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L’epitaffio di Putin per Prigozhin: “Un uomo di talento che ha sbagliato”

Dal leader russo le condoglianze per la morte dell’ex amico: “Ci conoscevamo da tanto”. Nel video tiene lo sguardo basso e annuncia un’inchiesta, alludendo a un incidente
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Evgenij Prigozhin era diventato il nuovo Innominato russo. Dopo averlo accusato di “tradimento” e “pugnalata alle spalle”, Vladimir Putin il suo nome non lo aveva fatto più. Fino a ieri. Seduto alla scrivania del suo studio, lo sguardo basso, solo qualche occhiata furtiva alla telecamera, quasi a voler mascherare i suoi sentimenti decisamente contrastanti, ha rotto un silenzio durato due mesi.

Poche parole di sfuggita nel corso di un colloquio con Denis Pushilin, il governatore ad interim insediato da Mosca a Donetsk, la regione ucraina orientale annessa unilateralmente alla Russia lo scorso settembre. «Era un uomo dal destino complicato, che ha commesso gravi errori nella sua vita, ma che ha ottenuto i risultati di cui aveva bisogno», ha detto porgendo le «sue più sincere condoglianze» ai familiari del suo ex «cuoco», com’era stato soprannominato l’ex magnate della ristorazione benché non avesse mai cucinato in vita sua. Quasi un epitaffio per l’uomo a cui aveva affidato i suoi …

Evgenij Prigozhin era diventato il nuovo Innominato russo. Dopo averlo accusato di “tradimento” e “pugnalata alle spalle”, Vladimir Putin il suo nome non lo aveva fatto più. Fino a ieri. Seduto alla scrivania del suo studio, lo sguardo basso, solo qualche occhiata furtiva alla telecamera, quasi a voler mascherare i suoi sentimenti decisamente contrastanti, ha rotto un silenzio durato due mesi.

Poche parole di sfuggita nel corso di un colloquio con Denis Pushilin, il governatore ad interim insediato da Mosca a Donetsk, la regione ucraina orientale annessa unilateralmente alla Russia lo scorso settembre. «Era un uomo dal destino complicato, che ha commesso gravi errori nella sua vita, ma che ha ottenuto i risultati di cui aveva bisogno», ha detto porgendo le «sue più sincere condoglianze» ai familiari del suo ex «cuoco», com’era stato soprannominato l’ex magnate della ristorazione benché non avesse mai cucinato in vita sua. Quasi un epitaffio per l’uomo a cui aveva affidato i suoi affari più segreti, dall’esercito di mercenari Wagner alle fabbriche dei troll che inquinavano il web di fake news, finché Prigozhin due mesi fa non ha tradito la sua fiducia muovendo i suoi uomini su Mosca prima di una resa tardiva.

Per la fallita rivolta del 23 e 24 giugno soltanto un accenno elegante. Dopo aver scatenato la sua macchina della propaganda contro l’ex alleato ribelle cercando di ridicolizzarlo e di demolirne l’immagine di fustigatore delle élite corrotte pubblicando le foto della sua lussuosa villa pietroburghese e dei suoi estrosi travestimenti, Putin a suo modo ha voluto strizzare l’occhio ai seguaci che oggi si sentono orfani di Prigozhin e degli altri comandanti di Wagner. «Era una persona di talento. Un uomo d’affari di talento», ha proseguito. «Ha lavorato non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero, in Africa in particolare. Lì era impegnato nel petrolio, nel gas, nei metalli preziosi, nelle pietre». Nessun accenno alle operazioni di Wagner al soldo dei leader africani.

Anche per la compagnia militare privata Putin ha avuto parole di elogio riconoscendo il «significativo contributo alla nostra comune causa della lotta contro il regime neonazista in Ucraina». «Non lo dimenticheremo mai», ha promesso. Parole che guardavano al passato e non al futuro. Quasi a sancire che con Prigozhin, il cofondatore Dmitrij Utkin e gli altri alti comandanti di Wagner, è morta anche la compagnia ribelle.

Il leader del Cremlino ha poi ripercorso la sua conoscenza di vecchia data con il fondatore di Wagner. «Lo conosco da molto tempo, dall’inizio degli anni Novanta». Un uomo, ha detto Putin, che aveva ottenuto «i risultati di cui aveva bisogno» sia «per se stesso», che «per la causa comune, quando gliel’ho chiesto, come in questi ultimi mesi». Un riferimento al suo contributo all’operazione militare speciale in Ucraina.

Prima del suo intervento, l’unica dichiarazione ufficiale era arrivata dall’autorità aeronautica che mercoledì sera, con straordinario tempismo, aveva confermato la presenza del nome di Prigozhin nella lista dei passeggeri dell’aereo precipitato mercoledì. Putin invece si è mostrato più cauto. «Dati preliminari», ha detto, indicavano che Prigozhin e altri comandanti della Wagner fossero a bordo del jet.

Il presidente russo ha poi confermato quanto si speculava sui social. Prigozhin era rientrato proprio ieri dall’Africa e aveva avuto incontri con «alcuni funzionari» a Mosca. Una trappola, hanno denunciato in tanti. Putin non ha risposto alle accuse. Ha promesso «un’inchiesta che andrà fino in fondo» e che, a suo dire, richiederà tempo per accertare le cause dello schianto del suo jet privato. Un tentativo di allontanare da sé ogni sospetto, proprio mentre i media russi indipendenti e stranieri puntano il dito contro di lui. Ma non basterà. 

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