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Il miracolo di Derna: sopravvissuti salvati dalle macerie

(afp)
A una settimana dall’alluvione un piccolo spiraglio di speranza con il salvataggio di alcune persone ancora in vita. Intanto si aggrava il bilancio delle vittime e il rischio epidemia mentre l’Onu monitora altre due dighe potenzialmente a rischio
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Una famiglia di cinque persone sarebbe stata estratta viva dalle macerie in cui era intrappolata a Wadi, una zona a valle della città di Derna nella giornata di ieri, a una settimana dall'alluvione. Lo riferisce il Guardian (e lo riprende anche l’agenzia Ansa) citando una squadra di soccorritori ma senza aggiungere ulteriori dettagli. Anche il canale televisivo Libya Al Ahrar riferisce la notizia del salvataggio dei cinque citando volontari della Mezzaluna Rossa.

Ed è sempre il Guardian a raccontare la storia di un’altra famiglia sopravvissuta miracolosamente – forse la stessa ma erroneamente riportata come composta da cinque persone – quella di Ibrahim Abdulsamia, 36 anni, e di sua moglie che sono riusciti in qualche modo a sopravvivere nonostante il loro edificio di cinque piani fosse stato sradicato. La donna, Fatima al-Hadi, 28 anni, si è aggrappata alla loro giovane figlia quando la diga è crollata ma la furia dell'acqua l'ha travolta …

Una famiglia di cinque persone sarebbe stata estratta viva dalle macerie in cui era intrappolata a Wadi, una zona a valle della città di Derna nella giornata di ieri, a una settimana dall'alluvione. Lo riferisce il Guardian (e lo riprende anche l’agenzia Ansa) citando una squadra di soccorritori ma senza aggiungere ulteriori dettagli. Anche il canale televisivo Libya Al Ahrar riferisce la notizia del salvataggio dei cinque citando volontari della Mezzaluna Rossa.

Ed è sempre il Guardian a raccontare la storia di un’altra famiglia sopravvissuta miracolosamente – forse la stessa ma erroneamente riportata come composta da cinque persone – quella di Ibrahim Abdulsamia, 36 anni, e di sua moglie che sono riusciti in qualche modo a sopravvivere nonostante il loro edificio di cinque piani fosse stato sradicato. La donna, Fatima al-Hadi, 28 anni, si è aggrappata alla loro giovane figlia quando la diga è crollata ma la furia dell'acqua l'ha travolta e strappata dalle sue mani.

Dopo quattro giorni intrappolata sotto le macerie, la coppia è stata ritrovata viva, grazie alle squadre di soccorso maltesi che sono riuscite a localizzarla e portarla in salvo. I soccorritori hanno ritrovato anche la figlia di 12 anni che era stata trasportata lontano. È stata consegnata alla Mezzaluna Rossa dopo quattro giorni senza cibo né acqua. Ed è sempre una fonte della Mezzaluna Rossa a raccontare un’altra storia di speranza, quella delle due sorelle estratte vive dalle macerie del quartiere Sahaba: le due ragazze, di 20 e 25 anni, sono state portate in ospedale.

Continuano i soccorsi

Un piccolo spiraglio di speranza mentre continuano senza sosta le operazioni di soccorso con le squadre – dall’Italia sono arrivati oltre ai Vigili del Fuoco anche i palombari della Marina militare – che non smettono di recuperare decine di corpi, nonostante le alte onde al largo della costa di Derna. Ci sono anche le squadre di sommozzatori in cerca dei corpi spazzati via dal torrente verso il mare e le coste.

Secondo alcuni soccorritori, che hanno parlato ad Al-Jazeera, sono stati avvistati 600 corpi nel mare al largo di Umm Brega, a circa 20 km da Derna, e i medici maltesi che partecipano alle ricerche hanno detto di aver visto centinaia di corpi in mare. Ma un gran numero di cadaveri sono sparsi sulle spiagge, la maggior parte decomposti, quindi cresce l'allarme sanitario.

Sul bilancio, che l’Onu stima di 11.300 vittime e 10mila dispersi, non concordano le autorità locali con il ministero della sanità del governo orientale libico che parla di 3.252 morti. Anche la Mezzaluna Rossa libica è molto cauta sulle cifre.

Cresce l’allarme sanitario

Temendo la diffusione di malattie, le autorità hanno cominciato le operazioni di sgombero nell'area allagata dalle inondazioni, area che ha raggiunto i sei chilometri quadrati e arriva fino a tre chilometri dal mare: si rimuovono le macerie degli edifici distrutti dalle inondazioni, nel tentativo di recuperare corpi e cercare persone scomparse. Invitando la popolazione a fare attenzione con l'acqua, le autorità libiche hanno confermato che 150 persone sono state avvelenate dall'acqua contaminata.

Ma c'è un altro rischio per le migliaia di sfollati perché le acque alluvionali – riferiscono i media arabi - hanno trasportato mine terrestri e le altre munizioni lasciate nel terreno dalla guerra civile che ha sconvolto la Libia negli ultimi anni.

Altre due dighe monitorate

Una situazione che continua a essere monitorata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) che ha sollevato preoccupazioni per altre due dighe in Libia, che stanno sostenendo enormi quantità di pressione, dopo le devastanti inondazioni della scorsa settimana.

Le dighe in questione sono quella di Wadi Jaza, situata tra le città di Derna e Bengasi, e quella di Wadi al-Qattara, vicino a Bengasi. Secondo l'ufficio, ci sono "rapporti contraddittori" per quanto riguarda la stabilità delle dighe. Nei giorni scorsi le autorità hanno detto che entrambe le dighe sono in buone condizioni e funzionano bene; l'Ocha, che ha citato proprio le autorità libiche, ha fatto notare che sono state installate pompe presso la diga di Jaza per alleviare la pressione.

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