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Alaska, Biden dice stop alle trivellazioni petrolifere: cancellati i contratti voluti da Trump

(reuters)
Il presidente straccia sette accordi che mettevano a rischio l’Arctic National Wildlife Refuge e che erano stati approvati dal suo predecessore
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NEW YORK - Il dipartimento americano degli Interni ha cancellato sette contratti per avviare trivellazioni petrolifere in una zona protetta dell’Alaska, l’Arctic National Wildlife Refuge, il più grande rifugio naturale dello Stato. La decisione dell’amministrazione Biden spazza via gli accordi presi da Donald Trump con le compagnie di Big Oil negli ultimi giorni del suo mandato alla Casa Bianca.

È l’atto più aggressivo in difesa dell’ambiente preso dall’amministrazione di Joe Biden. Il segretario agli Interni, la nativa americana Deb Haaland, ha confermato che “nessuno avrà il diritto di trivellare uno dei paesaggi più sensibili della Terra”. Altri due contratti che erano stati concessi nel gennaio 2021 da Trump erano stati annullati da tempo dalle stesse compagnie, di piccole dimensioni, che avevano rinunciato a procedere, preoccupate dall’incertezza della situazione. Alla fine hanno avuto ragione.

Il progetto della Willow in Alaska

Ma il nuovo status di “massima protezione” dell…

NEW YORK - Il dipartimento americano degli Interni ha cancellato sette contratti per avviare trivellazioni petrolifere in una zona protetta dell’Alaska, l’Arctic National Wildlife Refuge, il più grande rifugio naturale dello Stato. La decisione dell’amministrazione Biden spazza via gli accordi presi da Donald Trump con le compagnie di Big Oil negli ultimi giorni del suo mandato alla Casa Bianca.

È l’atto più aggressivo in difesa dell’ambiente preso dall’amministrazione di Joe Biden. Il segretario agli Interni, la nativa americana Deb Haaland, ha confermato che “nessuno avrà il diritto di trivellare uno dei paesaggi più sensibili della Terra”. Altri due contratti che erano stati concessi nel gennaio 2021 da Trump erano stati annullati da tempo dalle stesse compagnie, di piccole dimensioni, che avevano rinunciato a procedere, preoccupate dall’incertezza della situazione. Alla fine hanno avuto ragione.

Il progetto della Willow in Alaska

Ma il nuovo status di “massima protezione” dell’area naturale non fermerà un progetto da otto miliardi di dollari della Willow, che progetta trivellazioni in una zona vicina e per la quale Biden ha concesso da mesi l’autorizzazione. Questa decisione aveva provocato, a marzo, la rabbia degli ambientalisti. Il piano della Willow è considerato una “bomba” nel cuore verde dell’Alaska. Molti avevano accusato il presidente di averli traditi. Da quel momento la Casa Bianca ha lanciato una serie di messaggi per rassicurare la base democratica che sarebbero state prese iniziative per ridurre le emissioni di carbonio e contrastare il cambiamento climatico. Adesso è arrivato questo atto.

(afp)

“Abbiamo la responsabilità di proteggere questa regione preziosa - ha dichiarato il presidente - cancellare tutti i contratti rimanenti aiuterà a proteggere le terre selvagge e a onorare la cultura, la storia e la durevole saggezza dei nativi dell’Alaska che hanno vissuto in queste terre da tempi immemorabili”. Per anni i leader politici locali hanno cercato di facilitare lo sfruttamento dei giacimenti naturali in un’area considerata sacra dalle comunità native.

Che cos’è l’Arctic National Wildlife Refuge

L’Arctic National Wildlife Refuge è un’area naturale protetta degli Stati Uniti che si trova nella zona nordorientale dell’Alaska. Il parco venne istituto nel 1960 e poi ingrandito: adesso occupa un’area di 78mila chilometri quadrati, più del doppio dei 36mila iniziali. A Est è delimitato dal Canada, a Nord dal mare di Beaufort, a Ovest dal fiume Canning, mentre a Sudovest il confine è segnato dal fiume Chandalar, un affluente dello Yukon. In larghezza si estende per 340 chilometri. Quando entrò alla Casa Bianca Biden aveva firmato un atto esecutivo con cui congelava ogni attività di trivellazione in Alaska. Pochi mesi dopo il nuovo segretario agli Interni Haaland aveva avviato una revisione di tutti i dossier, segnalando la presenza di “molte mancanze” contenute nei contratti concessi dall’amministrazione Trump.

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