Usa, Rudy Giuliani al carcere di Fulton: “Questa incriminazione è una farsa”. Foto segnaletica e 150mila dollari di cauzione
di Massimo BasileNEW YORK - Rudy Giuliani dice di essere lo stesso di sempre. Quello che da super procuratore terrorizzava la mafia, il “sindaco d’America” che fece di New York la città più sicura, ma ora è finito pure lui in una foto segnaletica: quella scattata nel carcere di Fulton County, Georgia.
“Questa incriminazione è una farsa - dichiara, uscendo dal carcere - Non è un attacco solo a me, non è un attacco al presidente Trump e alle persone incriminate, è un attacco al popolo americano”. “Ma io - aveva ribadito lasciando Manhattan - sono il Rudy Giuliani di sempre”.
Il giorno più umiliante della sua vita arriva a 79 anni, con un divorzio che gli ha essiccato i conti bancari, e tre milioni di dollari di onorario che Donald Trump non vuole pagargli, l’uomo con la tinta dei capelli che gli sgocciolava lungo la fronte nel 2020 mentre denunciava i brogli elettorali, l’anziano sdraiato sul letto di una camera d’hotel mentre, ignaro protagonista del film “Borat 2”, invitava una ragazza a praticar…
NEW YORK - Rudy Giuliani dice di essere lo stesso di sempre. Quello che da super procuratore terrorizzava la mafia, il “sindaco d’America” che fece di New York la città più sicura, ma ora è finito pure lui in una foto segnaletica: quella scattata nel carcere di Fulton County, Georgia.
“Questa incriminazione è una farsa - dichiara, uscendo dal carcere - Non è un attacco solo a me, non è un attacco al presidente Trump e alle persone incriminate, è un attacco al popolo americano”. “Ma io - aveva ribadito lasciando Manhattan - sono il Rudy Giuliani di sempre”.
Il giorno più umiliante della sua vita arriva a 79 anni, con un divorzio che gli ha essiccato i conti bancari, e tre milioni di dollari di onorario che Donald Trump non vuole pagargli, l’uomo con la tinta dei capelli che gli sgocciolava lungo la fronte nel 2020 mentre denunciava i brogli elettorali, l’anziano sdraiato sul letto di una camera d’hotel mentre, ignaro protagonista del film “Borat 2”, invitava una ragazza a praticargli sesso orale.
È inciampato in tutte le buche possibili. L’ultima lo ha portato in Georgia, per consegnarsi alle autorità. Giuliani è stato incriminato per tredici reati, che vanno dalla cospirazione per sovvertire il voto, a false dichiarazioni alle autorità e alla violazione del Rico Act, legge pensata per colpire gang e colletti bianchi.
La nemesi di Giuliani è nell’essere incriminato con una legge che lui stesso ha usato contro i gangster. Da ribaltare il risultato elettorale a ribaltare la propria immagine, il passo non è stato breve. Prima di lui si erano presentati altri imputati: l’avvocato John Eastman, considerato la mente del piano per sovvertire il voto delle presidenziali; Scott Hall, osservatore elettorale trumpiano, accusato di aver violato la legge elettorale, e Sidney Powell, l’avvocata considerata una “svitata” dall’entourage di Trump.
La foto segnaletica di Eastman, pubblicata qualche ora prima dell’arrivo di Giuliani, era stata messa in rete, a conferma che i diciannove imputati non godranno di un trattamento di favore. Foto di pessima qualità: il legale guarda verso l’alto, un fascio di luce sulla fronte sinistra, le borse sotto gli occhi, in giacca e cravatta.
Ad accompagnare Giuliani è stato Bernard Kerik, commissioner della polizia di New York al tempo in cui Giuliani era sindaco. Nell’aereo privato che lo ha portato in Georgia c’era John Esposito, uno dei legali che lo rappresenta. Per Trump è stata fissata una cauzione di 200 mila dollari.
Quella di Giuliani non poteva essere superiore e non lo è stata: 150 mila e, anche per lui, divieto di minacciare imputati e testimoni. Ma quei 150 mila saranno altri soldi che graveranno sui conti bancari dell’ex sindaco d’America.
Trump ha organizzato per il prossimo mese una raccolta fondi a favore del suo ex avvocato, nel golf club in New Jersey. Quota d’ingresso 100 mila dollari a persona. In pratica, l’onorario del tycoon verrà pagato dai donatori. Ma è anche una mossa necessaria, osservano i media americani, per evitare che Giuliani, schiacciato dai debiti, possa decidere di parlare e mollare il suo capo.