli elettori – non ha alternative.
Sempre secondo i Rico, se un co-imputato è condannato, finirà in carcere anche lui in quanto mandante. Secondo Cnn gli toccherà caricarsi le parcelle di tutti. Anche per questo la campagna va avanti. Non si può più fermare.