LONDRA - “L’Italia e il Regno Unito hanno in comune una forte storia di immigrazione che si è sviluppata lungo le maggiori rotte marittime. Proprio quei mari sono ora diventati campi di battaglia dove i rispettivi governi stanno politicizzando la vita di migliaia di persone in cerca di un futuro migliore, scappando da paesi nel vivo di crisi politiche, sociali ed economiche”. A dirlo è Daniel Emery, regista di “Sorry we didn’t die at sea”, riadattamento in lingua inglese del libro scritto dal drammaturgo italiano Emanuele Aldrovandi dal titolo “Scusate se non siamo morti in mare”, diventato anche uno spettacolo teatrale pluripremiato, che andrà ora in scena al Park Theatre di Londra dal 13 al 30 settembre con la produzione curata da The Playwright’s Laboratory.
La trama
La trama è questa: in un futuro non troppo lontano, le economie del cosiddetto vecchio continente sono crollate e tre giovani ragazzi scoprono che devono assolutamente fare qualcosa per non rischiare di essere risucchiati dalla crisi. Scelgono di fuggire dai loro Paesi, gli stessi che un tempo avevano chiuso i confini ai migranti. Mettendo le loro vite alla mercé di un misterioso contrabbandiere di esseri umani, intraprendono un viaggio in un container claustrofobico nella speranza di una vita migliore. A vestire i panni dei quattro protagonisti sono gli attori Yasmine Haller, Felix Garcia Guyer, Will Bishop e Marco Young. Young ha anche curato la traduzione dal testo teatrale originale italiano.
“Il tema dell’immigrazione clandestina, sempre più centrale anche nel Regno Unito, è stato il motivo principale che mi ha spinto a portare a Londra l’opera di Aldrovandi”, racconta l’italo-britannico Young . “Nel corso delle varie rappresentazioni italiane, la pièce ha sempre spronato la coscienza del pubblico intervenuto, così come sono convinto che accadrà con quello inglese. In entrambi i Paesi il mare occupa molto spazio nel nostro immaginario culturale, ma negli ultimi anni il mare si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia in ambito politico. In questo contesto, ho la sensazione che a volte le storie umane e l’empatia umana vengano messe da parte.
Il tema dell’immigrazione clandestina
La commedia affronta proprio questo aspetto. È chiaro che Aldrovandi con ‘Scusate se non siamo morti in mare’, scritto ormai più di sette anni fa ma ancora estremamente attuale, e ora noi con il riadattamento ‘Sorry We Didn’t Die At Sea’, prendiamo una posizione, essendo di base un’opera politica. Ma la forza di questo testo sta anche nel fatto che comprende più stili, generando un potente mix tra naturalismo e astrazione. Per questo sono convinto che oltre al tema centrale che ha l’obiettivo di far riflettere il pubblico su cosa sia oggi l’immigrazione e come viene gestita dai governi, lo spettacolo ha molto da offrire al teatro londinese anche in termini di stile e forma”.
“Sorry We Didn’t Die At Sea” andrà in scena dal 13 al 30 settembre alle ore 19.45, tranne in occasione dei matinèe quando l’inizio è fissato alle 15.15, presso il Park Theatre di Londra (Clifton Terrace, Finsbury Park - N4 3JP). La durata dello spettacolo è di 75 minuti e il costo dei biglietti va da £15 e £25. Maggiori informazioni si possono trovare qui.