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Marocco, la moschea della Kotubia e le altre meraviglie: dopo il sisma c’è un patrimonio culturale da salvare

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Oltre all’emergenza dei soccorsi alle popolazioni dopo la devastante scossa 6,8 che ha colpito la città di Marrakech e i suoi dintorni, si registra l’urgenza di una collaborazione internazionale per il restauro di beni artistici anche nei centri minori
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Il catastrofico terremoto di magnitudo 6,8 che ha colpito il Marocco, con l’epicentro a circa 70 chilometri da Marrakech e l’ipocentro a 10 chilometri di profondità, con oltre 2.000 vittime accertate, con successive scosse di assestamento, ha fatto tremare la terra, oltre Marrakesh, anche a Rabat, Casablanca, Agadir e Essaouira, facendo proclamare tre giorni di lutto nazionale.


In eventi così tragici, se l’angoscia terribile per le vittime e la quasi universale solidarietà per i soccorsi sono i primi sentimenti che colpiscono all’accavallarsi delle notizie, la valutazione dei danni al patrimonio culturale dell’umanità è sempre difficile e la sua riabilitazione appare di un’estrema complessità. Così, è certo che gra…

Il catastrofico terremoto di magnitudo 6,8 che ha colpito il Marocco, con l’epicentro a circa 70 chilometri da Marrakech e l’ipocentro a 10 chilometri di profondità, con oltre 2.000 vittime accertate, con successive scosse di assestamento, ha fatto tremare la terra, oltre Marrakesh, anche a Rabat, Casablanca, Agadir e Essaouira, facendo proclamare tre giorni di lutto nazionale.


In eventi così tragici, se l’angoscia terribile per le vittime e la quasi universale solidarietà per i soccorsi sono i primi sentimenti che colpiscono all’accavallarsi delle notizie, la valutazione dei danni al patrimonio culturale dell’umanità è sempre difficile e la sua riabilitazione appare di un’estrema complessità. Così, è certo che gravissimi sono i guasti a Marrakech e agli splendidi villaggi dell’Atlante – le cosiddette medine costruite tutte in mattoni crudi e annidate nelle piccole valli di quella grande catena montuosa - ed è indubbio che molto potrà esser fatto, con un’ampia collaborazione internazionale, per restaurare beni di eccezionale significato storico, architettonico e artistico, ma non si dovrà trascurare quanto danneggiato a centri di non minore importanza.

Delle quattro città imperiali del Marocco, Marrakech è il centro più significativo per l’antichità, la densità e lo splendore delle opere che hanno fatto individuare nella sua “città rossa” o “città d’ocra” uno dei siti di interesse mondiale dell’Unesco. Marrakech fu fondata nel 1062 dai cugini iniziatori della dinastia degli Almoravidi, Abu Bakr ibn Omar e Yusuf ibn Tashfin, quest’ultimo due volte vittorioso dei cristiani di Spagna al tempo del leggendario invincibile Cid Campeador Rodrigo Diaz de Bivar: dopo la sua seconda vittoria l’intera Spagna moresca era in mano dei mussulmani con l’eccezione di Toledo.

Fu suo figlio Ali ibn Yusuf che eresse nel 1122 la cinta muraria rossa, mentre, poco tempo dopo, il fondatore della successiva dinastia degli Almohadi, Abd el- Mumin, costruì, a poca distanza di anni, le due spettacolari moschee della Kotubia parzialmente sovrapposte, la più recente delle quali, conservata, aveva la notevole dimensione di circa 100 m per 60 m., ben 17 navate parallele, una corte laterale in uno schema con transetto. Per l’armonia dell’impianto, le prospettive delle navate, la purezza delle arcate, la sobrietà della decorazione, l’eleganza straordinaria del suo minareto Georges Marçais ha affermato che la Moschea della Kotubia è certo uno dei massimi capolavori dell’architettura mussulmana d’Occidente.
Dopo un non breve declino, dovuto alla preminenza di Fes, Marrakech divenne di nuovo la capitale del regno dei Saadiani verso la metà del Cinquecento e una serie di monumenti prestigiosi arricchì la città. La scuola coranica detta Medersa ben Yusuf, che è la più grande di tutto il Maghreb, fu costruita verso il 1570 da Mulay Abdallah su un precedente monumento almoravide.

Tra i grandi edifici religiosi del Cinquecento spiccano la Moschea di Bab Dukkala del 1557 e la Grande Moschea Muassin del 1562, di impianto simile a corte quadrata con porticati su tre lati e un settore a sette navate sul quarto lato, che è la sala delle preghiere, sono due gioielli per le proporzioni che riecheggiano capolavori dell’Andalusia, quali la Moschea di el- Hakam II degli Omayyadi di Cordova.

Il Mausoleo dei Saadiani, sontuoso sepolcro eretto ad imitazione delle tombe dei Mamelucchi d’Egitto, fu ampliato e arricchito di notevoli decorazioni da Ahmed el-Mansur alla fine del secolo. Lo stesso sultano Ahmed el-Mansur fece costruire lo spettacolare palazzo el-Badi per commemorare la sconfitta dei portoghesi nella battaglia di Alcazarquivir, la “Battaglia dei tre Re”. Le fonti scritte contemporanee forniscono in poche parole un’idea di questa straordinaria reggia: “L’incomparabile el-Badi fu un palazzo con più di 300 stanze decorate con i migliori materiali dell’epoca: oro, argento, turchese e cristallo”. Solo immense ma suggestive rovine restano di questo complesso palatino, perché fu saccheggiato alla fine del Seicento quando Mulay Ismail decise di trasferire la capitale a Meknes.

Anche se sarà confermato che il Minareto della Kotubia è solo gravemente lesionato e che, per la sua stessa natura, la celeberrima Jama el-Fna, “la più frequentata piazza dell’intera Africa”, cui chi scrive è legato anche da ricordi personali, non ha subìto danni, un ammonimento, per finire, a tutti noi: che non succeda anche in questa tragedia, come spesso in passato, che, dopo pochi giorni, la collaborazione internazionale e l’impegno dell’Unesco in breve tempo diminuiscano, fino a scomparire.

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