Sfida tra caccia russi e italiani nel Baltico
di Gianluca Di Feo(Reuters)
Nuova sfida tra caccia italiani e russi nei cieli del Baltico. Giovedì scorso, ma la notizia è stata divulgata solo ieri sera, il comando Nato della difesa aerea europea ha fatto scattare l’allarme: due Sukhoi di Mosca si stavano dirigendo a tutta velocità verso i confini di Varsavia. I jet supersonici non avevano comunicato un piano di volo e non avevano contattato il controllo del traffico aereo: due “intrusi” in una zona con un via vai di velivoli civili. Dalla base polacca di Malbork è decollata una coppia di F35 dell’Aeronautica: intercettori che restano in allerta “scramble” pronti a partire in tre minuti.
L’inseguimento
Dopo un inseguimento a mille chilometri orari, gli F35 italiani hanno affiancato e identificato gli aerei russi: due Sukhoi 30 Flanker, considerati tra i migliori in servizio nell’aviazione di Mosca. Con messaggi radio e segnalazioni ottiche, gli hanno comunicato di invertire la rotta. E dopo pochi minuti, i caccia sono rientrati a Kaliningrad, l’enclave rus…
Nuova sfida tra caccia italiani e russi nei cieli del Baltico. Giovedì scorso, ma la notizia è stata divulgata solo ieri sera, il comando Nato della difesa aerea europea ha fatto scattare l’allarme: due Sukhoi di Mosca si stavano dirigendo a tutta velocità verso i confini di Varsavia. I jet supersonici non avevano comunicato un piano di volo e non avevano contattato il controllo del traffico aereo: due “intrusi” in una zona con un via vai di velivoli civili. Dalla base polacca di Malbork è decollata una coppia di F35 dell’Aeronautica: intercettori che restano in allerta “scramble” pronti a partire in tre minuti.
L’inseguimento
Dopo un inseguimento a mille chilometri orari, gli F35 italiani hanno affiancato e identificato gli aerei russi: due Sukhoi 30 Flanker, considerati tra i migliori in servizio nell’aviazione di Mosca. Con messaggi radio e segnalazioni ottiche, gli hanno comunicato di invertire la rotta. E dopo pochi minuti, i caccia sono rientrati a Kaliningrad, l’enclave russa nel Baltico, scortati dalla pattuglia dell’Aeronautica. “L’incontro è avvenuto in maniera professionale – ha sottolineato il comando Nato – e i russi non sono penetrati nello spazio aereo dell’Alleanza”.
L’installazione polacca di Malbork è la più vicina ai confini di Kaliningrad, che distano cinque minuti di volo: da venti mesi questo è il teatro del confronto più serrato tra Russia e Occidente. Spesso gli stormi di Mosca si alzano senza preavviso, creando una minaccia alla circolazione commerciale. E in alcuni casi si avvicinano alla zona di traffico aereo di competenza di Varsavia o addirittura sorvolano le navi della Nato: in un’occasione si è sfiorato l’incidente perché i Sukhoi sono entrati nell’area di un’esercitazione a fuoco della flotta atlantica.
Eccellenza italiana
Per questo motivo a rotazione squadriglie delle aviazioni alleate vengono schierate a Malbork, potenziando la sicurezza dei cieli polacchi. Gli F-35 del 32mo Stormo di Amendola (Foggia) sono diventati operativi soltanto 48 ore prima di questo “scramble”: si tratta di un reparto tenuto in alta considerazione, perché è stato il primo in Europa a ottenere la “piena capacità di combattimento” sul caccia di quinta generazione nel 2016. In pratica, sono i piloti di F35 più esperti nel Continente. Nell’estate 2022 sulla stessa base avevano preso posizione quattro Eurofighter dell’Aeronautica, costretti a un’attività frenetica. In un solo giorno di settembre ci sono stati sei decolli su allarme e complessivamente hanno “identificato” più di venticinque velivoli russi. Conclusa questa missione, altri Eurofighter sono tornati sulla pista romena di Costanza, sul Mar Nero, a pochi minuti dall’Ucraina.
Durante queste spedizioni, vengono sempre garantiti due intercettori pronti alla partenza rapida. Su questi caccia ci sono quattro missili aria-aria, i proiettili per il cannone e il pieno di carburante: piloti e tecnici restano per 24 ore accanto agli aerei, in modo da prendere il volo appena suona la sirena dell’allarme. Quasi sempre le missioni si svolgono senza incidente, ma non sono mancati i momenti di tensione sia nel Baltico che nel Mar Nero, dove i jet russi ad esempio hanno messo in difficoltà un ricognitore della Nato con più passaggi ravvicinati in modo da creare una turbolenza sulle ali.