✕

“Accademici pagati per diffondere le idee sovraniste”, la denuncia dell’ex ricercatore del collegio fondato da Orbán

L’ex docente del Mathias Corvinus Collegium – che sta per aprire una sede a Bruxelles e ha ricevuto grandi finanziamenti dal partito Fidesz – rivela i retroscena: “Così il primo ministro ungherese vuole estendere la sua influenza in Europa”
2 minuti di lettura

BERLINO – A pensarci oggi, sembra incredibile. Ma quando era un giovane politico dell'opposizione, Viktor Orbán vinse un soggiorno di studio a Oxford finanziato dal filantropo George Soros. Dagli anni ’80, il finanziere ungherese sosteneva i movimenti nell’Europa dell’Est che anelavano alla liberazione dai regimi comunisti. Molti anni dopo, consapevole dell’influenza che la Central European University fondata poi a Budapest dal miliardario di origine ungherese continuava ad avere sulla diffusione delle idee liberali e democratiche nel suo Paese, Orbán, arrivato ormai da anni alla guida del paese, la cacciò brutalmente.

Soros era diventato il nemico numero uno del premier ungherese, perché il liberalismo delle origini del fondatore di Fidesz si era trasformato nell’opposto, in un autoritarismo illiberale esercitato con furore. Ma in un certo senso l’autocrate magiaro non ha mai dimenticato la lezione degli esordi, l’importanza dei think tank, delle università, delle fondazioni e d…

BERLINO – A pensarci oggi, sembra incredibile. Ma quando era un giovane politico dell'opposizione, Viktor Orbán vinse un soggiorno di studio a Oxford finanziato dal filantropo George Soros. Dagli anni ’80, il finanziere ungherese sosteneva i movimenti nell’Europa dell’Est che anelavano alla liberazione dai regimi comunisti. Molti anni dopo, consapevole dell’influenza che la Central European University fondata poi a Budapest dal miliardario di origine ungherese continuava ad avere sulla diffusione delle idee liberali e democratiche nel suo Paese, Orbán, arrivato ormai da anni alla guida del paese, la cacciò brutalmente.

Soros era diventato il nemico numero uno del premier ungherese, perché il liberalismo delle origini del fondatore di Fidesz si era trasformato nell’opposto, in un autoritarismo illiberale esercitato con furore. Ma in un certo senso l’autocrate magiaro non ha mai dimenticato la lezione degli esordi, l’importanza dei think tank, delle università, delle fondazioni e delle lobby per la diffusione delle idee. E per essere certo che anche il suo terrificante pensiero possa infondere un pezzo di mondo, il premier ha fondato un’oscura istituzione accademica della quale si comincia finalmente a parlare anche all’estero, il Mathias Corvinus Collegium (Mcc).

Nel solo 2020, il MCC di Budapest ha ricevuto dal governo ungherese la colossale cifra di 1,5 miliardi di euro per finanziare corsi, borse di studio, affitti, soggiorni all’estero, feste e ricevimenti. E ora che ha aperto una sede a Bruxelles - quartier generale delle istituzioni europee - comprato un’università a Vienna e ha intenzione di espandersi anche altrove, un ex allievo ha lanciato l’allarme rosso.

Dalle colonne del Guardian, uno studioso americano-ungherese della Columbia University, Bence X. Szechenyi, ha rivelato di essere un ex ricercatore del Mathias Corvinus Collegium. “Le sue idee - scrive - sono strettamente allineate a quelle di Orbán, e paga accademici per disseminare le sue posizioni. In un certo senso, il collegio serve a estendere la sua influenza in Europa e oltre”.

Szechenyi ha raccontato che poteva soltanto scrivere di argomenti scelti dai suoi mentori, ed erano sempre temi che servivano a cementare l’ideologia e gli obbrobri orbaniani. Un mentore gli chiese ad esempio di esaminare i flussi di migranti ucraini e siriani in Ungheria: “Volevano che difendessi retroattivamente la decisione controversa di Orbán del 2015 di non ammettere profughi nel Paese”. Il suo lavoro accademico doveva servire insomma allo scopo politico dell’autocrate, doveva dargli una sostanza “scientifica”.

Ancora più grave: le lezioni di storia e politica, tutte tenute da membri del partito di governo Fidesz, dovevano offrire la base per ogni disputa sull’Ungheria contemporanea. E mentre Szechenyj è esperto di storia e aveva riconosciuto subito il tentativo di lavaggio del cervello, chi ne sapeva meno tendeva a bersi tutta la propaganda orbaniana. Due suoi colleghi ricercatori, che non avevano mai messo piede in Ungheria, scrissero articoli di fuoco che condannavano le sanzioni europee contro la Russia.

Man mano che tentava di mantenere la sua indipendenza, Szechenyi veniva avvertito dai suoi superiori a “stare attento”, e le pressioni crescenti gli scatenarono per due volte dei veri e propri attacchi di panico. In preda all’ansia di essere perennemente monitorato, cominciò a lasciare il suo cellulare nella borsa, quando incontrava i suoi colleghi. “Avevo paura mi prendessero di mira con dei software di spionaggio”, come è accaduto a molti giornalisti e “al mio amico Szabolcs Panyi”, ricorda lo studioso della Columbia.

Al termine delle borse di studio, precisa, fioccano per tutti offerte di posti di lavoro prestigiosi in Ungheria, dove Fidesz controlla ormai tre quarti dei media pubblici e privati e molte università. Ma il tentativo, adesso, è estendere la propaganda orbaniana oltre i confini.

A chi si volesse consolare evocando la sana alternanza democratica e la prospettiva che la Mcc possa un giorno diventare un ateneo più equilibrato, magari espressione di un governo non guidato a Orbán e da Fidesz, bisognerebbe ricordare che le elezioni, in Ungheria, sono ormai il simulacro di un esercizio democratico. Lo ha detto nero su bianco il Parlamento europeo. E che in una recente riunione a porte chiuse rivelata da Telex, Orbán ha affermato che ha intenzione di restare al potere fino al 2034.

Leggi i commenti