Senza acqua, elettricità né cibo: il Nagorno Karabkah sotto assedio degli azeri. E i primi profughi arrivano in Armenia
di Luna De BartoloTBILISI - Inferno Nagorno Karabakh, quinto giorno dopo il devastante attacco lampo con cui l’Azerbaijan ha ripreso il controllo del territorio separatista a maggioranza armena che si autogovernava da tre decenni. Stepanakert è un immenso campo profughi a cielo aperto: migliaia di rifugiati scappati dai bombardamenti nei villaggi si sono riversati in quella che era la capitale de facto.
Nelle cantine colme di donne e bambini non c’è posto per tutti, e chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi è costretto a dormire all’addiaccio. Non c’è elettricità né gas. Per riscaldarsi e cucinare il poco cibo a disposizione, dopo mesi di blocco dell’approvvigionamento di beni essenziali a opera di Baku, la popolazione accende fuochi in strada con qualsiasi cosa le capiti tra le mani. L’aria è irrespirabile, satura di terrore: i soldati azeri sono appostati alla periferia della città, potrebbero entrare da un momento all’altro. Ad accrescere il panico tra la gente ci sono dei video che circolano …
TBILISI - Inferno Nagorno Karabakh, quinto giorno dopo il devastante attacco lampo con cui l’Azerbaijan ha ripreso il controllo del territorio separatista a maggioranza armena che si autogovernava da tre decenni. Stepanakert è un immenso campo profughi a cielo aperto: migliaia di rifugiati scappati dai bombardamenti nei villaggi si sono riversati in quella che era la capitale de facto.
Nelle cantine colme di donne e bambini non c’è posto per tutti, e chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi è costretto a dormire all’addiaccio. Non c’è elettricità né gas. Per riscaldarsi e cucinare il poco cibo a disposizione, dopo mesi di blocco dell’approvvigionamento di beni essenziali a opera di Baku, la popolazione accende fuochi in strada con qualsiasi cosa le capiti tra le mani. L’aria è irrespirabile, satura di terrore: i soldati azeri sono appostati alla periferia della città, potrebbero entrare da un momento all’altro. Ad accrescere il panico tra la gente ci sono dei video che circolano sui social media, che sembrano mostrare torture e mutilazioni ai danni di militari armeni catturati dal nemico.
Diverse organizzazioni sono ora al lavoro per verificare l’attualità e l’autenticità dei filmati, così come dei racconti di atrocità nei confronti dei civili che iniziano ad affiorare. Se sono stati commessi crimini di guerra, verranno alla luce. Mancano informazioni dalle aree isolate delle regioni di Martakert e Martuni, sono stati persi i contatti con migliaia di persone. “Sono completamente circondati dalle forze azere, molte persone sono fuggite nelle foresta durante l’attacco, non sappiamo niente di loro”, afferma Tigran Grigoryan, a capo del Regional Center for Democracy and Security di Erevan. “È fondamentale che gli organismi internazionali abbiano accesso a tutte quelle zone. Lì la situazione è decisamente più drammatica che a Stepanakert, dove ci sono generatori di corrente per poter almeno caricare i telefoni”. I familiari dei dispersi temono il peggio.
L'Azerbaigian afferma che intende garantire i diritti degli armeni e integrare il territorio, ma tutte le persone con cui Repubblica è stata in grado di comunicare dicono di voler essere evacuate. Ogni informazione dal campo conferma che questo desiderio è condiviso dalla stragrande maggioranza, se non dall’intera popolazione del Nagorno Karabakh. “Il processo di disarmo delle forze di autodifesa locali è già iniziato, i civili non sono protetti da nessuno. Questa è una situazione molto pericolosa. Le forze di pace russe sono inesistenti, non hanno fatto nulla durante l'attacco e sappiamo che hanno persino lasciato le loro posizioni durante l’avanzata azera. Non possono essere viste come un fattore di sicurezza”.
Intanto a Erevan, dove la situazione è tesa dall’inizio dell’operazione militare dell’Azerbaijan, e mentre migliaia di persone scendono in strada ogni sera per chiedere le dimissioni del governo, accusato di non aver protetto “i fratelli dell’Artsakh”, il premier Nikol Pashinyan si dice ora pronto ad accogliere tutti coloro che vorranno lasciare la regione. E il centro informazioni del Nagorno Karabakh ha annunciato alle 13:30 ora locale (le 11:30 in Italia) che i primi trasferimenti verso l’Armenia erano in preparazione. Quaranta civili circa hanno già raggiunto Kornidzor, il primo centro armeno non appena fuori dall’Azerbaijan, e da lì Syunik, dove è stato allestito un punto di assistenza. Ancora ieri, Pashinyan sosteneva che era possibile per la popolazione locale vivere in sicurezza nelle loro case. “È convinto che questa tragedia stia venendo utilizzata per ottenere un regime change. E pensa che se migliaia di armeni del Nagorno Karabakh, furibondi con il governo di Erevan, entreranno nel Paese, contribuiranno a destabilizzare la situazione. Ma questa posizione è immorale, a essere in gioco è la vita delle persone”.
Eppure, molto probabilmente è quello che accadrà, nonostante anche Baku voglia evitare a tutti i costi un esodo di massa immediato dalla regione appena riconquistata per non incappare in accuse certe di pulizia etnica. E così i russi, che con la fuga di tutti gli armeni dal Nagorno Karabakh non avrebbero più una ragione per giustificare la loro presenza sul territorio.