Niger, l’ambasciatore francese barricato. Proteste in strada contro Parigi. Macron: “Resti a Niamey”
di Leonardo MartinelliÈ muro contro muro in Niger, tra la Francia, odiata ex potenza colonizzatrice, e la giunta militare che ha preso il potere lo scorso 26 luglio. E l’atmosfera si fa sempre più tesa, con il rischio di derive anche violente.
Sylvain Itté, l’ambasciatore di Francia a Niamey, resta barricato nella sua sede diplomatica, nonostante sia scaduto l’ultimatum lanciato dal generale Abdourahamane Tiani venerdì: gli aveva dato 48 ore per andarsene.
Macron e la linea della fermezza
Non solo, stamani Emmanuel Macron, al suo corpo diplomatico, riunito al completo a Parigi, come ogni anno alla “rentrée” estiva, ha rincarato la dose: l'ambasciatore deve restare al suo posto, perché la Francia riconosce anco…
È muro contro muro in Niger, tra la Francia, odiata ex potenza colonizzatrice, e la giunta militare che ha preso il potere lo scorso 26 luglio. E l’atmosfera si fa sempre più tesa, con il rischio di derive anche violente.
Sylvain Itté, l’ambasciatore di Francia a Niamey, resta barricato nella sua sede diplomatica, nonostante sia scaduto l’ultimatum lanciato dal generale Abdourahamane Tiani venerdì: gli aveva dato 48 ore per andarsene.
Macron e la linea della fermezza
Non solo, stamani Emmanuel Macron, al suo corpo diplomatico, riunito al completo a Parigi, come ogni anno alla “rentrée” estiva, ha rincarato la dose: l'ambasciatore deve restare al suo posto, perché la Francia riconosce ancora come autorità legittima quella del presidente Mohamed Bazoum, prigioniero dei militari nella sua residenza ufficiale, dagli inizi del golpe.
La richiesta a Tiani di rimettere in sella Bazoum e di farsi da parte è la stessa avanzata dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, che ha minacciato un intervento militare in Niger (continuamente rinviato, per le paure delle sue conseguenze e di un conflitto più ampio: i Paesi del Sahel, che negli ultimi due anni sono caduti nelle mani di giunte militari, come la Guinea, il Burkina Faso e soprattutto il Mali, dove sono presenti più di 1.600 mercenari di Wagner, hanno già promesso che scenderanno in campo militarmente a fianco dei “fratelli” nigerini).
La richiesta di un ritorno al potere di Bazoum è anche la stessa promossa dagli altri partner occidentali dei francesi, anche se in maniera più blanda, soprattutto gli americani, che hanno già tentato di mediare e insistono per la liberazione del presidente destituito e a parole per il suo ritorno al potere, ma sembrano più disposti ad accettare pragmaticamente delle alternative, sempre che i nuovi padroni di Niamey consentano loro di mantenere ad Agadez, nel Nord del Paese, una base militare per gli Usa determinante, dotata di droni potenti.
Le proteste in piazza contro la Francia
Macron, invece, insiste e persiste, mentre i manifestanti per le strade di Niamey a favore dei golpisti, ancora a migliaia domenica, gridano slogan contro la Francia e non contro gli altri Paesi occidentali (nemmeno l’Italia, che, prima della crisi, aveva 350 soldati sul posto e ha già iniziato a evacuarli) e sventolano bandiere russe (perfino qualcuna, scena surreale, della Corea del Nord).
Ogni volta le proteste scivolano via subito fuori Niamey, fino alle porte della base militare, dove i francesi hanno trasferito 1.500 soldati l’anno scorso dal Mali, dopo che l’operazione Barkhane era naufragata. Tiani ha già chiesto che i soldati francesi se ne vadano via dal Niger. E pure su questo punto Parigi ha risposto picche, ribadendo che il generale e la sua giunta non sono i governanti legittimi del Paese. Insomma, ancora un muro contro muro. Fino a quando? Fino al patatrac?
Dinanzi agli ambasciatori, Macron ha voluto spiegare la propria strategia. “Né paternalismo, né debolezza” nel Sahel, “altrimenti non si va da nessuna parte”. “La debolezza che alcuni hanno mostrato nei confronti dei putsch realizzati in precedenza nell’area – ha sottolineato il presidente francese _ ha nutrito nuove vocazioni regionali. Esiste un’epidemia di golpe in tutto il Sahel”.
Ha così sposato la posizione dei dirigenti di alcuni Paesi dell’Ecowas (in testa, Bola Tinubu, presidente della Nigeria, il gigante dell’area), per i quali cedere anche sul Niger, dopo i casi di Guinea, Burkina Faso e Mali, sarebbe come aprire la strada verso nuovi colpi di stato altrove.
Macron ha anche insistito sul fatto che il problema oggi del Niger non è rappresentato dalla Francia ma “da golpisti che li mettono in pericolo, perché abbandonano la lotta contro il terrorismo e una politica che era positiva per loro dal punto di vista dell’economia. E perché stanno perdendo tutti i finanziamenti internazionali che permettevano di uscire dalla povertà”.
L’ambasciatore barricato
Mentre lui parlava a Parigi, Itté, 64 anni, il suo ambasciatore, restava asserragliato nella sede diplomatica a Niamey. Diplomatico con una lunga esperienza, anche in Africa, era stato nominato sul posto nell’agosto 2022, quando la situazione era già politicamente difficile in Niger e soprattutto riguardo alla Francia, che è da tempo il bersaglio di una subdola e sottile propaganda filorussa diffusa sui social da influencer africani (con il probabile zampino di Wagner): Parigi è diventata il capro espiatorio di ogni problema.
Il 30 luglio, durante una manifestazione a favore della giunta militare, un gruppo di persone se l’era presa con l’ambasciata francese, rompendo vetri e cercando di penetrare all’interno, con il servizio di sicurezza che aveva reagito in maniera energica per respingere l’offensiva. La tensione sta di nuovo salendo in quella zona.