Myanmar, un videogioco contro la giunta militare. Oltre un milione di download per finanziare la resistenza
di Enrico FranceschiniLONDRA – Sarà un videogioco a fare cadere la giunta militare in Birmania? È presto per dirlo, ma certamente “People’s Defence Forces Game” sta dando fastidio ai generali andati al potere nel 2021 con un golpe contro il governo della premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.
Ideato da un giovane programmatore di software birmano e ispirato da fatti realmente accaduti, il videogame manda in campo combattenti per la libertà contro le milizie del regime: in un anno ha incassato l’equivalente di mezzo milione di euro, attualmente ne guadagna circa 100 mila al mese e spera di arrivare a un milione al mese, con la quasi totalità dei proventi utilizzati per acquistare armi e cibo per la resistenza.
“Spero”, dice il suo autore alla Bbc, “…
LONDRA – Sarà un videogioco a fare cadere la giunta militare in Birmania? È presto per dirlo, ma certamente “People’s Defence Forces Game” sta dando fastidio ai generali andati al potere nel 2021 con un golpe contro il governo della premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.
Ideato da un giovane programmatore di software birmano e ispirato da fatti realmente accaduti, il videogame manda in campo combattenti per la libertà contro le milizie del regime: in un anno ha incassato l’equivalente di mezzo milione di euro, attualmente ne guadagna circa 100 mila al mese e spera di arrivare a un milione al mese, con la quasi totalità dei proventi utilizzati per acquistare armi e cibo per la resistenza.
“Spero”, dice il suo autore alla Bbc, “che questi soldi aiutino Myanmar a ritrovare la democrazia”.
Nel suo servizio la radiotelevisione pubblica britannica lo chiama Ko Toot, avvertendo che è uno pseudonimo utilizzato per proteggerlo dalla repressione della giunta. Fu l’arresto di una coppia di suoi amici, poco dopo il colpo di Stato di due anni fa, a fargli decidere di fare qualcosa contro il regime militare.
Poiché per mestiere era uno specialista di software, Ko Toot immaginò uno videogioco che da un lato pubblicizzasse la lotta per la libertà della sua nazione, dall’altro servisse a raccogliere fondi per l’opposizione.
Il risultato è andato oltre le sue aspettative: “Pdf Game”, come viene abitualmente chiamato con l’acronimo delle Forze per la Difesa del Popolo, in vendita su varie piattaforme online, tra cui Google Play e Apple Store, dove è stato rinominato “War of Heroes”, il suo videogame è diventato virale, venendo scaricato gratuitamente più di un milione di volte e trasformandosi in una inattesa fonte di finanziamento per le forze ribelli. Nel gioco appaiono inserzioni attraverso le quali si possono fare donazioni alla resistenza birmana.
Non a caso la giunta ha reagito duramente all’iniziativa, avvertendo che chiunque viene trovato a giocare alla guerra immaginaria di Ko Toot può essere incriminato e sostenendo che il videogioco è opera di una “organizzazione terroristica”, come definisce il governo di unità nazionale in esilio.
Ma neanche questo ha fermato la diffusione del videogame, i cui personaggi sono ispirati da elementi reali della guerriglia che controlla attualmente ampie parti della Birmania: nei vari scenari delle battaglie si vedono medici, musulmani e membri della comunità Lgbt, ossia uno specchio di tutte le diverse fazioni che si oppongono al regime, in azione contro i militari.
Da 4 mila a 20 mila persone hanno già perso la vita nella guerra civile di fatto in corso a Myanmar. Pur criticata per la politica repressiva nei confronti della minoranza islamica dei Rohingya quando era al governo, Aung San Suu Kiy è agli arrestied è scampata in precedenza a un tentativo di assassinarla.