L’Intelligenza Artificiale fa carriera e si trasforma in Geisha ma non cediamo alle sue lusinghe
di Stefano BartezzaghiAlexa svolge già parte delle funzioni che competevano al leggendario Ambrogio della pubblicità dei Ferrero Rocher. Non guida ancora in divisa ma è ormai in grado di prevenire i desideri della sua signora. Sta facendo carriera. Sinora potevamo chiedere all'assistente vocale di Amazon di ordinarci una pizza. Con l'estensione appena annunciata del suo dominio, e con quelle che arriveranno, capace che ce la ordini da sé, intuendo grazie ai suoi tecnodendriti e alle sue vibrisse virtuali di quale natura siano i nostri eventuali languorini.
Sarà disponibile per chiacchierare, ci darà le sue previsioni del tempo, ci parlerà di sport. Promette di apprendere in fretta anche a darci un'occhiata per valutare un po' come siamo messi, come le mogliettine delle barzellett…
Alexa svolge già parte delle funzioni che competevano al leggendario Ambrogio della pubblicità dei Ferrero Rocher. Non guida ancora in divisa ma è ormai in grado di prevenire i desideri della sua signora. Sta facendo carriera. Sinora potevamo chiedere all'assistente vocale di Amazon di ordinarci una pizza. Con l'estensione appena annunciata del suo dominio, e con quelle che arriveranno, capace che ce la ordini da sé, intuendo grazie ai suoi tecnodendriti e alle sue vibrisse virtuali di quale natura siano i nostri eventuali languorini.
Sarà disponibile per chiacchierare, ci darà le sue previsioni del tempo, ci parlerà di sport. Promette di apprendere in fretta anche a darci un'occhiata per valutare un po' come siamo messi, come le mogliettine delle barzellette americane anni '50 che capivano ancor prima che il rincasato si cavasse dal soprabito se fosse il caso o no di offrirgli un gin tonic di conforto.
L'obiettivo annunciato dagli ingegneri che ci lavorano è quasi un ossimoro: conferire all'Intelligenza Artificiale naturalezza. Dobbiamo pensare di aver a che fare con un essere umano, sia pure nelle funzioni di geisha. Insomma, illuderci. Ciò è già abbastanza sospetto. Perché non gli danno un nome da macchina, perché ci invitano a conversare, a chiedere consigli? Cos'è questa funzione tutoria che sin dal principio di questa nuova avventura tecnologica dobbiamo conferire ad apparati che vogliono farci credere di essere senzienti?
Seguiranno, sempre con una piccola ma decisiva differenza di fase, le considerazioni su privacy, raccolta dati, omologazione e passaggio dal bioritmo all'algoritmo. Ma intanto qualcosa è già successo. I vecchi apparati meccanici o funzionavano o no. Con l'elettronica, l'informatica e la telematica abbiamo cominciato a dipendere da marchingegni capricciosi, di cui gli stessi tecnici non sembrano capacitarsi appieno. Per disincepparli ci hanno insegnato a compiere azioni prive di senso, come danze propiziatorie: esci e rientra; spegni e riaccendi; riconfigura le preferenze, sloggati e rientra dall'app. E quando Alexa non comprende un nostro comando vocale ci sentiamo di aver sbagliato dizione e ripetiamo.
Un giorno Alexa ci preparerà un gin tonic quando noi proprio non lo vorremmo. Il rischio è che quel giorno lo trangugeremo, sia pure di malavoglia, e però ringraziando. L'assistente non ha Inconscio: perciò deve avere sempre Ragione.