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Forbes: “L’Italia ha donato 120 cannoni semoventi a Kiev”

Secondo l’edizione ucraina della rivista, un’azienda mantovana ne avrebbe revisionati sette gratis
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Una società di Mantova si sarebbe fatta carico delle spese per rimettere a nuovo sette cannoni semoventi M109 donati dall'Italia all'esercito di Kiev. Lo scrive l'edizione ucraina di Forbes che ha intervistato il rappresentante nel Paese della Marconi Industrial Service Spa, un'azienda meccanica lombarda specializzata nella revisione di mezzi militari.

Secondo Armen Melik, il governo di Roma avrebbe consegnato ben 120 semoventi M109 L, ciascuno dotato di un cannone pesante da 155 millimetri, prodotti negli anni Ottanta e provenienti dai magazzini del ministero della Difesa. Un numero di gran lunga superiore alle indiscrezioni circolate finora.

L’azienda contattata via mail da Repubblica non ha commentato. Molti di questi pezzi d'artiglieria erano rimasti buttati per anni…

Una società di Mantova si sarebbe fatta carico delle spese per rimettere a nuovo sette cannoni semoventi M109 donati dall'Italia all'esercito di Kiev. Lo scrive l'edizione ucraina di Forbes che ha intervistato il rappresentante nel Paese della Marconi Industrial Service Spa, un'azienda meccanica lombarda specializzata nella revisione di mezzi militari.

Secondo Armen Melik, il governo di Roma avrebbe consegnato ben 120 semoventi M109 L, ciascuno dotato di un cannone pesante da 155 millimetri, prodotti negli anni Ottanta e provenienti dai magazzini del ministero della Difesa. Un numero di gran lunga superiore alle indiscrezioni circolate finora.

L’azienda contattata via mail da Repubblica non ha commentato. Molti di questi pezzi d'artiglieria erano rimasti buttati per anni in depositi all'aperto e mostravano pessime condizioni che non li rendevano più in grado di combattere. Così l'impresa - stando a quanto dichiara Forbes - avrebbe provveduto a modernizzarne gratuitamente sette, rimettendo in funzione armi, motori e sistemi di puntamento. L'operazione sarebbe costata circa tre milioni ad esemplare: un cadeau della Marconi quindi di oltre venti milioni.

Scrive l'edizione di Forbes: "Come ha notato l'amministratore delegato di Marconi, Angelo Adriano, in una lettera al ministro della Difesa ucraino, l'azienda è pronta a continuare a fornire supporto tecnico per gli obici, fornire parti di ricambio e realizzare ulteriori ammodernamenti". Il sito della società riporta le certificazioni Nato per occuparsi sia degli M109 che di altri cingolati come gli M113 adottati da Kiev.

A quanto risulta a Repubblica, la revisione dei semoventi regalati a Kiev dall'Italia è stata gestita dal coordinamento internazionale di Ramstein in diversi lotti, finanziati soprattutto dagli Stati Uniti.

Parte dei cannoni mobili è stata messa a posto da aziende del Nord - quelli che ogni tanto vengono filmati in transito nelle stazioni ferroviarie - di cui finora non erano trapelati i nomi. Altri invece sono stati affidati in Ucraina a filiali di ditte statunitensi che avrebbero realizzato i lavori in maniera disastrosa, impedendo l'uso dei semoventi in battaglia: le autorità ucraine avrebbero aperto un'inchiesta sui contratti per 30 mezzi ex italiani. Non è da escludere che sette di questi siano poi stati riparati da Marconi.

Il governo Draghi e quello Meloni hanno imposto il segreto sul sostegno bellico alla resistenza ucraina. Ma se - come scrive Forbes - i cannoni semoventi regalati fossero 120 si tratterebbe di un contributo molto rilevante. In pratica, oltre la metà dell'artiglieria mobile schierata al fronte dalle forze di Kiev. Nonostante l'età, gli M109 sono apprezzati per robustezza e semplicità d'uso. Il cannone da 155 millimetri costruito da Oto Melara spara proiettili a 30 chilometri di distanza e può impiegare tutti i tipi di munizioni Nato.

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