Hrw, centinaia di migranti etiopi uccisi e torturati al confine dall’Arabia Saudita: “Raffiche di proiettili a distanza ravvicinata”
di Veronica StiglianiUn video diffuso su TikTok mostra un gruppo di migranti diretti in Arabia Saudita (Human Rights Watch)
"Alcune persone non si possono identificare perché i loro corpi sono troppo martoriati”, racconta uno dei testimoni intervistati da Human Rights Watch. L’ultimo report dell’organizzazione, lungo 73 pagine, denuncia il massacro di migranti etiopi da parte delle guardie saudite, al confine con lo Yemen.
Sono centinaia i richiedenti asilo brutalmente uccisi nel tentativo di attraversare la frontiera tra marzo 2022 e giugno 2023. Quella saudita sarebbe una campagna mirata, condotta con armi di piccolo calibro ed esplosivi, spesso utilizzati a distanza ravvicinata. Secondo gli attivisti per i diritti umani l’Arabia Saudita sarebbe colpevole di crimini contro l'umanità.
Gli abusi delle guardie saudite
I risultati della ri…
"Alcune persone non si possono identificare perché i loro corpi sono troppo martoriati”, racconta uno dei testimoni intervistati da Human Rights Watch. L’ultimo report dell’organizzazione, lungo 73 pagine, denuncia il massacro di migranti etiopi da parte delle guardie saudite, al confine con lo Yemen.
Sono centinaia i richiedenti asilo brutalmente uccisi nel tentativo di attraversare la frontiera tra marzo 2022 e giugno 2023. Quella saudita sarebbe una campagna mirata, condotta con armi di piccolo calibro ed esplosivi, spesso utilizzati a distanza ravvicinata. Secondo gli attivisti per i diritti umani l’Arabia Saudita sarebbe colpevole di crimini contro l'umanità.
Gli abusi delle guardie saudite
I risultati della ricerca sono “osceni” secondo Nadia Hardman, coordinatrice del rapporto, intitolato “They fired on us like rain” (ci hanno sparato come se piovesse).
Quello perpetrato dalle forze saudite è un metodo sistematico: i migranti, compresi donne e bambini, vengono uccisi a distanza ravvicinata con armi da fuoco ed esplosivi. “Un uomo ha perso entrambe le gambe e ci implorava di non lasciarlo indietro. Ma non abbiamo potuto aiutarlo, dovevamo scappare per salvarci”, riporta un’altra persona sopravvissuta, la cui voce è una delle 42 inserite nel documento.
Non solo: le guardie inseguono anche chi tenta di scappare, tornando verso lo Yemen. I sauditi lasciano le loro postazioni per raggiungere i sopravvissuti e picchiarli, torturarli. Un ragazzo di 17 anni ha raccontato che le guardie di frontiera hanno costretto lui e altri sopravvissuti a violentare due ragazze del loro gruppo: “Un uomo si è rifiutato. Gli hanno sparato sul posto”. Le ragazze avevano 15 anni. “Io ho partecipato allo stupro, sì. Solo per questo sono sopravvissuto. E le giovani sono vive perché non hanno opposto resistenza”.
La rotta orientale
I fatti descritti nel report segnalano una escalation di abusi lungo quella che viene definita la “rotta orientale” delle migrazioni dal Corno d'Africa all'Arabia Saudita, dove vivono e lavorano circa 750mila etiopi.
Si tratta di migranti economici, in fuga da condizioni di crisi estrema e alla ricerca di migliori possibilità. Ma anche di africani che fuggono dalla guerra che da novembre 2020 sta devastando il nord del loro Paese, dove il governo federale si scontra con il Fronte popolare di liberazione del Tigray.
I migranti raggiungono il confine accompagnati da trafficanti, gestiti dalle milizie Houthi che controllano il nord dello Yemen in guerra. Migliaia di persone si trovano nei due campi di al Rawq e al Thabit, in attesa di passare il confine. Ma anche lì sono vittima di violenze e abusi: alcuni testimoni hanno riportato che gli Houthi chiedono loro dei soldi per la permanenza, e in caso di rifiuto li conducono in centri di detenzione.
Le immagini satellitari raccolte da Hrw mostrano morti e feriti lungo il sentiero montuoso che si inoltra verso l’Arabia Saudita. Impossibile stabilire un numero esatto, ma la Ong ha identificato 8 luoghi di sepoltura vicino ai due campi al confine. E 287 tombe, nel giugno 2023.
Un crimine contro l’umanità
L’appello dell’organizzazione è di istituire “un'indagine sostenuta dall'Onu per valutare gli abusi contro i migranti e se le uccisioni costituiscono crimini contro l'umanità.” Nadia Harman accusa Riad per il suo tentativo di presentarsi come partner stabile e affidabile sulla scena internazionale mentre sul suo territorio avvengono orrori come quello riportato dalla Ong: "Spendere miliardi per acquistare squadre di calcio e grandi eventi di intrattenimento per migliorare l'immagine saudita non dovrebbe distogliere l'attenzione da questi orrendi crimini".
Le autorità dell’Arabia Saudita si sono rifiutate di commentare.