“Il terremoto del Marocco non ha alcun legame con i sismi avvertiti nei giorni scorsi ad Ancona e Napoli: la causa è un movimento di compressione che sta facendo innalzare la catena montuosa dell’Atlante”, spiega il sismologo Claudio Chiarabba, direttore del Dipartimento Terremoti dell’INGV. “Questo processo compressivo è iniziato molto tempo fa. E oggi subisce un’accelerazione per il movimento verso nord della placca tettonica africana”. Per l’esperto nonostante gli eventi di quest’anno, come il terremoto in Turchia di febbraio, non si può comunque parlare di un’area mediterranea che, nel suo complesso, sta diventando più rischiosa dal punto di vista sismico.
Quali sono le cause del terremoto del Marocco?
"La ‘regione dell’alto Atlante’, quella in cui è avvenuto il terremoto, è una regione in progressiva deformazione. Il sisma di venerdì è dovuto sia a una non-omogeneità nel movimento della placca africana verso nord, sia a movimenti compressivi interni alla placca, analoghi a quelli che originarono la catena montuosa dell’Atlante. Certo, non si può escludere del tutto che la frizione tra le placche africana e euriasatica possa aver giocato un qualche ruolo – nonostante la distanza notevole: l’epicentro di ieri si trova a 400-500 km dal confine tra le due placche - generando delle deformazioni anche a una certa distanza dalla zona di contatto vera e propria. Ma seppure il contatto tra le due placche è la causa più frequente di terremoti, in questo caso il meccanismo chiave sembra un altro. In geologia lo definiamo ‘inversione di un bacino preesistente’”.
Di cosa si tratta?
"Esistono dei bacini che si stanno estendendo, come il Tirreno o il canale di Sicilia, dove i blocchi si allontanano. E degli antichi bacini che invece, con un processo inverso, si stanno restringendo e chiudendo. L’Atlante nel passato geologico era un bacino estensionale, ovvero si estendeva. Da molto tempo sta subendo il processo opposto: il bacino si sta restringendo e chiudendo, e la catena montuosa dell’Atlante si sta sollevando. Il terremoto avviene all’interno di questa dinamica di grande scala dell’Atlante, che è una catena molto lunga ed estesa, e ospita sismicità e terremoti in tutta la sua estensione”.
L’epicentro del terremoto, a 70 km circa da Marrakech, è stato a 10 km di profondità. Questo cosa ci dice?
"Questi eventi avvengono nella crosta superiore (ovvero nei primi 15 km di crosta), che è la più fragile e quindi produce terremoti. Essendo così superficiale, questo terremoto porta i maggiori scuotimenti e danni nelle vicinanze della zona interessata epicentrale, mentre la propagazione a maggiori distanze dell’energia rilasciata è minore rispetto a un terremoto che si origina a profondità maggiori”.
Però la scossa è stata avvertita anche nel sud della Spagna e del Portogallo…
"Sono comunque eventi molto intensi, qui la magnitudo è stata di 6,8. Quindi l’energia può propagarsi anche a grandi distanze, ed essere percepita dalle persone, anche se non si tratta di una propagazione di effetti dannosi”.
C’è qualche relazione tra il sisma del Marocco e l’attività sismica che abbiamo visto in Italia in questi giorni, in particolare ad Ancona e ai Campi Flegrei di Napoli?
"Chiaramente no. Non c’è motivo per cui questi sismi possano essere collegati. L’unico legame è temporale: a volte degli eventi si verificano a poco tempo l’uno dall’altro e questo fa pensare che siano collegati, quando invece non lo sono”.
Esclusa questa possibilità, le chiedo se comunque l’area mediterranea in questi anni stia diventando più vulnerabile ai sismi.
"Se pensiamo al sisma in Turchia a febbraio, è chiaro che può sembrare che ci sia una maggiore attività sismica nel Mediterraneo. Ma sappiamo che il Mediterraneo è circondato da strutture e faglie estramamente importanti: in tutta la zona tra l’Est Anatolia, quella interessata dal terremoto devastante di febbraio, fino a tutta la placca africana c’è una faglia, quella del Mar Morto, molto importante e che ha provocato terremoti molto devastanti. E anche tutto il bacino del Mediterraneo meridionale, dal Marocco all’Algeria, ha un’importante storia sismica. Per cui quella che oggi può sembrare una sospetta concentrazione di eventi dipende in realtà dal fatto che questi eventi, che di per sé non hanno una frequenza eccessiva, se avvengono in zone non troppo lontane e in tempi vicini, possono far pensare a una correlazione tra di loro. Che però noi sismologi non riteniamo fondata”.