Ucraina, il vecchio e il “Moccioso”. Storie degli sbandati russi fatti prigionieri a Robotyne
dalla nostra inviata Brunella GiovaraZAPORIZHZHIA — Sotto l’elmetto c’è una faccia da ragazzo. Biondo, russo, si vede che ha paura di essere ammazzato sul posto. Un colpo alla nuca, e si cade in avanti. Quindi dice "amici, io ho solo 19 anni!”. Amici non è la parola giusta, avrebbe potuto dire “soldat”, o signore, ma davanti al nemico che lo ha catturato nella sua trincea vicino a Robotyne, gli viene da chiamarli “amici”.
Non lo uccideranno, anche perché la pattuglia che lo ha preso riceverà un premio di 300 dollari per portarlo vivo dietro le linee. E con lui altri prigionieri che stanno raccogliendo, via via che l’offensiva si spinge verso sud. È merce preziosa. Verrà scambiata con prigionieri ucraini, perciò non bisogna toccarli.
Vecchi e ragazzi, spesso e volentieri. Non “regolari”, non volontari, ma arruolati con la “mobilitazione parziale” dello scorso settembre, una specie di esercito di Salò, truppa non scelta ma necessaria, massa di poco addestramento e molte lacrime, al primo interrogatorio.
Secon…
ZAPORIZHZHIA — Sotto l’elmetto c’è una faccia da ragazzo. Biondo, russo, si vede che ha paura di essere ammazzato sul posto. Un colpo alla nuca, e si cade in avanti. Quindi dice "amici, io ho solo 19 anni!”. Amici non è la parola giusta, avrebbe potuto dire “soldat”, o signore, ma davanti al nemico che lo ha catturato nella sua trincea vicino a Robotyne, gli viene da chiamarli “amici”.
Non lo uccideranno, anche perché la pattuglia che lo ha preso riceverà un premio di 300 dollari per portarlo vivo dietro le linee. E con lui altri prigionieri che stanno raccogliendo, via via che l’offensiva si spinge verso sud. È merce preziosa. Verrà scambiata con prigionieri ucraini, perciò non bisogna toccarli.
Vecchi e ragazzi, spesso e volentieri. Non “regolari”, non volontari, ma arruolati con la “mobilitazione parziale” dello scorso settembre, una specie di esercito di Salò, truppa non scelta ma necessaria, massa di poco addestramento e molte lacrime, al primo interrogatorio.
Secondo il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, quell’infornata ha fruttato 300mila nuovi soldati da mandare sul fronte ucraino. Numeri ufficiali di fine ottobre, ma si sa che la chiamata prosegue nelle province. Uno, che ha 56 anni ma ne dimostra ottanta, racconta com’è diventato recluta: "Ero in galera, a ottobre sono venuti i selezionatori con una lista già pronta. Io c’ero. Non c’erano i condannati per reati gravi”.
Qui bisogna ricordare la campagna condotta in passato dalla Wagner e da Prigozhin in persona, tra i condannati per omicidio e stupro, dove si prometteva la cancellazione del reato e la libertà, in cambio di 6 mesi da mercenario. A questo soldato è andata meglio, perché quei wagneriti sono poi stati buttati a Bakhmut.
In fondo, lui se la caverà. E nella sua divisa pulita, sembra quasi che aspettasse il momento giusto per arrendersi, “ho la tubercolosi, mi è rimasto un solo polmone, ho 4 figli. Preferisco tornare in carcere, piuttosto che stare qui…”. È successo 10 giorni fa, durante la prima spinta efficace degli ucraini, in direzione Robotyne. Ed è vero che ha un solo polmone.
Lo raccontano i soldati della 47esima brigata, che è soprannominata Magura, in onore della donna guerriera, la walchiria ucraina che combatte i nemici. Ma quando si trovano davanti questi nemici, che gli dicono grazie, e tremano, non resta che passargli una bottiglia d’acqua e dire “va tutto bene, andrà tutto bene”.
Emergono quindi storie di disgraziati come quello senza un polmone, e anche dei combattenti professionisti, che di solito però stanno zitti. I primi interrogatori sul posto – sull’erba schiacciata, nell’odore degli spari - svelano l’arroganza e la disperazione, il sollievo “perché è finita”, i trucchi per cercare di passare per buoni.
Il ragazzo che “ho solo 19 anni!” (e infatti il suo nome di battaglia è “Moccioso”), pochi giorni prima aveva postato un messaggio beffardo diretto al presidente Zelensky. Lui e la sua pattuglia, davanti a un Bradley in fiamme, appena neutralizzato: “Ciao signor Zelensky, guarda qua. Stiamo arrivando!”. È bastato guardare i video del suo cellulare.
Come gli altri, è stato caricato nel cassone di uno dei camion che tornano dal fronte, bendato come tutti, anche i feriti, medicati al meglio che si può fare in quei posti. Scaricati alla stazione di Zaporizhzhia, verranno portati nei centri di detenzione, direzione ovest. Lì aspetteranno il processo, se sospettati di crimini. Oppure aspetteranno il prossimo scambio.
E dopo il grande stress della cattura – “giù il fucile!”, “in ginocchio!”, “spogliati!” – capita anche di ridere, tra nemici infine così vicini. Il russo mostra un tatuaggio sul polpaccio, è lo scudo dello Spartak Mosca. “Allora sei un tifoso di calcio. E per chi tifi?”, domanda l’ucraino. L’altro, con la sigaretta in bocca, dice “Dynamo Kiev”, poi tutti ridono, ah ah. Non c’è niente da ridere. I “regolari” dell’esercito sanno cosa li aspetta, non tanto in Ucraina, ma in Russia, se verranno scambiati. Gli interrogatori per capire se hanno collaborato con il nemico, il sospetto del tradimento.
Uno di questi è Sergej Zuravlev, 32 anni, 205esima brigata di fanteria, preso nel Kherson la settimana scorsa: “Sono molto contento di essere vivo, perché noi tutti dovevamo morire. Una notte ha chiamato il comando per dirci di indietreggiare in fretta, perché entro un’ora avrebbero fatto saltare la diga di Kakovka. Non so come, siamo sopravvissuti alla piena”. E dopo “ci hanno mandato in posizione senza munizioni", sugli isolotti riemersi dal Dniepr, “dicevano: sorvegliate i nemici… ma disarmati. Perciò, meglio la galera che l’Ucraina”.
La cattura diventa una liberazione, mentre gli ucraini li filmano e fotografano, perché tutto sia documentato. Qualcosa finisce sulle chat dei soldati. A Orest Gritsyak è venuto un colpo, quando ha riconosciuto “il ‘buriat’ che lo aveva fatto prigioniero a Bucha, era il primo mese di guerra. Ma "esiste il karma. Allora tu catturavi me, e adesso hanno preso te. Benvenuto nel club”.
Il soldato dalla lontanissima Buriazia, Siberia meridionale, non sapeva neanche parlare russo. Vale 300 dollari. Se fosse un ufficiale, 400. Cinquecento, se è un pilota, e il top, 600 dollari, se è un Kadirovita. I feroci soldati ceceni, che non fanno prigionieri. Peggio di loro c’erano solo quelli della Wagner.