Cile, il golpe dell’11 settembre 50 anni dopo: si temono scontri con l’estrema destra
di Elena BassoIl Cile celebra i 50 anni dal colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet, che l’11 settembre del 1973 diede inizio a una sanguinaria dittatura durata 17 anni. Ieri, domenica 10 settembre, è stato organizzato a Santiago un corteo dal Coordinamento nazionale dei diritti umani e sociali. Vi hanno partecipato anche il presidente Gabriel Boric, la ministra segretaria generale del governo Camila Vallejo e Baltazar Garzón, il giudice spagnolo che fece arrestare Pinochet a Londra. La manifestazione, che si tiene ogni anno ed è la più famosa celebrazione in ricordo dei desaparecidos, apre le numerose commemorazioni che si terranno in tutto il Paese per ricordare il golpe con cui i militari tolsero il potere a Salvador Allende, il primo presidente socialista eletto in un Paese delle Americhe.
Il Cile celebra i 50 anni dal colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet, che l’11 settembre del 1973 diede inizio a una sanguinaria dittatura durata 17 anni. Ieri, domenica 10 settembre, è stato organizzato a Santiago un corteo dal Coordinamento nazionale dei diritti umani e sociali. Vi hanno partecipato anche il presidente Gabriel Boric, la ministra segretaria generale del governo Camila Vallejo e Baltazar Garzón, il giudice spagnolo che fece arrestare Pinochet a Londra. La manifestazione, che si tiene ogni anno ed è la più famosa celebrazione in ricordo dei desaparecidos, apre le numerose commemorazioni che si terranno in tutto il Paese per ricordare il golpe con cui i militari tolsero il potere a Salvador Allende, il primo presidente socialista eletto in un Paese delle Americhe.
I concerti di Inti-Illimani e Villa Cariño
Per oggi, solamente nella regione metropolitana di Santiago, sono previsti 40 eventi di commemorazione del golpe e, a livello nazionale, oltre un centinaio. Uno dei più importanti sarà un concerto, a cui parteciperanno gruppi musicali cileni come gli Inti-Illimani o i Villa Cariño, di fronte allo Stadio Nazionale, il più noto centro clandestino di tortura e sterminio utilizzato dai militari di Pinochet. Altri eventi commemorativi si terranno nei principali centri clandestini della città, da Villa Grimaldi a Londres38.
Mentre il presidente Gabriel Boric ha partecipato all’evento principale di commemorazione di ieri alla Moneda, dove saranno ricevuti funzionari pubblici, ex presidenti e invitati stranieri per un’attività per ricordare le vittime della dittatura che si è svolto insieme a collaboratori e familiari del presidente Allende.
Possibili scontri
È possibile che oggi in Cile si assista a scontri e proteste. Da una parte i gruppi di estrema destra, negazionisti del golpe e sostenitori di Pinochet, hanno già annunciato che cercheranno di impedire le manifestazioni. Dall’altra parte la Costituzione attualmente in vigore in Cile è ancora quella di Pinochet, dato che lo scorso settembre oltre il 60% della popolazione ha votato contro l’approvazione del testo che avrebbe dovuto sostituirla.
Il governo ha deciso di continuare con il processo costituente e attualmente si sta provando a scrivere un secondo testo che potrebbe sostituire la Carta del dittatore, ma a farlo è una maggioranza di politici – eletti dai cittadini – del Partito Repubblicano dell’ultradestra, che hanno già annunciato che la Costituzione che proporranno non sarà molto diversa da quella attuale. È quindi possibile che anche chi ha partecipato alle enormi proteste iniziate nell’ottobre del 2019, e grazie a cui era stato indetto il referendum per sostituire la Costituzione di Pinochet, scenda in piazza per protestare contro la svolta a destra del processo costituzionale.
Davanti alla Moneda
Ieri il corteo ha ricordato le migliaia di vittime della dittatura di Pinochet e, per la prima volta dal 2005, le autorità hanno autorizzato il passaggio della marcia di fronte alla Moneda, il palazzo presidenziale cileno, che era stato selvaggiamente bombardato dai militari l’11 settembre del 1973. Storicamente infatti il corteo in ricordo dei desaparecidos è sempre passato davanti alla Moneda, che si trova al centro di Santiago, ma dal 2005 era stato vietato, dopo che un uomo aveva lanciato contro l’edificio una bottiglia incendiaria.
La manifestazione è iniziata intorno alle 10 (orario locale, ore 15 in Italia) a Plaza Los Héroes ed è proseguita fino a raggiungere cinque ore dopo il Cimitero centrale della capitale, luogo simbolo dei crimini della dittatura. Proprio qui infatti, nel cosiddetto Patio 29 (oggi monumento alla memoria), i militari di Pinochet hanno nascosto – in fosse comuni – centinaia di corpi di desaparecidos.
Ogni anno, quando i parenti dei desaparecidos arrivano al cimitero, vengono repressi da decine di carabineros che li stanno attendendo fra le tombe. Anche quest’anno, per il 50esimo anniversario del golpe, non ha fatto eccezioni. I partecipanti sono stati costretti a lasciare il cimitero mentre decine di agenti e carri idranti, reprimevano la marcia. Le immagini sono impressionanti, con le storiche mogli e madri di desaparecidos che tengono in mano le foto degli scomparsi cercando di passare fra le tombe e i camion che sparano acqua dai carri idranti contro di loro.
Scontri a Santiago del Cile a una manifestazione per i 50 anni del golpe del 1973
Il piano di Boric
Pochi giorni fa, in concomitanza con l’anniversario, il presidente progressista Gabriel Boric ha annunciato l’istituzione del Plan Nacional de Búsqueda de detenidos desaparecidos, un piano nazionale che, finalmente, cerca verità e giustizia per le vittime della dittatura. Il regime di Augusto Pinochet, che l’11 settembre del 1973 ha messo fine agli anni del governo dell’Unidad Popular e della via cilena al socialismo, è stato uno dei più cruenti della storia mondiale e, in 17 anni, sono state migliaia le persone sequestrate, torturate e uccise. Ma nonostante l’efferatezza dei militari di Pinochet sia sempre stata ben nota, lo Stato cileno non ha mai davvero fatto i conti col proprio passato. Santiago del Cile, in piazza con l'immagine dell'ex presidente Salvador Allende
Fino ad oggi, non c’è stata una politica statale volta a cercare verità e giustizia per i desaparecidos, ad occuparsene sono sempre state le associazioni di familiari di vittime, che si sono mosse autonomamente. Finora. Grazie al Piano nazionale annunciato da Boric invece lo Stato accompagnerà i familiari delle vittime e i sopravvissuti nella ricerca di giustizia per i crimini compiuti durante la dittatura.