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Atterrata negli Stati Uniti la sonda con i frammenti dell'asteroide Bennu: una polvere di stelle che potrebbe svelare il segreto più antico del mondo

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La capsula contiene scorie di un corpo celeste simile a quelli che, precipitando sulla Terra, spiegherebbero l’origine della vita sul nostro pianeta
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Il pacco destinato all’umanità e che forse porta i segreti di come siamo nati, è atterrato nel deserto dello Utah alle 16.52 ora italiana del 24 settembre. Confezionato però da una sonda made in Usa. Osiris-Rex  emissaria della Nasa, l’ha sganciata mentre sorvolava la Terra da una distanza di circa 100 mila chilometri. Osiris-Rex (Origins, spectral interpretation, resource identification, security-regolith explorer) ha fatto visita all’asteroide Bennu, vi ha affondato il suo braccio per raccogliere campioni di un “fossile” del nostro passato cosmico e ha effettuato la consegna come un corriere diligente sul pianerottolo di casa. Ora, senza frenare, proseguirà il suo cammino diretta verso un altro asteroide che, come Bennu, orbita nei paraggi del nostro Pianeta.

I segreti della vita sulla Terra

È una capsula del tempo quella che ha attraversato l’atmosfera, una palla di fuoco catturata dall’occhio all’infrarosso degli strumenti Nasa, e dopo 13 minuti ha toccato la polvere secca de…

Il pacco destinato all’umanità e che forse porta i segreti di come siamo nati, è atterrato nel deserto dello Utah alle 16.52 ora italiana del 24 settembre. Confezionato però da una sonda made in Usa. Osiris-Rex  emissaria della Nasa, l’ha sganciata mentre sorvolava la Terra da una distanza di circa 100 mila chilometri. Osiris-Rex (Origins, spectral interpretation, resource identification, security-regolith explorer) ha fatto visita all’asteroide Bennu, vi ha affondato il suo braccio per raccogliere campioni di un “fossile” del nostro passato cosmico e ha effettuato la consegna come un corriere diligente sul pianerottolo di casa. Ora, senza frenare, proseguirà il suo cammino diretta verso un altro asteroide che, come Bennu, orbita nei paraggi del nostro Pianeta.

I segreti della vita sulla Terra

È una capsula del tempo quella che ha attraversato l’atmosfera, una palla di fuoco catturata dall’occhio all’infrarosso degli strumenti Nasa, e dopo 13 minuti ha toccato la polvere secca del vecchio West, planando con il grande paracadute bianco e rosso nell’area designata, 58 per 14 chilometri. Ha fatto centro, dopo un viaggio di sette miliardi di chilometri a spasso per il Sistema solare. Dentro, ci sono sassolini e granelli, qualche etto, forse, prelevati da quello che resta del caos mentre si stava facendo ordine. Dalla dispersione della materia all’agglomerarsi attorno al Sole, acceso da poco, oltre quattro miliardi di anni fa. E dentro questi, i componenti le molecole che hanno infine dato origine alla vita: “Gli asteroidi sono i mattoni che hanno formato i pianeti - spiega Maurizio Pajola, planetologo dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), Osservatorio di Padova - quelli che sono rimasti là fuori sono come gli avanzi, le briciole di questo banchetto primordiale. Quelli come Bennu, portano composti del carbonio, quindi le molecole che potrebbero aver permesso la nascita della vita. Inoltre è uno di quelli meglio preservati, perché non è stato scaldato troppo dal Sole. Come le comete”.

Non è la prima volta che una sonda raccoglie e porta sulla Terra campioni di asteroidi. I giapponesi lo hanno fatto due volte, con le missioni Hayabusa, mentre la statunitense Stardust lo aveva fatto con la polvere raccolta dalla chioma di una cometa. Ma si trattava di pochi grammi o anche meno. Questa volta parliamo, se le previsioni saranno confermate, di almeno 200 grammi. Lo scrigno rilasciato da Osiris-Rex sarà aperto la prossima settimana al Johnson space center di Pasadena per squadernare un libro la cui lettura richiederà anni. I primi capitoli, come un “riassunto”, saranno letti da un team italiano di cui fa parte Pajola: “Quando verrà aperta, scatteranno delle immagini che noi studieremo come distribuzione, la dimensione dei campioni, dai sassolini di qualche centimetro alla polvere - prosegue Pajola - per capire se la distribuzione è simile a quella sulla superficie o le forti vibrazioni del rientro hanno sminuzzato il materiale”.

Andata e ritorno per Bennu

Di Bennu, si sa già parecchio. È un sassolone alto quanto un grattacielo ma con una forma a “doppio diamante”. È il più piccolo corpo celeste attorno al quale una navicella abbia mai orbitato. E Osiris-Rex ha ronzato da quelle parti per due anni e mezzo, scandagliando la sua superficie con camere e spettrometri. All’arrivo, nel dicembre 2018, ha fotografato quello che i planetologi chiamano “rubble pile”. Non un oggetto compatto ma un cumulo di pietrisco, scuro come la pece. E le prime analisi della strumentazione hanno confermato quello che si sperava: antiche tracce di acqua tra i cristalli, composti del carbonio, materiale organico, secondo uno studio condotto proprio da Pajola, John Robert Brucato ed Elisabetta Dotto.

Potrebbero essere stati asteroidi come Bennu, così come le comete, a portare i mattoni della vita sulla Terra? Pare proprio di sì. Risposte più precise verranno dall’analisi diretta di quel materiale: “Uno spettrometro dall’alto può osservare una superficie grande come una casa e dirci quali molecole ci ha trovato dentro - sottolinea il planetologo - ma le sonde non possono portarsi tutti gli strumenti di laboratorio che possono sviscerare ogni molecola del suolo. Qui abbiamo laboratori che possono studiare ogni singolo granello, spezzettarlo, vaporizzarlo in ogni singola molecola. Ecco il senso di investire per portarli sulla Terra”. Gli studi su questi campioni dureranno anni e qualcosa arriverà in futuro forse anche in Italia, attraverso l’Inaf e i bandi a cui parteciperanno i ricercatori come Pajola, Brucato e Dotto.

Osiris-Rex a difesa del Pianeta

Decollata nel 2016, Osiris-Rex è arrivata in orbita attorno a Bennu nel 2018 ed è scesa sulla superficie a ottobre 2020. Ci si aspettava un terreno molto meno impervio, invece la ricerca di un sito da “timbrare” col braccio di campionamento è stata difficile. E inaspettatamente, al momento del touchdown, la sonda è affondata di ben mezzo metro, sollevando una nuvola di detriti, prima che i razzi la riportassero su, opponendo pochissima resistenza. È apparso chiaro che quel “rubble-pile” era molto meno compatto di quanto si pensasse. E questo ha implicazioni non meno importanti su un altro aspetto della missione: il contributo alla difesa planetaria.

Bennu, infatti, è uno dei "potentially hazardous object” nelle liste di quelli che potrebbero colpire la Terra (si parla di una possibilità su oltre 1.700, tra oltre un secolo, e i calcoli andranno continuamente aggiornati): “C’è un collegamento con la missione Dart della Nasa che ha impattato con l’asteroide Dimorphos - fa presente Pajola - quello era roccia più dura, che si spacca e posso deviare, con oggetti come questo è più difficile perché è più penetrabile. Potrebbe inglobare e proseguire per la sua strada. C’è la possibilità che sistemi di difesa come Dart non siano efficaci. Per questo dobbiamo studiarli”.

Rotta verso Apophis

A maggio 2021, Osiris-Rex ha iniziato il suo ritorno verso la Terra, guidata dal sensore stellare made in Italy, costruito da Leonardo (che ha fornito anche il sensore infrarosso per lo strumento Thermal Emission spectrometer), che mappa il cielo e si orienta grazie alla posizione degli astri. Dopo aver completato la consegna, punterà di nuovo verso lo spazio profondo a caccia di un altro asteroide potenzialmente pericoloso. Quello, a dire la verità, che alcuni anni fa ci ha fatto sudare freddo. Apophis, 300 metri di diametro (non abbastanza per cancellarci dalla faccia della Terra ma sufficienti a fare disastri a livello regionale), schizzò in cima alle classifiche della pericolosità per la possibilità, molto meno che remota, che potesse impattare la Terra nel 2029 o nel 2036. La catastrofe è stata poi scongiurata: resta comunque, assieme allo stesso Bennu, uno degli osservati speciali che incrociano spesso il proprio cammino col nostro.

Ed è proprio nel 2029 che la sonda americana entrerà in orbita attorno ad Apophis, poco dopo che quest’ultimo avrà sfiorato il nostro Pianeta, per studiare come il passaggio ravvicinato abbia modificato la sua traiettoria e così aggiornare i calcoli su futuri, possibili, scenari di emergenza. Osiris-Rex ha cambiato nome: Osiris-Apex (Osiris Apophis explorer).

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