Loch Ness, riparte la caccia: in Scozia droni e sottomarini per trovare finalmente il “mostro”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Droni a raggi infrarossi che sorvolano l’acqua a bassa quota. Sonde sottomarine che scandagliano i fondali. Volontari armati di binocoli appostati lungo la riva. Potrebbe essere la descrizione di una battaglia sul fronte del Mar Nero nella guerra in Ucraina, ma sono i preparativi per una sfida assai meno grave: la più grande caccia degli ultimi cinquant’anni al mostro di Loch Ness.
Il via ufficiale è previsto per sabato e l’operazione durerà due giorni, coinvolgendo centinaia di partecipanti intorno al celebre lago scozzese e migliaia di curiosi che seguiranno l’evento online in tutto il mondo. Se lo sforzo tecnologico senza precedenti trovasse la prova definitiva che il “mostro” esiste, qualcuno potrebbe reclamare la ricompensa di 25mila sterline offerta …
LONDRA – Droni a raggi infrarossi che sorvolano l’acqua a bassa quota. Sonde sottomarine che scandagliano i fondali. Volontari armati di binocoli appostati lungo la riva. Potrebbe essere la descrizione di una battaglia sul fronte del Mar Nero nella guerra in Ucraina, ma sono i preparativi per una sfida assai meno grave: la più grande caccia degli ultimi cinquant’anni al mostro di Loch Ness.
Il via ufficiale è previsto per sabato e l’operazione durerà due giorni, coinvolgendo centinaia di partecipanti intorno al celebre lago scozzese e migliaia di curiosi che seguiranno l’evento online in tutto il mondo. Se lo sforzo tecnologico senza precedenti trovasse la prova definitiva che il “mostro” esiste, qualcuno potrebbe reclamare la ricompensa di 25mila sterline offerta da Dave Fishwick, uno stravagante self-made-man inglese.
L’origine della leggenda di Loch Ness
Il vero premio, tuttavia, è un altro e saranno gli abitanti delle Highlands a incassarlo: attirare turisti e portare risorse a questa selvaggia, splendida e remota regione della Scozia, dal 1933 teatro d’interesse internazionale per la misteriosa creatura dei suoi abissi. È in quell’anno che Aldie Mackay, manager dell’Hotel Drumnadrochit, il principale albergo della zona, dichiarò al quotidiano locale Inverness Courier di avere intravisto “una specie di balena” nelle acque verde smeraldo del lago: nel titolo un redattore lo definì un “mostro”, si sa che la stampa ha bisogno di sensazione, e nacque la leggenda.
Qualche mese dopo un automobilista del luogo, George Spicer, disse allo stesso giornale che “un animale dalle forme straordinarie” gli aveva attraversato la strada davanti alla macchina, scomparendo poi nel lago. Più tardi il manager dell’albergo ammise di essere stato a conoscenza di un’antica tradizione su una “bestia” nelle vicinanze di Loch Ness da ben prima di sostenere di averla avvistata; mentre sul secondo testimone, l’automobilista, giravano voci che trascorresse troppo tempo al pub. Poco importa: la leggenda crebbe.
Nel 1940 il mostro ricevette il simpatico soprannome di “Nessie”. Nel 1960 fu fondato il Loch Ness Investigation Bureau, un ufficio dedito a registrare tutte le indagini sul presunto mostro. Nel 1987 un sommozzatore dotato di sonar affermò di avere trovato “un oggetto non identificato di insolite dimensioni” in fondo al lago. Intanto si moltiplicavano gli avvistamenti e perfino le fotografie, inclusa una, la più famosa, che ritrae il lungo collo di una specie di dinosauro sulla superficie dell’acqua, ma non è affatto chiaro cosa sia.
Le due teorie sul “mostro"
Esistono due teorie: secondo la prima il mostro sarebbe uno storione o un’anguilla gigante, forse appartenente a una specie ignota; l’altra ipotizza addirittura che sia un animale preistorico, sopravvissuto fino ai giorni nostri. Nel 2008, per tagliare la testa al toro, anzi al mostro, una squadra di scienziati delle università di Otago, Copenaghen, Hull e Edimburgo ha effettuato un’analisi del Dna presente a Loch Ness, escludendo la presenza di animali acquatici di grossa taglia.
L’ultimo avvistamento
Ciononostante, gli avvistamenti continuano. Il più recente, terzo del 2023, è del 31 maggio, quando una turista che ha lasciato solo il nome di battesimo, Ceci, ha detto di avere visto “per alcuni minuti un oggetto inspiegabile nel lago”. Alan McKenna, direttore del progetto Loch Ness Exploration, basato nello stesso albergo del primo avvistamento nel 1933, non fa previsioni sulla “caccia al mostro” di questo fine settimana: “Speriamo soltanto di ispirare una nuova generazione di entusiasti di Loch Ness, contribuendo ad alimentare questo affascinante mistero che ammalia così tanta gente da così tanti anni”.
Fraser Campbell, proprietario del Drumnadrochit Hotel, è più pratico: “L’interesse per la leggenda del mostro di Loch Ness ci procura prenotazioni da mezzo mondo. Ne abbiamo bisogno per sopravvivere. E una volta che i visitatori arrivano scoprono che le Highlands hanno molto di più da offrire che un mitico mostro”. Avendo visitato Loch Ness di recente, chi scrive può confermarlo: lungo 56 chilometri e profondo 230 metri, il lago è incantevole. Anche senza una creatura preistorica o un’anguilla gigante dentro.