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Flotta del Mar Nero senza comandante, l’annuncio di Kiev: “Sokolov è morto”

Flotta del Mar Nero senza comandante, l’annuncio di Kiev: “Sokolov è morto”

L’ammiraglio sarebbe il più alto in grado ucciso dagli ucraini Mosca tace. Ma in Crimea è guerra aperta

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ZAPORIZHZHIA - A quanto pare il granchio è finito nella trappola. Ed è un granchio di peso notevole, con tre stelle sulla spallina. Le autorità militari ucraine danno per morto l’ammiraglio russo Viktor Sokolov, comandante supremo della Flotta del Mar Nero. Sostengono che sia rimasto ucciso, insieme ad altri 34 ufficiali, nel clamoroso attacco missilistico di venerdì nel centro di Sebastopoli, organizzato dalle Forze Speciali di Kiev e battezzato, appunto, Operazione Trappola del granchio: dimostrazione plastica che la Crimea è diventata, da un po’, un tratto della linea del fronte di guerra.

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Nella nota ufficiale delle Forze speciali che aggiorna il bilancio delle vittime, il nome di Sokolov non è citato. È indicata soltanto la carica ricoperta. «Comandante della Flotta del Mar Nero». L’innominato, però, non può che essere lui, Sokolov, nato in Moldavia 61 anni fa, già vice capo della Flotta del Nord con la quale partecipò al conflitto in Siria e chiamato dal Cremlino nell’agosto 2022 a prendere il timone di quella del Mar Nero al posto del disastroso Igor Osipov, riuscito nell’impresa di farsi affondare l’incrociatore Moskva, la nave ammiraglia.

Mosca per ora tace, non conferma il decesso. Né proferisce verbo il governatore filorusso della Crimea. La notizia in Ucraina invece è data per certa, pur non essendo possibile verificarla da fonti indipendenti, ed è considerata un successo senza precedenti perché è l’ufficiale russo più alto in grado eliminato dall’inizio dell’invasione: fino a venerdì scorso, e prima che due missili Storm Shadow bucassero il sistema di difesa aerea e si infilassero uno dopo l’altro nel palazzo che ospita il quartier generale della Flotta del Mar Nero, il conteggio si fermava a sette generali, di cui cinque di brigata (una stella), due di divisione (due stelle).

Secondo i servizi segreti ucraini, Sokolov è uno degli esecutori materiali della “campagna del buio” dello scorso inverno, l’uomo che ha ordinato materialmente decine di lanci di missili Caliber da navi e sottomarini contro le infrastrutture energetiche del Paese, provocando black out negli ospedali e nelle istituzioni civili. Accusato per questo di crimini di guerra. È ritenuto il responsabile di ogni operazione marittima nel Mar Nero, comprese quelle recenti tese a bloccare con la forza i cargo civili carichi di grano.

La Trappola del granchio, che gli ucraini hanno portato a termine sfruttando informazioni di intelligence, le immagini in tempo reale dei satelliti Nato e la collaborazione di partigiani sul terreno, è un problema serio per la Russia. La penisola occupata nel 2014 non è più sicura per le imbarcazioni della Flotta né per i comandi, e infatti alcuni vascelli e due sottomarini sono stati spostati altrove. La distruzione negli ultimi mesi di almeno due dei sei sistemi S-400 installati in Crimea ne ha indebolito l’ombrello protettivo, perciò non è stato in grado di intercettare i due Storm Shadow, missili da crociera di fabbricazione anglo-francese che viaggiano a 800 chilometri all’ora. «Al massimo passano 15 minuti tra il lancio e l’arrivo sul bersaglio, le difese russe non hanno il tempo di individuarli», sostiene l’analista militare Oleksiy Hetman.

È evidente ormai che gli alleati consentano agli ucraini di utilizzare armamenti a medio-lungo raggio forniti dall’Occidente (compresi, si immagina, gli Atacms appena promessi da Biden) anche sulla penisola considerata da Putin la linea rossa oltre la quale farà di tutto per non retrocedere. Se si chiede conto alle fonti militari di Kiev, rispondono: «Però non stiamo colpendo la Russia, colpiamo la Crimea, che è Ucraina». La stanno tempestando da settimane, con missili, droni e blitz dei commando coi gommoni. Rendendola, a tutti gli effetti, fronte di battaglia.

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