Braccio di ferro Niger-Francia sull’ambasciatore a Niamey. Parigi: “Pronti a rispondere”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriProteste a Niamey
(afp)PARIGI - Continua il braccio di ferro diplomatico tra il nuovo regime nigerino e la Francia, ex potenza coloniale del Paese e fino a qualche giorno fa considerato partner indispensabile nella lotta contro i jihadisti. Secondo una lettera del Ministero degli Affari Esteri nigerino a Parigi, datata martedì, la polizia è stata "incaricata di procedere all'espulsione" dell'ambasciatore francese Sylvain Itté.
Nella lettera si leggeva anche che le autorità gli avevano revocato l'immunità diplomatica e il visto, oltre a quelli dei suoi familiari. Una settimana fa i militari al potere avevano già dato al diplomatico francese 48 ore per lasciare il Paese, ma Parigi si era rifiutata, sostenendo che il governo era illegittimo e non aveva …
PARIGI - Continua il braccio di ferro diplomatico tra il nuovo regime nigerino e la Francia, ex potenza coloniale del Paese e fino a qualche giorno fa considerato partner indispensabile nella lotta contro i jihadisti. Secondo una lettera del Ministero degli Affari Esteri nigerino a Parigi, datata martedì, la polizia è stata "incaricata di procedere all'espulsione" dell'ambasciatore francese Sylvain Itté.
Niger, l’ambasciatore francese barricato. Proteste in strada contro Parigi. Macron: “Resti a Niamey”
Nella lettera si leggeva anche che le autorità gli avevano revocato l'immunità diplomatica e il visto, oltre a quelli dei suoi familiari. Una settimana fa i militari al potere avevano già dato al diplomatico francese 48 ore per lasciare il Paese, ma Parigi si era rifiutata, sostenendo che il governo era illegittimo e non aveva l'autorità per fare una simile richiesta. Allo scadere del termine, Itté era rimasto al suo posto.
“Il nostro ambasciatore è a Niamey” ha spiegato ancora ieri l’Eliseo senza commentare le nuove minacce di espulsione. Giovedì pomeriggio, i veicoli che lasciavano l'ambasciata francese sono stati sistematicamente perquisiti.
Secondo l'articolo 22 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, i locali delle ambasciate sono "inviolabili" e gli agenti dello Stato in cui si trovano non possono entrarvi "se non con il consenso del capo della missione".
Il portavoce dello Stato Maggiore francese, il colonnello Pierre Gaudillière, ha avvertito che "le forze militari francesi sono pronte a rispondere a qualsiasi recrudescenza della tensione che minerebbe le basi militari e diplomatiche francesi in Niger" e che "sono state prese misure per proteggere queste basi". Circa 1.500 soldati sono basati a Niamey per aiutare il Niger nella sua lotta contro i jihadisti. Il 3 agosto, i nuovi generali al potere hanno denunciato una serie di accordi militari con la Francia, decisione che anche Parigi ha ignorato, continuando a riconoscere come interlocutore solo il presidente rovesciato Mohamed Bazoum come legittimo leader del Niger.
Emmanuel Macron continua a rivedere questa posizione, ormai abbastanza isolata tra i governi occidentali. Nel suo discorso alla conferenza degli ambasciatori di lunedì il leader francese ha preso di mira Washington - che ha 1.100 truppe in Niger - e alcuni Paesi europei che sostengono una soluzione diplomatica alla crisi. "Da Washington ad altre capitali europee, ho sentito voci, ho ascoltato giornali che ci dicevano 'non fate troppo, sta diventando pericoloso'. È stato detto - ha proseguito Macron - che la Francia era troppo impegnata a sostenere il presidente Bazoum. Cosa faremmo se un colpo di Stato si verificasse in Bulgaria o in Romania? Non facciamo due pesi e due misure".
E a proposito della difesa di Bazoum, il leader francese ha aggiunto: “E’ un uomo integro, democraticamente eletto, coraggioso”. Macron ha poi invitato i leader della regione ad assumersi maggiori responsabilità di fronte a "un'epidemia di putsch in tutto il Sahel", affermando che "il cuore della risposta" deve essere politico. "Chiedo a tutti gli Stati della regione di adottare una politica responsabile", ha insistito Emmanuel Macron, sottolineando che "sosteniamo l'azione diplomatica, e quando decide di intraprendere un'azione militare, dell'Ecowas (Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale), in un approccio di partenariato”.
Per quanto riguarda la politica francese in Africa, ha auspicato "né paternalismo né debolezza, perché altrimenti non siamo da nessuna parte". Macron ha infine rivendicato le missioni militari della Francia nella regione del Sahel. "Se la Francia non fosse intervenuta, se i nostri soldati non fossero caduti sul campo dell'onore in Africa, oggi non parleremmo di Mali, Burkina Faso o Niger. Questi Stati non esisterebbero più all'interno dei loro confini territoriali” ha concluso rivendicando l’intervento contro i gruppi jihadisti. Nel corso di quasi dieci anni la Francia ha perso 59 soldati nella missione militare in Mali.