✕

Ucraina, satelliti e intercettazioni per i generali della Crimea finiti nella “Trappola del granchio”

Ascolta l'audio

L’intelligence rivela: feriti due comandanti nell’attacco di venerdì alla Flotta del Mar Nero a Sebastopoli. Scampato al blitz l’ammiraglio Sokolov
2 minuti di lettura

KRAMATORSK — La chiamano Operazione Trappola del granchio. Il nome è suggestivo e rientra perfettamente nella retorica entusiasta con cui le autorità di Kiev hanno salutato lo spettacolare attacco missilistico di venerdì al quartier generale della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli, rivendicato dalle Forze speciali della Difesa. Chi fosse il granchio da intrappolare non è chiaro, è plausibile che si trattasse dell’ammiraglio Viktor Sokolov, che guida la Flotta e che, secondo l’intelligence militare ucraina, stava partecipando a una riunione coi vertici della Marina esattamente nell’ala del palazzo colpita da almeno due missili. «Immagini satellitari, intercettazione delle comunicazioni e partigiani sulla penisola che lavorano con le nostre forze armate…», suggerisce una fonte militare qualificata. «Solo così potevamo avere un tale livello di precisione. Ci saranno altri attacchi».

Gli elementi che compongono questa storia arrivano tutti da parte ucraina, perché in Russia, d…

KRAMATORSK — La chiamano Operazione Trappola del granchio. Il nome è suggestivo e rientra perfettamente nella retorica entusiasta con cui le autorità di Kiev hanno salutato lo spettacolare attacco missilistico di venerdì al quartier generale della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli, rivendicato dalle Forze speciali della Difesa. Chi fosse il granchio da intrappolare non è chiaro, è plausibile che si trattasse dell’ammiraglio Viktor Sokolov, che guida la Flotta e che, secondo l’intelligence militare ucraina, stava partecipando a una riunione coi vertici della Marina esattamente nell’ala del palazzo colpita da almeno due missili. «Immagini satellitari, intercettazione delle comunicazioni e partigiani sulla penisola che lavorano con le nostre forze armate…», suggerisce una fonte militare qualificata. «Solo così potevamo avere un tale livello di precisione. Ci saranno altri attacchi».

Gli elementi che compongono questa storia arrivano tutti da parte ucraina, perché in Russia, dopo la minimizzazione iniziale («una sola vittima, un guardiano») l’hanno già voluta dimenticare. La voce narrante, quindi, è di Kyrylo Budanov, il capo dei servizi segreti militari di Kiev che a un media americano ha dichiarato: «Ci sono almeno 9 morti e 16 feriti, tra cui dei generali russi». Ne ha fatto i nomi. «Il generale Oleksander Romanchuk, comandante di un gruppo di forze a Zaporizhzhia, e Oleg Tsekov, comandante di un’unità navale della Flotta del Nord, sono in condizioni gravi». Sull’ammiraglio Sokolov non ha detto niente.

Budanov si è guardato bene dallo specificare che i due missili fossero degli Storm Shadow forniti dall’Occidente, per evitare l’accusa di violare platealmente l’accordo informale con gli alleati a non usarli per colpire il territorio della Federazione e la Crimea occupata. La Marina ucraina, contattata da Repubblica, ufficialmente non è in grado né di confermare né di smentire l’esistenza di vittime. Tuttavia nel Paese da due giorni non si parla d’altro, i video girati dai passanti al momento delle esplosioni rimbalzano nelle chat e sui social.

L’operazione Trappola del Granchio non è stata estemporanea. Nelle ultime due settimane la Crimea, e in particolare Sebastopoli, hanno subito assalti mirati che ne hanno indebolito la protezione aerea, permettendo ai due missili di venerdì di devastare una parte del quartier generale della Flotta. Il 13 settembre gli ucraini hanno colpito il bacino dove erano in riparazione la Minsk e il sottomarino Rostov sul Don, danneggiandoli. Il giorno dopo hanno distrutto uno dei sistemi antimissile S-400 vicino a Yevpatoria, replicando quanto già accaduto il 23 agosto su un altro S-400 a Capo Tarkhankut. Il 20 e il 21 settembre altre esplosioni a Sebastopoli in un’infrastruttura della Flotta e nella base aerea di Saki. Non a caso l’ammiraglio Sokolov ha fatto salpare alcuni vascelli. «Ne hanno altre ancora ai moli», sostiene il capitano Dmytro Pletenchuk, portavoce della Marina ucraina. «Sebastopoli è la base principale della Flotta del Mar Nero, possono caricare i missili Kalibr solo da lì, non ci riescono da Novorossiysk».

Poco dopo le 13 di venerdì, orario del doppio impatto, le autorità locali hanno ammesso che sulla penisola la Rete è stata oscurata da un cyberattacco, forse anch’esso parte dell’Operazione Trappola. Ruolo cruciale l’hanno avuto l’ascolto delle comunicazioni e la disponibilità in tempo reale delle immagini dei satelliti, che hanno permesso di conoscere località e orario del vertice: forse l’ennesimo contributo dell’intelligence alleata e degli aerei spia che sorvolano il Mar Nero. «Anche i partigiani», ricorda la fonte qualificata con cui questo giornale ha parlato. In Crimea, dal settembre 2022 è attivo il gruppo segreto Atesh, i cui militanti collaborano con l’esercito di Kiev. Correggendo il tiro dell’artiglieria, pedinando, segnalando spostamenti.

Leggi i commenti