✕

Spagna, il Parlamento boccia Feijóo: i popolari e l’ultradestra di Vox non hanno i voti per governare

(afp)
Venerdì il secondo voto, ma il leader del partito uscito vittorioso dalle elezioni non riesce a ribaltare gli equilibri in Parlamento. E attacca il socialista Sánchez sulla promessa di amnistia per gli indipendentisti
2 minuti di lettura

Centosettantadue voti, non uno di più. Al momento della verità, quando il Congresso dei deputati spagnolo è stato chiamato a esprimersi sulla candidatura presidenziale di Alberto Núñez Feijóo, il divario di 4 seggi che separava il leader del Partito Popolare dall’ascesa alla Moncloa è rimasto invariato.

Un mese di trattative, seguite all’incarico ricevuto da re Felipe VI per tentare di formare il governo, non ha spostato di un millimetro il serbatoio di voti di cui Feijóo sapeva di poter disporre già all’indomani delle elezioni legislative del 23 luglio scorso, segnate dalla cocente delusione per non essere riuscito a chiudere la partita con una solida maggioranza di destra: oltre ai 137 voti del suo partito, ha avuto il sostegno dei 33 deputati dell’estrema destra di Vox, uno di Upn (Unión del pueblo navarro) e uno di Cc (Coalición Canaria).

È anche per questo – perché il suo destino era già segnato (fra 48 ore ci sarà una seconda e ultima votazione a maggioranza semplice, in cui i…

Centosettantadue voti, non uno di più. Al momento della verità, quando il Congresso dei deputati spagnolo è stato chiamato a esprimersi sulla candidatura presidenziale di Alberto Núñez Feijóo, il divario di 4 seggi che separava il leader del Partito Popolare dall’ascesa alla Moncloa è rimasto invariato.

Un mese di trattative, seguite all’incarico ricevuto da re Felipe VI per tentare di formare il governo, non ha spostato di un millimetro il serbatoio di voti di cui Feijóo sapeva di poter disporre già all’indomani delle elezioni legislative del 23 luglio scorso, segnate dalla cocente delusione per non essere riuscito a chiudere la partita con una solida maggioranza di destra: oltre ai 137 voti del suo partito, ha avuto il sostegno dei 33 deputati dell’estrema destra di Vox, uno di Upn (Unión del pueblo navarro) e uno di Cc (Coalición Canaria).

È anche per questo – perché il suo destino era già segnato (fra 48 ore ci sarà una seconda e ultima votazione a maggioranza semplice, in cui i no saranno comunque superiori ai sì) – che per la prima volta un atto solenne come la sessione d’investitura di un candidato premier nell’emiciclo delle Cortes di Madrid ha avuto uno svolgimento del tutto anomalo. Feijóo, che nel suo discorso di ieri mattina durato 100 minuti avrebbe dovuto sviscerare nei dettagli il suo programma di governo (è il compito dell’aspirante alla presidenza), ha dedicato quasi tre quarti d’ora a svolgere un ruolo che già prevede imminente: quello di leader dell’opposizione.

Un attacco diretto al governo, attualmente ad interim, di Pedro Sánchez (come se si trattasse di una mozione di censura) unito a un attacco preventivo al prossimo, per ora ipotetico, candidato premier (lo stesso Sánchez) con una durissima critica all’eventualità di una amnistia – di cui ancora non si conoscono i dettagli, né la formulazione giuridica con cui verrà proposta – per le migliaia di indipendentisti catalani indagati per l’organizzazione del referendum illegale del 1° ottobre 2017.

Per Feijóo l’amnistia (la condizione posta dalle formazioni separatiste catalane, tanto Junts, guidata dall’ex presidente Carles Puigdemont, come Esquerra Republicana, che governa la regione con Pere Aragonès, per garantire l’appoggio a un governo progressista) “non è accettabile, né giuridicamente, né eticamente. Fuori dalla Costituzione, non c’è democrazia”, ha detto il leader del Pp, riprendendo il filo di un discorso già avviato due giorni prima dai Popolari in una piazza di Madrid durante una manifestazione in cui, proprio alla vigilia della sessione parlamentare d’investitura del loro leader, si sono curiosamente scagliati contro l’ipotesi di un nuovo governo Sánchez.
 

Feijóo ha poi comunque abbozzato le linee di un programma, riproponendo l’idea di sei grandi “patti di Stato” su varie questioni, dall’educazione alla sanità alla famiglia, a cui i socialisti avevano già detto “no” quando il leader del Pp gli chiese il sostegno per varare un governo “della durata di due anni”. E poi ha sfoderato l’idea dell’introduzione nel codice penale di un nuovo reato, la non meglio precisata “slealtà alla Costituzione”, che dovrebbe sostituire la sedizione, abolita dal governo Sánchez dopo che era stata utilizzata per condannare a pesanti pene di reclusione i leader indipendentisti catalani (poi indultati dall’esecutivo).

Con una decisione a sorpresa, anche questa una primizia in un dibattito d’investitura, non è stato il capo del governo a replicare al candidato popolare a nome dei socialisti: Sánchez ha designato un combattivo deputato, Óscar Puente, che dalla tribuna è stato protagonista di una pesante offensiva contro Feijóo e la sua alleanza con l’ultradestra di Vox. Una scelta, quella del premier, determinata non solo dalla volontà di sottolineare come il leader del Pp fosse un candidato senza possibilità di successo, ma anche per metterlo di fronte a una contraddizione. Feijóo, che ha sempre rivendicato il diritto a essere eletto presidente in quanto “leader della lista più votata”, è stato affrontato dall’ex sindaco di Valladolid che, alle ultime elezioni, è stato anche lui il candidato più votato. Ma i popolari sono riusciti a sottrargli la poltrona di sindaco siglando un’alleanza con Vox.
 

Leggi i commenti