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Marocco, la strage dei contadini travolti dal crollo delle case di fango

(afp)
Dopo il terremoto di Agadir del 1960 tutte le case devono rispettare le norme antisismiche. Ma nelle campagne i più le ignorano e credono che il sisma sia una punizione divina
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Il terremoto che ha colpito il Marocco meridionale, di magnitudo 7 sulla scala Richter, è più potente del terremoto che provocò una strage ad Agadir nel 1960 (5,7) o ad Al Hoceima nel 2004 (6,3). È anche più forte di quello che ha colpito recentemente il Giappone e la Cina. L’epicentro, secondo il Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (Gfz) è stato localizzato nel comune di Ighil, nella regione di Al Haouz, il granaio del Marocco. Questo terremoto, con il suo tragico bilancio, ha colto tutti di sorpresa. Dopo la tragedia di Agadir, tutti i nuovi edifici sono stati costruiti con tecniche antisismiche, ma nelle campagne gli edifici sono costruiti con materiali tradizionali, quindi non in grado di resistere a un terremoto. Le case crollate sui loro occupanti nella tarda serata di venerdì erano case tradizionali, spesso fatte con adobo, ovvero con mattoni di argilla e paglia asciugati al sole. L’intensità del sisma fa temere che il numero delle vittime continui ad aumentare. È stata…

Il terremoto che ha colpito il Marocco meridionale, di magnitudo 7 sulla scala Richter, è più potente del terremoto che provocò una strage ad Agadir nel 1960 (5,7) o ad Al Hoceima nel 2004 (6,3). È anche più forte di quello che ha colpito recentemente il Giappone e la Cina. L’epicentro, secondo il Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (Gfz) è stato localizzato nel comune di Ighil, nella regione di Al Haouz, il granaio del Marocco. Questo terremoto, con il suo tragico bilancio, ha colto tutti di sorpresa. Dopo la tragedia di Agadir, tutti i nuovi edifici sono stati costruiti con tecniche antisismiche, ma nelle campagne gli edifici sono costruiti con materiali tradizionali, quindi non in grado di resistere a un terremoto. Le case crollate sui loro occupanti nella tarda serata di venerdì erano case tradizionali, spesso fatte con adobo, ovvero con mattoni di argilla e paglia asciugati al sole. L’intensità del sisma fa temere che il numero delle vittime continui ad aumentare. È stata colpita la famosa piazza Jama’a el Fna. È crollato un minareto. Tutto ciò che è stato costruito senza precauzioni antisismiche è stato colpito.

Nella regione di Al Haouz la gente vive in case coloniche, case semplici e basse, poco resistenti. È così in tutta la campagna marocchina. Sebbene i soccorsi siano arrivati rapidamente, nella città di Marrakech e nei dintorni il panico è evidente, ci sono molte persone sotto le macerie. I marocchini ricordano o hanno sentito parlare di Agadir, spazzata via dalla carta geografica in un mattino del 1960. È una tragedia che fa parte della memoria del Paese e che si tramanda di generazione in generazione.

Contro questa fatalità non possiamo fare nulla. Salvo il fatto che dal 1960 tutti gli edifici moderni devono rispettare le norme tecniche per resistere ai terremoti. Queste precauzioni non sono state rispettate dai contadini, spesso poveri e poco informati sui rischi dei terremoti. Al limite, credono che la vita e la morte siano nelle mani di Dio e che contro la volontà di Dio non si possa fare niente.

Per paura delle scosse di assestamento, la gente è uscita per strada e alcuni hanno dormito nei parchi, lontano da qualsiasi edificio. Scene di panico, del tutto comprensibili. Desolazione e impotenza, nonostante la rapidità dei soccorsi.

Questo potente terremoto ha fatto crollare tutti gli edifici tradizionali nelle campagne e nella medina di Marrakech. La scossa è stata avvertita in tutto il Paese. Tra gli anziani, il ricordo di Agadir è ancora vivo. E fa ancora paura.

Ho chiamato i parenti a Casablanca e a Marrakech. Tutti hanno avvertito benissimo il terremoto. La gente ha avuto paura ed è scesa in strada. Dopo aver trascorso la notte all’addiaccio, sono tornati nelle loro case inquieti, tutt’altro che tranquilli. Si diffondono rapidamente interpretazioni irrazionali. Il terremoto è un avvertimento di Allah, o una punizione perché la morale non è più rispettata. È la mentalità della gente comune, religiosa e fatalista.

Il Marocco è attraversato da placche in movimento. Lo sappiamo, ma dimentichiamo che un giorno queste placche si scontreranno e causeranno un altro forte terremoto. In sessant’anni, il Paese è stato colpito due volte a sud e una volta a nord. Possiamo dire che il Marocco è stato avvertito.

Intanto la gente ha paura delle scosse di assestamento e si aggira sconvolta per le strade di Marrakech, anche se gli edifici caduti sono lontani dalla città, a parte qualche muro nella medina e in piazza Jama’a el Fna.

Sono i poveri a morire per primi. Poveri perché vivono in campagna, in case costruite con le loro mani e con materiali di fortuna, cioè con cose povere e precarie, senza pensare al rischio sismico.

(traduzione di Luis E. Moriones)

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