Borrell: “L’intesa con Tunisi fatta così è un problema”. Von der Leyen in difficoltà
di Paolo Mastrolilli , Claudio TitoNEW YORK – BRUXELLES – «Tutti hanno visto il contenuto della lettera e le mie spiegazioni, non serve aggiungere altro. Il problema è che per simili iniziative le regole richiedono l’appoggio unanime di tutti i Paesi membri. Lo stabilisce la legge, non io». Josep Borrell, l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera, non poteva essere più chiaro. Nella sede della delegazione europea presso l’Onu le sue parole vanno dritte contro la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e contro la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Il «problema» cui fa riferimento è il Memorandum, siglato a luglio con la Tunisia. Che adesso nessuno sta sostanzialmente rispettando e applicando. E il motivo lo spiega bene Borrell: è stato approvato senza rispettare le norme dell’Unione europea. Ossia: la Commissione non può pensare di fare da sola, deve agire d’intesa con i governi nazionali.
Insomma il rischio è che l’emergenza migranti a questo punto possa peggiorare anco…
NEW YORK – BRUXELLES – «Tutti hanno visto il contenuto della lettera e le mie spiegazioni, non serve aggiungere altro. Il problema è che per simili iniziative le regole richiedono l’appoggio unanime di tutti i Paesi membri. Lo stabilisce la legge, non io». Josep Borrell, l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera, non poteva essere più chiaro. Nella sede della delegazione europea presso l’Onu le sue parole vanno dritte contro la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e contro la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Il «problema» cui fa riferimento è il Memorandum, siglato a luglio con la Tunisia. Che adesso nessuno sta sostanzialmente rispettando e applicando. E il motivo lo spiega bene Borrell: è stato approvato senza rispettare le norme dell’Unione europea. Ossia: la Commissione non può pensare di fare da sola, deve agire d’intesa con i governi nazionali.
Insomma il rischio è che l’emergenza migranti a questo punto possa peggiorare ancora di più. Senza la collaborazione di Tunisi è impossibile fermare le carrette del mare che portano migliaia di extracomunitari in Europa. Al centro del ciclone, dunque, si trova in primo luogo la presidente della Commissione. Da Francia e Germania sono arrivati dei veri e propri altolà. Ieri anche dalla Polonia. I fondi previsti nell’accordo e destinati al Paese africano sono bloccati. Von der Leyen sta cercando di capire come uscire dall’angolo. Soprattutto lo deve fare rapidamente perché, dal suo punto di vista, in gioco non c’è solo l’“onore” dell’Unione, ma anche la sua conferma al vertice dell’esecutivo comunitario.
Anzi, proprio quest’ultimo incidente la sta inducendo a correggere sensibilmente la marcia di avvicinamento al governo italiano e a Fratelli d’Italia, avviata nei mesi scorsi. Già in occasione del discorso pronunciato la scorsa settimana a Strasburgo sullo “Stato dell’Unione” aveva iniziato a usare parole meno suadenti nei confronti della premier italiana. La base del suo ragionamento si concentrava sulla maggioranza che l’ha sostenuta fino ad ora: Popolari-Socialisti-Liberali. Il “caso” Tunisia sta provocando una ulteriore sterzata. Perché il Memorandum, siglato sotto la pressione di Roma e con l’idea che il partito meloniano potesse sostenerla nella corsa al Bis, si sta rivelando uno scoglio. Da aggirare o da abbattere.
La presidente della Commissione, in sostanza, non può pensare di ritornare a Palazzo Berlaymont irritando la Francia e la Germania. Giorgia Meloni sta diventando, appunto, un “problema”. Da risolvere e forse da allontanare. Di certo spiegando che il suo patto prevalente si gioca sulla direttrice Parigi-Berlino. E magari Madrid. Non Roma.
Anche perché i fastidi delle Cancellerie europee più influenti stanno paralizzando l’accordo con la Tunisia e quindi le misure per fronteggiare la crisi migratoria, compresa quella di Lampedusa. Basti pensare che una riunione ad hoc per discutere la questione è stata convocata per lunedì prossimo tra i Rappresentanti permanenti dei 27, la presidenza di turno e la Commissione. L’iniziativa è stata assunta dalla presidenza spagnola.
Al di là della tempistica – che non è esattamente emergenziale – si dimostra che i nodi “procedurali” ci sono e hanno irritato molti dei 27 Stati membri. Una irritazione confermata dalla decisione di non inserire all’ordine del giorno del prossimo Coreper (il Comitato dei 27 ambasciatori) il via libera ai fondi per la Tunisia. E ribadita dal messaggio lanciato ieri ad esempio dal governo polacco: «La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dopo la sua visita all’isola italiana di Lampedusa, ha annunciato un altro piano disastroso per l’Europa». E che Von der Leyen debba far i conti con la Germania e la Francia lo dice pubblicamente anche Manfred Weber, il capogruppo del Ppe: «Dopo che sono stati là Giorgia Meloni, Mark Rutte e Ursula von der Leyen, e hanno firmato il memorandum, ora anche Olaf Scholz ed Emmanuel Macron devono mandare un segnale chiaro che si attengono a questo accordo, che tutta l’Europa lo fa».
Insomma tutto sembra congelato. La presidente della Commissione ha bisogno di cambiare la rotta di avvicinamento a Meloni per non restare isolata. E per evitare che anche gli altri provvedimenti vengano sospesi infilando gli ultimi mesi della sua presidenza in un tunnel oscuro.
Non a caso, ancora Borrell ieri parlava più o meno negli stessi termini della possibilità di rivitalizzare l’“Operazione navale Sophia” per arginare gli arrivi. «È un tema che deve essere discusso con tutti i Paesi membri. È difficile ma anche qui dobbiamo discuterne prima. È necessaria l’unanimità di tutti i Paesi». Von der Leyen è avvisata. Ma anche Meloni.